Ancora troppi gli edifici da bonificare dall’amianto

A lanciare l’allarme sul problema amianto è Legambiente.

Nonostante 20 anni fa la legge 257/92 metteva al bando l’uso dell’amianto oggi esso è ancora molto presente, e soprattutto non si conosce esattamente dove ancora si trovi.

Secondo il CNR ci sono oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sul territorio nazionale (prendendo in considerazione però solo le onduline di cemento amianto) e secondo un dossier di Legambiente ci sono 50 mila edifici da bonificare, ovvero edifici pubblici e privati in attesa di bonifica, 100 milioni di metri quadrati di strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600mila metri cubi di amianto friabile.

Le Regioni avrebbero dovuto predisporre un Piano di censimento, bonifica e smaltimento dopo 180 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, ma nonostante l’urgenza del problema ancora in 4 regioni tale piano è in corso di approvazione (Puglia, Abruzzo, Molise e Calabria).

E anche laddove il piano esiste, le azioni che lo dovrebbero seguire, come la mappatura dei manufatti contaminati, difficilmente arrivano. Legambiente denuncia questo gravo ritardo che nuoce all’ambiente e alla salute dei cittadini.

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“Sulla questione amianto da parte dello Stato come delle Regioni – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente – permane un preoccupante immobilismo e anche laddove qualcosa si muove le risorse e le forze investite per risolvere il problema sono sempre troppo poche.

E addirittura rischiano di essere cancellati anche provvedimenti positivi nella lotta all’amianto come l’extra-incentivo di 5 centesimi a kwh, previsto dal quarto conto energia, per chi sostituisce le coperture in eternit con pannelli fotovoltaici. Un provvedimento che ha permesso di realizzare ottimi risultati, come dimostra la campagna di Legambiente e AzzeroCO2 Eternit Free”.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Registro Nazionale Mesoteliomi istituito presso l’Inail (ex Ispesl) (che dal 1993 censisce il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione di fibre di amianto) sono oltre 9mila i casi riscontrati fino al 2004, con un esposizione che circa il 70% delle volte è stata professionale.

Nessuna regione è esclusa e tra le regioni più colpite ci sono il Piemonte (1.963 casi di mesotelioma maligno), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l’Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856). E si prevede che i casi tenderanno ad aumentare nei prossimi anni. “Ecco perché – ha aggiunto il vicepresidente di Legambiente – è necessario non perdere altro tempo e intervenire con decisione su tutto il territorio nazionale anziché procedere con azioni a macchia di leopardo, per arrivare presto a concludere il censimento e poi passare alle operazioni di bonifica.

E’ inutile dire – conclude Ciafani – che devono essere investite risorse pubbliche che permettano di avviare gli interventi di risanamento insieme alla pianificazione e alla realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei materiali”.