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Accredia: Più risultati grazie ai certificati

Fatturati in crescita per le aziende certificate, ecco cosa emerge dall'indagine Accredia

Certificazioni ed attestati migliorano le prestazioni!

La certificazione volontaria è uno strumento fondamentale per la crescita in termini di fatturato relativo ad esportazione e reputazione, è questo ciò che emerge da uno studio Accredia Censis sulla filiera Agroalimentare. Nell’ultimo decennio, l’export dei prodotti alimentari trasformati è aumentato dell’83% e il fatturato imputabile all’export delle imprese certificate è salito al 36%, di cui il 70% imputabile ai prodotti certificati quali ad esempio DOP, IGP, STG ma non solo.

Delle aziende certificate che hanno risposto all’indagine promossa da Accredia, il 41.6% prevede un fatturato in crescita. L’84% pensa che le certificazioni hanno aumentato la loro reputazione in termini di valorizzazione dei prodotti (84% ), miglior controllo sulla sicurezza dei prodotti (80%), miglioramento del rapporto con i clienti (62.8%), dell’organizzazione (52,4%) e dei rapporti coni fornitori (46.2%).

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Le certificazioni:

Se escludiamo dall’indagine Accredia le certificazioni DOP e IGP, soprattutto quelle legate al vino che dominano il settore agroalimentare italiano (273 prodotti alimentari, 603 vini), le certificazioni più diffuse sono: l’agricoltura biologica, la ISO 9001; IFS (International Food Standard), BRC (Global standard  for Food Safety). Queste ultime due, IFS e BRC, sono le certificazioni di interesse per la GDO europea per la sicurezza alimentare e del prodotto:

L’IFS (International Food Standard), è lo standard di riferimento della GDO tedesca, francese e italiana. L’IFS, il cui ultimo aggiornamento risale ad aprile 2014.  è un sistema basato su 6 capitoli che implicano sia aspetti documentali e gestionali (HACCP, qualità in  generale) sia aspetti legati alla struttura (locali, attrezzature aree esterne), come anche aspetti di impatto sulle persone (ruolo della direzione e risorse umane). Ogni argomento ruota comunque intorno alla garanzia della sicurezza alimentare, di seguito i 6 capitoli dello standard IFS:

  1. Responsabilità della direzione
  2. Sistema di gestione per la qualità e la sicurezza alimentare
  3. Gestione delle risorse
  4. Pianificazione e processi di produzione
  5. Misurazioni, analisi, miglioramento
  6. Food defence e ispezioni esterne

Il BRC (Global standard  for Food Safety) è lo standard volontario derivante dalla GDO del Regno Unito, la cui ultima versione risale a gennaio 2015. BRC è suddiviso in 7 capitoli con implicazioni analoghe a quelle viste per IFS ovvero: HACCP, qualità, struttura, persone, e direzione

  1. Impegno della direzione
  2. HACCP
  3. Sicurezza Alimentare e Sistema di gestione della qualità
  4. Standard dello stabilimento
  5. Controllo del prodotto
  6. Controllo dei processi
  7. Personale

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La certificazione ISO 9001, ovvero di sistemi di gestione per la qualità, sebbene abbia visto una forte inflessione negli ultimi anni a fronte di certificazioni più complesse come IFS e BRC, risulta ancora essere uno degli standard pìù diffusi. Essendo la ISO 9001 uno standard  generico applicabile ad ogni contesto infatti, nel settore agroalimentare si presta per essere un’ottima base per le certificazioni più complesse di cui sopra, così come per la ISO 22000 (Sistema di gestione per la sicurezza alimentare).

La nuova versione della norma ISO 9001 pubblicata nel 2015 rafforza questo ruolo e si avvicina, come approccio, a quello degli standard maggiori.

È importante sottolineare e ricordare che la GDO domina il mercato dei prodotti alimentari (il 94% delle famiglie intervistate ha dichiarato di fare la spesa nei supermercati o ipermercati) ed è riuscita ad imporsi con due strategie che mirano a legare il consumatore in termini di affidabilità e sicurezza alimentare oltre che con il costo. La GDO ha infatti imposto una politica  di certificazione di filiera ed ha invaso il mercato con i propri prodotti a marchio privato rafforzando la fiducia del consumatore.  Al sistema dei prodotti a marchio privato è infatti applicata da tutta la GDO che impone ai suoi fornitori le certificazioni volontarie (IFS, BRC, ISO 22000 FSSC, Global G.A.P.) e controlli periodici anche a sorpresa (Audit di 2 parte).

Il primato italiano:

Dall’indagine Accredia deriva che non è solo il made in italy ad avere un forte ascendente sui mercati internazionali, è anche la nostra reputazione in termini di sicurezza alimentare a sostenere i nostri prodotti. Il sistema italiano di controlli sugli alimenti e sulla prevenzione da frodi è uno dei più efficaci in Europa. I dati ufficiali dimostrano ad esempio  che solo lo 0,4% dei prodotti controllati (dati del Ministero della Salute) presentano residui chimici oltre i limiti, contro il 5,1% della media europea e il 7,9% di quella mondiale. Questi dati sono anche supportati dalle dimissioni ospedaliere per  malattie infettive intestinali di alcuni Paesi Europei dove il dato italiano è chiaramente il migliore sia in un arco di tempo temporale lungo (200-2013) sia valutando un più recente e breve periodo 2012-2013

Questo primato italiano di prodotti di elevata qualità e apprezzati in tutto il mondo si è costruito nel tempo grazie anche ad “incidenti di percorso” importanti, i quali hanno caratterizzato il cammino dell’agroalimentare europeo verso la qualità e la sicurezza alimentare.

Era il 1986 quando scoppiò il caso del vino al metanolo (che fece 19 vittime) e portò al sequestro di molti ettolitri di vino  sia in Francia che in Germania; o il caso della BSdati-censis-dimissioni-ospedaliereE che negli anni ’90 sconvolse tutta l’Europa (10 vittime nel Regno Unito) e fu chiaro per tutte le parti in causa che la normativa europea non era sufficiente a garantire la sicurezza alimentare ai propri cittadini e il giusto sostegno alle aziende serie.

La complessa macchina a sostegno della sicurezza alimentare è partita quindi dal vino italiano che ha dato un contributo importante alla storia della qualità e sicurezza dei prodott
i agroalimentari made in Italy. Lo studio Accredia è la prova che la nostra cultura, la ricerca di fiducia verso i consumatori, la nuove normative europee e le certificazioni volontarie hanno contribuito a consolidare un primato italiano che ci invidia tutto il mondo.

 

By | 2018-03-19T14:57:08+00:00 12 gennaio 2016|

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