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Amianto: l’assassino silenzioso con cui convivi

Fino all’inizio degli anni ottanta, l’amianto era praticamente ovunque, nelle strade veniva utilizzato come copertura e coibentazione per case e palazzi.

Poi l’accertamento della sua nocività per la salute umana ne ha imposto il divieto in moltissimi paesi, tra i quali l’Italia.

Nello specifico, tale minerale è bandito in Italia dal 1992.

 

Quali sono i principali danni causati alla salute umana?

L’asbesto (o amianto) è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

La composizione chimica è variabile ed il minerale è costituito da fasci di fibre molto fini, basti pensare che in un centimetro lineare si possono allineare fino a 335.000 fibre di amianto.

Per la normativa italiana sotto il nome di amianto sono compresi un totale di 6 composti distinti in due grandi gruppi:

  • ANFIBOLI
  • SERPENTINO

L’amianto serpentino è composto principalmente da amianto cosiddetto bianco chiamato anche crisotilo, dall’aspetto sfrangiato.

L’altro, chiamato anfibolo, è composto da crocidolite (amianto blu), amosite, e tremolite e pochi altri.

 

La pericolosità dell’amianto consiste soprattutto nel fatto che le sue fibre si liberano molto facilmente nell’aria e diventano quindi potenzialmente inalabili.

 

Specialmente le particelle sprigionate durante la lavorazione o per qualsiasi sollecitazione esterna (manipolazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.).

Il pericolo quindi risulta altissimo, visto che l’amianto, come tutti i materiali costituiti da fibre, risulta molto friabile.

Una volta respirato, si accumula principalmente nei bronchi e negli alveoli polmonari provocando danni irreversibili ai tessuti, spesso di natura cancerogena.

Tra le patologie e le forme tumorali accertate derivanti dall’inalazione di particelle di amianto, quelle più pericolose e diffuse sono l’asbestosi, il mesotelioma pleurico-peritoneale ed il cancro ai polmoni, oltre a varie forme di cancro del tratto gastro-intestinale e della laringe.

Ovviamente, più sale l’esposizione alle polveri di amianto, più alta è la mortalità indotta dall’insorgenza di queste patologie.

I periodi di incubazione possono arrivare anche oltre i 40 anni!

In Italia, le morti accertate dal Ministero della Salute per esposizione all’amianto sono circa 1.000 all’anno.

In particolare, tra il 1988 e il 1997 si sono registrati 9.094 decessi (5.942 uomini e 3.152 donne) per tumore maligno della pleura.

Secondo un recente rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, la mortalità per tumore maligno della pleura nei comuni italiani nel corso degli anni Novanta ha registrato un sensibile aumento.

Questo fenomeno è messo in relazione soprattutto alla diffusione dell’amianto avvenuta negli anni Cinquanta e Sessanta.

 

pericolo amianto

 

Come rilevare la presenza di amianto? Tipologie di campionamenti

I campionamenti per rilevare la presenza di amianto sono di diverso tipo:

  • Materiali in massa (ricerca presenza e/o concentrazione di amianto)
  • Ambientali indoor/outdoor (ricerca di fibre aerodisperse)
  • Personali (ricerca delle fibre aerodisperse)

 

CAMPIONAMENTO DI MATERIALI IN MASSA

Qualora all´interno dell´edificio siano presenti materiali nei quali si sospetta la presenza di amianto, occorre procedere alla raccolta di un campione (porzione) del materiale e alla sua analisi da parte di un laboratorio abilitato, evitando interventi distruttivi che possono determinare una contaminazione degli ambienti circostanti.

Le modalità operative per effettuare il campionamento sono indicate nel DM 06/09/1994 “Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.

L’attività deve essere svolta secondo lo schema seguente:

  • Acquisizione della documentazione fotografica a colori del materiale da campionare e dell´ubicazione dello stesso,
  • Impiego di idonei mezzi di protezione: maschere contro polveri (FFP3) e guanti usa e getta,
  • Prelievo di una piccola aliquota del materiale, che sia sufficientemente rappresentativo,
  • Inserimento immediato del campione in una busta di plastica ermeticamente sigillabile,
  • Compilazione di una scheda di prelievo, con tutte le informazioni necessarie, da allegare al campione.

 

CAMPIONAMENTI AMBIENTALI

Viene effettuato attraverso una pompa statica necessaria per il campionamento ambientale delle fibre aerodisperse.  campionamenti ambientali amianto

L’attività di monitoraggio si effettua prelevando l´aria nei luoghi oggetto di analisi.

E’ una tecnica molto utile per identificare le scelte di bonifica e per testarne l´efficacia.

Le modalità operative per effettuare il campionamento prevedono:

  • Campionamenti ambientali a circa 1.6 metri dal suolo
  • Aspirazione dei volumi d’aria attraverso campionatori a flusso costante
  • Utilizzo di filtri di esteri di cellulosa e policarbonato con porosità di 0.8 µm
  • Durata dei prelievi compresa tra 4 – 8 ore

 

 

CAMPIONAMENTI PERSONALI

Il monitoraggio personale si effettua prelevando l´aria attraverso un campionatore personale, indossato da un soggetto mentre svolge le attività abitudinarie.

Il campionatore è costituito da una pompetta che preleva quantità note di aria nel tempo e assorbe gli inquinanti aereodispersi in idone sistemi di fissaggio.

Tale modalità è utilizzata per misurare l´esposizione media dell´individuo alle diverse sostanze.

Le modalità operative per effettuare il campionamento prevedono:

  • Il campionamento personale con sistemi di prelievo a flusso costante su filtri di esteri di cellulosa con porosità 0.8 µm
  • Durata dei prelievi subordinata alla polverosità presente nell´ambiente

 

Dagli anni trenta dello scorso secolo, il fibrocemento era considerato dannoso per l’uomo e numerose ricerche degli anni ’50 lo indicavano come cancerogeno.

Come sempre, però, la normativa giunse con parecchio ritardo e solo la legge n. 257 del ’92 ha regolamentato per la prima volta qualsiasi attività di commercializzazione, utilizzo e smaltimento del minerale sul territorio nazionale.

Obiettivo principale della legge è la limitazione dell’uso dell’amianto in qualsiasi settore produttivo, il divieto di introdurlo in svariate categorie merceologiche e la messa a punto di una normativa di sicurezza adeguata per la bonifica delle aree contaminate.

Il provvedimento, inoltre, vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione e la produzione di manufatti contenti asbesto, fissando un tetto di 800 kg laddove l’amianto non sia sostituibile con materie prime affini.

Oltre alla legge 257 sono stati emanati alcuni decreti e circolari applicative, elencati di seguito, che mirano a gestire e prevenire in maniera più rigorosa il pericolo connesso alla presenza di amianto:

  • Legge 271/1993 che emana disposizioni urgenti per tutti quei lavoratori che lavorano (o hanno lavorato) in industrie ed aziende dedite alla lavorazione dell’amianto;
  • Decreto 20/1999 contenente normative e metodiche per la bonifica e lo smaltimento.

 

Sempre a partire dal 1992, è stata istituita la Commissione nazionale amianto (prevista dall’articolo 4 della legge 257), insediata presso il Ministero della Salute e incaricata di svolgere attività di ricerca sul trattamento dell’amianto in fase di bonifica e di redigere documenti-guida sulla valutazione, il contenimento e l’eliminazione di materiali contenenti asbesto.

 

Come possiamo difenderci dall’amianto?

Quali sono le principali tecniche di smaltimento?

E’essenziale sapere che lo smaltimento dell’amianto, quando presente sotto forma di materiale friabile, deve essere affidato a ditte specializzate il cui elenco è depositato presso le Camere di Commercio.

In generale, le bonifiche possono essere effettuate secondo tre metodiche:

  • INCAPSULAMENTO
  • CONFINAMENTO
  • RIMOZIONE

 

INCAPSULAMENTO

Consiste nel trattamento delle lastre esposte con sostanze e vernici sintetiche speciali.

Queste sono in grado di inglobare e rinsaldare le fibre di amianto presenti nella matrice cementizia ed impedirne la dispersione nell’ambiente.

Tali sostanze creano una sorta di film uniforme e ben distribuito che funge da membrana e preserva la copertura dall’azione logorante degli agenti atmosferici.

 

CONFINAMENTO

Il confinamento, detto anche sovracopertura, consiste nell’installazione di una barriera a tenuta per isolare le aree dell’edificio contaminate da quelle salubri.

Adottata soprattutto nel caso di superfici particolarmente ampie, la tecnica del confinamento è la soluzione più pratica ed economica.

Precondizione è che l’area da bonificare sia facilmente circoscrivibile e che la struttura dell’edificio permetta l’installazione della sovracopertura, che il più delle volte, comporta l’abbassamento dei soffitti. Tale bonifica può essere associata all’incapsulamento per evitare che le particelle continuino a disperdersi nelle intercapedini isolate.

E’ comunque bene ricordare che entrambe le tecniche non possono considerarsi definitive, pur presentando il vantaggio di non produrre, almeno nell’immediato, materiale di difficile smaltimento.

 

RIMOZIONE

Se l’incapsulamento o il confinamento non sono praticabili, la rimozione definitiva è l’unica alternativa possibile.

Se la stima delle particelle disperse e disperdibili nell’ambiente è troppo alta, infatti, è necessario procedere con la sostituzione delle parti da smaltire con materiali di nuova concezione.

In questo caso è essenziale che venga posta la massima attenzione alle procedure di sicurezza in tutte le fasi dell’operazione, soprattutto per non mettere a rischio la salute dei lavoratori.

In tal senso, le disposizioni legislative che regolano la rimozione dell’amianto sono stringenti, sia per il produttore che per il trasportatore e lo smaltitore coinvolti nell’operazione (articolo 34 del decreto legislativo 277/1991).

La rimozione dell’amianto deve avvenire in condizioni di umidità elevata.

Occorre, dunque, bagnare la superficie e procedere alla rimozione partendo dal punto più lontano dagli estrattori e seguendo la direzione del flusso dell’aria, in modo che le fibre liberate non vadano a depositarsi sulle aree già isolate.

Una volta rimosso, l’amianto deve essere immediatamente insaccato e sigillato, prima che abbia il tempo di asciugare.

Terminata la rimozione, l’area bonificata deve essere trattata con prodotti sigillanti per fissare le fibre liberate, mentre l’imballaggio e l’allontanamento del materiale dovrà essere effettuato secondo rigidi standard di sicurezza volti a impedire la contaminazione dell’ambiente esterno.

Non meno complesso è il problema relativo allo stoccaggio e allo smaltimento dell’amianto.

Il nodo centrale è dove depositare il materiale pericoloso.

Le discariche per rifiuti pericolosi rappresentano una soluzione temporanea, di difficile gestione e molto onerosa.

Ecco perché negli ultimi anni si stanno sperimentando studi e prove di laboratorio basati sulla distruzione termica, chimica o meccanica dei rifiuti contenenti amianto e la loro trasformazione in prodotti inorganici riciclabili come materie prime seconde, in conformità con quanto stabilito dalla normativa europea e dal decreto legislativo 152/06.

 

Come possiamo aiutarti noi

Innanzitutto ricordandoti l’importanza di tenere sotto controllo lo stato di conservazione dei manufatti contenenti amianto,

in secondo luogo, puoi richiederci valutazioni di rischio relativo all’esposizione a manufatti contenenti amianto attraverso monitoraggi, sia ambientali che personali, finalizzati al campionamento delle fibre aerodisperse, campionamento di materiali in massa e valutazione dello stato dei materiali e del rischio amianto attraverso l’applicazione dell’Indice di degrado (I.D.) e dell’indice di Versar.

 

By | 2018-03-19T14:56:39+00:00 26 aprile 2017|

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