Perché devo fare le analisi su un rifiuto? Per conoscere quello che ancora non so con certezza, relativamente al rifiuto da me prodotto.

Ogni produttore è responsabile dei rifiuti che produce e deve farsi carico del loro corretto smaltimento. Una corretta gestione presuppone una corretta classificazione del rifiuto e questa è possibile ottenerla adottando una specifica metodologia che passa molto spesso per una caratterizzazione analitica.

Analisi del rifiuto, quale approccio seguire nel rispetto dell’ambiente e delle norme

Ma qual è il giusto approccio da seguire per gestire correttamente i propri rifiuti, in modo da rispettare l’ambiente ed evitare di incorrere in gravissime sanzioni?

La prima cosa da fare è considerare l’origine del rifiuto e delle eventuali materie prime che danno origine allo stesso e provvedere a delle analisi rifiuto: questo ci aiuterà a definire almeno le prime due coppie di numeri che costituiscono il codice EER del rifiuto. Ad esempio, il materiale di cui intendo disfarmi e da me prodotto, potrebbe derivare da un’operazione di demolizione e, conoscendo soltanto questo, posso ragionevolmente assumere che il rifiuto potrebbe essere classificato come 17.xx.xx, rientrando quindi nella categoria 170000 “rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)”.

Inoltre, rimanendo sempre all’interno dello stesso esempio, presumibilmente dovrei poter conoscere qualche altro dettaglio, senza ancora ricorrere all’ausilio del Laboratorio: magari il suddetto materiale che deriva da operazioni di demolizione è un materiale isolante e questo mi permette di associare la seconda coppia di numeri e di classificare il rifiuto come 17.06.xx, rientrando quindi nella sotto categoria 170600 “materiali isolanti e materiali da costruzione”. Arrivato a questo punto, rimane il dubbio se si tratta di un 170601* (materiale isolante contenente amianto), 170603* (materiale isolante contenente o costituito da sostanze pericolose) o 170604 (materiale isolante diverso dagli altri due, quindi non pericoloso).

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Per escludere o confermare il primo codice, avrò bisogno dei servizi di un Laboratorio, che eseguirà la determinazione del parametro “Amianto”: se i risultati analitici dimostreranno che il materiale isolante in questione non contiene amianto, rimarrà soltanto il dubbio se si tratta di un rifiuto contenente altre sostanze pericolose, oppure no.

A questo punto il Laboratorio dovrà confermare od escludere la presenza di “sostanze pericolose” che vengono definite in modo assolutamente generico e questo farebbe pensare che occorre gettarsi a capofitto nell’esecuzione di centinaia di parametri analitici. Anche in questo caso, però, la ragionevolezza e la conoscenza preliminare del rifiuto possono venirci incontro: se il materiale è costituito da una qualche sostanza catramosa oppure si riconoscono componenti simili alla colla o la presenza di vernici, si possono fare le opportune considerazioni e scegliere un set analitico mirato per individuare od escludere la presenza di sostanze pericolose, tra quelle che ragionevolmente possono essere presenti. In buona sostanza, sarà sempre la conoscenza del rifiuto e del processo che lo ha generato a farci sorgere dubbi sulla possibile presenza di determinati inquinanti e, in questo caso, la casistica è così vasta che qualsiasi ulteriore esempio possa fare, sarebbe sicuramente non esaustivo.

Ipotizzando ora di aver escluso tutte le possibili sostanze pericolose e di essere arrivato a classificare il rifiuto con il codice 17.06.04, occorrerà eseguire ulteriori analisi sul test di cessione, in funzione della tipologia del sito di destino nel quale si vuole conferire il rifiuto.

Infine, una volta individuato lo specifico impianto, occorrerà conoscere eventuali disposizioni che l’impianto stesso ha stabilito per i rifiuti in ingresso. Alcuni impianti, infatti, prevedono che per certe tipologie di rifiuto vengano escluse espressamente determinate sostanze pericolose oppure che si rientri in determinati paletti per specifiche caratteristiche chimico fisiche del rifiuto. Il produttore dovrà fornire tali informazioni all’impianto e dovrà sostenerle allegando ogni prova che dia conferma di quanto dichiarato. In alcuni casi, è sufficiente materiale come report fotografici, schede tecniche e relazioni, in altri casi è necessario (o comunque è necessario per l’impianto) fornire evidenza analitica del rispetto dei suddetti requisiti.

In sostanza, l’analisi di Laboratorio è una parte fondamentale del processo di classificazione e smaltimento del rifiuto, ma deve essere condotta utilizzando un’adeguata metodologia che parta dalla conoscenza del rifiuto e di quello che sarà la sua gestione, altrimenti si rischia di impiegare tempo e denaro nella ricerca di parametri che non servono, trascurando magari la ricerca di altre sostanze di cui è fondamentale confermare o escludere la presenza.