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Formazione Finanziata: un’opportunità per le Aziende

By Sicurezza sul LavoroNo Comments

La formazione finanziata è la possibilità, per le aziende, di organizzare e di beneficiarie di corsi di formazione per il proprio personale, i cui costi sono in parte o totalmente coperti da contributi pubblici. Le fonti di finanziamenti sono le più disparate, dai fondi Europei, passando per le regioni, le camere di commercio e ovviamente i fondi interprofessionali.

Nel nostro caso ci vogliamo soffermare sugli ultimi sopra citati.

I fondi interprofessionali

I fondi interprofessionali sono organismi di natura associativa promossi e costituiti congiuntamente dalle Organizzazioni Datoriali e Sindacali su base settoriale, istituiti dalla Legge 388/2000, art. 118. La legge li autorizza a raccogliere lo 0,30% del contributo obbligatorio di Indennità di Disoccupazione Involontaria che ogni Azienda versa mensilmente all’INPS e a ridistribuirlo ai propri iscritti per finanziare attività di formazione rivolte ai lavoratori.

Per aderire ad un fondo si attua una procedura standard in cui l’azienda ne richiede l’iscrizione tramite l’accesso all’UNIEMENS, indicando la data di iscrizione e il numero di lavoratori presenti. L’effetto dell’adesione decorre dal mese di competenza della denuncia UNIEMENS, nel quale è stato inserito il codice di iscrizione.

Se un’impresa possiede più matricole Inps l’adesione va effettuata per ogni diversa ragione sociale e non si può essere iscritti a più fondi con la stessa azienda. Inoltre, va specificato che si può cambiare il fondo in qualsiasi momento lo si voglia. È possibile richiedere il trasferimento al nuovo Fondo del 70% di quanto già versato al precedente Fondo, e l’importo non deve essere inferiore ai tremila euro.

Sistema di Imprese

Il Gruppo Maurizi ha deciso di collaborare con un fondo di nome FonArCom, creando un raggruppamento di aziende, detto SDI (Sistema di Imprese), che tramite il nostro supporto ha l’opportunità di intraprendere percorsi formativi gratuiti.

Possono entrare nel SDI tutte le aziende in regola con il versamento dei contributi obbligatori, indipendentemente da dimensione, settore di appartenenza e necessità formative. Dal 2019 ad oggi questa partnership di successo ha già 190 aziende aderenti, 18 piani finanziati e 2163 dipendenti formati.

Sfruttando questa normativa si possono formare lavoratori e lavoratrici dipendenti per i quali sussiste l’obbligo di contribuzione (PT/FT), lavoratori a tempo determinato con ricorrenza stagionale, disoccupati, apprendisti e lavoratori in CIG. Non si possono invece formare Co.co.co, dirigenti, amministratori, titolari di aziende, collaboratori a P.IVA, stagisti, tirocinanti e collaboratori occasionali.

Quali sono i vantaggi della formazione finanziata

Entrare a far parte di un sistema mutualistico permette alle aziende di formare i dipendenti gratuitamente, scegliere le date dei corsi e le modalità (in aula o da remoto), non avere oneri amministrativi o di organizzazione, e avere un partner che ricorda al datore di lavoro le scadenze relative alla formazione obbligatoria.

In conclusione, possiamo affermare che la formazione finanziata è un’opportunità che andrebbe sfruttata maggiormente dalle aziende con lavoratori, risparmiando tempo e abbassando notevolmente i costi dei corsi di formazione utili alla crescita dei dipendenti.

Gruppo Maurizi è a disposizione e può supportarvi per attivare questo meccanismo virtuoso.

Analisi e shelf life sui prodotti da forno

By Sicurezza AlimentareNo Comments

I prodotti da forno sono ottenuti dalla cottura di impasti fermentati, nei quali gli ingredienti base sono: farina, acqua, lievito e sale. Rientrano tra i prodotti da forno quelli di tipo dolciario, sia di largo consumo, come ad esempio i prodotti di pasticceria fresca, che tradizionali, come il panettone ed il pandoro.

 

Classificazione dei prodotti da forno

Il processo produttivo è caratterizzato da un’unica o più fasi di lievitazione, in cui l’impasto di farina aumenta di volume per effetto di un gas prodotto al suo interno da organismi viventi o come risultato di una reazione chimica da parte di alcune sostanze.

I prodotti da forno possono essere classificati secondo il loro pH in tre gruppi:

  • prodotti da forno ad alta acidità, con pH <4,6 (Pane a lievitazione naturale, torta di mele)
  • prodotti da forno a bassa acidità, con pH> 4.6 ma <7 (pane bianco, pane di farina integrale, pane alle noci)
  • prodotti da forno non acidi, con pH> 7 (plumcake, muffin )

Possono essere classificati anche in base alla loro Aw come:

prodotti da forno a bassa umidità, con Aw <0,6 (biscotti, cracker)

prodotti da forno ad umidità intermedia, tra 0,6 e 0,85 di Aw (pasticcini con crema, biscotti morbidi)

prodotti da forno ad alta umidità, con Aw> 0,85 e generalmente compresa tra 0,95 e 0,99 (pane, torta di frutta, cheese cake)

 

Le analisi

I prodotti da forno, come tutti gli alimenti trasformati, sono soggetti ad alterazioni fisico-chimiche e al deterioramento microbiologico. La loro classificazione in base a pH e Aw è quindi utile per riconoscerne il deterioramento ed i relativi problemi di sicurezza.

Mentre sono le alterazioni di origine fisico-chimica a limitare la shelf-life dei prodotti a bassa e media umidità, è il deterioramento microbiologico il più importante per i prodotti a media e alta umidità. Questi ultimi, specie se farciti con creme, sono stati spesso coinvolti in focolai di tossinfezione alimentare e, di conseguenza, pongono anche importanti problemi di sicurezza.

Il deterioramento dei prodotti da forno può essere suddiviso in:

  • deterioramento di tipo fisico (perdita di umidità)
  • deterioramento di tipo chimico (irrancidimento)
  • deterioramento di origine microbica (crescita di lieviti, muffe, batteri)

Il pane commerciale lavorato correttamente presenta, di norma, un contenuto di umidità insufficiente a consentire lo sviluppo di qualsiasi microrganismo, ad eccezione delle muffe. Poiché la conservazione del pane in condizioni di bassa umidità ritarda lo sviluppo delle muffe, questo tipo di alterazione si osserva in genere quando il prodotto viene mantenuto in ambienti ad alte percentuali di umidità o quando viene confezionato ancora caldo.

Nei prodotti dolciari da forno farciti con crema, invece, per via dell’ elevato valore di Aw, possono svilupparsi microrganismi patogeni quali Staphylococcus aureus e Bacilus cereus.

La contaminazione dei prodotti da forno da parte dei lieviti normalmente deriva da utensili e attrezzature sporche. Pertanto, il rispetto delle buone pratiche di lavorazione porta a minimizzare questo tipo di contaminazione.

I prodotti da forno appena sfornati possono essere considerati “sterili” in seguito alle alte temperature di cottura alle quali sono stati sottoposti, ma, immediatamente dopo il trattamento termico, se non condizionati e conservati adeguatamente, possono diventare un substrato ottimale per alcuni funghi. I fattori determinanti per lo sviluppo fungino sono la temperatura, l’umidità ed il grado di contaminazione delle materie prime e dell’ambiente di lavorazione. Lo sviluppo di muffe è infatti più frequente durante i mesi estivi, a causa delle alte temperature e dalla maggiore umidità durante lo stoccaggio. Un’appropriata cottura e un corretto condizionamento del prodotto sono quindi di fondamentale importanza per garantirne una maggiore shelf-life, in quanto consentono di ridurre il livello di umidità del prodotto stesso.

 

La shelf life

Per quanto riguarda la shelf-life dei prodotti dolciari da forno, non si registrano molti contributi in letteratura. Spesso si tratta di sperimentazioni effettuate per testare l’aggiunta di ingredienti diversi, additivi o packaging particolari.

Il produttore, quindi, attraverso studi di shelf-life, può stabilire un termine minimo di conservazione che permetta di assicurare la qualità del prodotto durante la sua vita commerciale. è fondamentale studiare il prodotto mediante una shelf life in laboratorio attraverso la modalità standard oppure attraverso la modalità di shelf life accelerata che permette di conservare il prodotto ad una temperatura di stress per ottenere i suoi indici di deperibilità in minor tempo.

Gli studi condotti sulla conservabilità di questi prodotti dimostrano che l’analisi sensoriale dei prodotti permette di dare un’informazione corretta anche sulla conservazione di tutte le caratteristiche organolettiche del prodotto nel tempo.

TECNICO SICUREZZA AMBIENTALE

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa dovrà seguire i clienti del Gruppo Maurizi per tutti gli adempimenti relativi alla normativa ambientale, in particolare gestire pratiche/istanze autorizzative e/o comunicazioni vs. Enti, diventando per i clienti un punto di riferimento. Il candidato ideale è una persona dinamica, che sappia gestire il tempo in maniera efficiente rispettando le dead line assegnate, con una ottima conoscenza della normativa ambientale, in particolare il DLgs 152/2006 e smi, il DPR 120/2017, il DPR 59/2013 e delle Certificazioni Ambientali.  La risorsa sarà inserita nella Divisione Operativa Dipartimento Ambiente, a diretto riporto del Direttore Operativo.

Mansioni

  • Predisposizione documentazione per pratiche autorizzative (AUA, AIA, Art. 208 ecc..)
  • Progettazione ed effettuazione dei monitoraggi ambientali
  • Predisposizione dei piani di bonifica dei siti contaminati
  • Pratiche Albo Gestori Ambientali
  • Campionamenti ambientali
  • Consulenza sulle normative ambientali e risoluzione problematiche annesse

 

Requisiti

  • Laurea in Chimica, Ingegneria per l’ambiente e Territorio o altre lauree scientifiche similari
  • Ottima conoscenza del D.lgs 152/2006 e smi e delle normative ambientali
  • Conoscenza della normativa ADR
  • Preferibile Abilitazione come Responsabile Tecnico
  • Disponibilità a lavorare sul campo.
  • Disponibilità alle trasferte.
  • Ottima conoscenza della lingua inglese

 

Offerta Lavorativa

CCNL al commercio, Inquadramento e RAL verrà stabilità in base agli anni di esperienza maturati.

Orario Di Lavoro

Orario Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma.

Come etichettare il vino

By Etichettatura Alimentare, Sicurezza AlimentareNo Comments

Il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve.

Le regole per l’etichettatura del vino sono stabilite sia da regole comunitarie generali e specifiche, sia da riferimenti di tipo nazionali.

Per quanto concerne le legislazioni di tipo comunitario, il testo base di riferimento è sempre il Regolamento 169/2011, ove le norme ive descritte si applicano, salvo deroghe espressamente previste dal regolamento stesso, a tutti i prodotti alimentari, compresi anche i prodotti vinicoli.

A quanto sopra indicato, si aggiungono i seguenti regolamenti:

  • Regolamento UE n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, art. 177 e ss.;
  • Regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione, del 17 ottobre 2018, che integra il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, art. 40 e ss. E relativi allegati.

In campo specifico nazionale, dobbiamo invece far riferimento alle seguenti disposizioni:

  • Testo unico vino, art. 43 e ss;
  • DM MIPAFF del 13 agosto 2012
  • In aggiunta, sempre in campo nazionale, dobbiamo far riferimento anche all’etichettatura dei vini varietali italiani (DM MIPAFF del 13 agosto 2012)

In aggiunta a quanto sopra descritto, è previsto anche l’inserimento dell’etichettatura ambientale, che diventerà obbligatoria a partire dal 1° Gennaio 2023.

Tratteremo nell’articolo anche le nuove indicazioni in merito all’etichettatura nutrizionale, che diventerà obbligatoria a partire da gennaio 2023.

 

Le indicazioni obbligatorie

Incrociando le norme comunitarie e nazionali, i prodotti vinicoli hanno l’obbligatorietà delle seguenti indicazioni in etichetta:

  • Designazione della categoria (vino, spumante etc..): ovvero si fa riferimento alla denominazione merceologica legale “VINO” che è il nome che identifica il prodotto in conformità all’allegato VII parte II del Reg. (UE) n. 1308/2013 secondo il quale il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o di mosti di uve. Nell’allegato vengono elencate tutte le categorie di prodotti: vino, vino nuovo ancora in fermentazione, vino liquoroso, vino spumante, vino spumante di qualità, vino spumante di qualità del tipo aromatico, vino spumante gassificato, vino frizzante, vino frizzante gassificato, mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato, mosto di uve parzialmente fermentato ottenuto con uve appassite, mosto di uve concentrato, mosto di uve concentrato rettificato, vino ottenuto da uve appassite, vino di uve stramature. E’ opportuno sottolineare come tale indicazione si può omettere nel caso di DOP o IGP;
  • Per i prodotti DOP o IGP l’espressione “denominazione di origine protetta” o “Indicazione geografica protetta” seguito dal nome della DOP o della Igp, con le disposizioni previste dal disciplinare; può essere sostituita dalla menzione tradizionale (per l’Italia DOC, DOCG, IGT) o non essere riportata in circostanze specifiche;
  • Titolo alcolometrico volumico effettivo, espresso in % vol. Il titolo alcolometrico volumico effettivo delle bevande con contenuto alcolico superiore all’1,2 % in volume è indicato da una cifra con non più di un decimale. Essa è seguita dal simbolo «% vol.» e può essere preceduta dal termine «alcol» o dall’abbreviazione «alc.». Il titolo alcolometrico è determinato a 20 °C. L’allegato XII del Reg. UE 1169/2011 riporta le tolleranze consentite, positive o negative, rispetto all’indicazione del titolo alcolometrico volumico ed espresse in valori assoluti; Viene prevista per il vino all’articolo 44 del Regolamento UE 33/2019 una tolleranza positiva o negativa di 0,8 %vol in alcuni casi (es. vini spumanti, vini spumanti gassificati etc..);
  • Volume nominale: la quantità netta di una bevanda alcolica è espressa utilizzando come unità di volume il litro (l o L), il centilitro (cl o cL) o il millilitro (ml o mL);
  • Paese di produzione;
  • Indicazione dell’imbottigliatore e indirizzo (Comune e Paese)
  • Se si tratta di vini importati, indicazione dell’importatore;
  • Tenore in zucchero nel caso di vini spumanti, vini spumanti gassificati, vini spumanti aromatici etc;
  • Annata di vendemmia per i prodotti DOP (facoltativa per i vini spumanti millesimati):
  • Presenza di allergeni o sostanze che provocano intolleranze (vedi indicazione “contiene solfiti” se tale allergene è presente in concentrazione superiore a 10 mg/l, “contiene uova” se vengono impiegati per la realizzazione del prodotto finito lisozima o albumina, “contiene latte” se impiegati caseinati etc..)
  • Lotto di produzione

 

Le indicazioni volontarie

È possibile volontariamente in etichetta, quali ad esempio:

  • l’annata;
  • il nome di una o più varietà di uve da vino;
  • per i vini diversi da quelli di cui all’articolo 119, paragrafo 1, lettera g) (vino spumante, del vino spumante gassificato, del vino spumante di qualità o del vino spumante aromatico di qualità) termini che indicano il tenore di zucchero;
  • per i vini a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta, le menzioni tradizionali conformemente all’articolo 112, lettera b), quali “classico” e “superiore”;
  • il simbolo dell’Unione che indica la denominazione di origine protetta o l’indicazione geografica protetta;
  •  termini che si riferiscono a determinati metodi di produzione;
  • per i vini a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta, il nome di un’altra unità geografica più piccola o più grande della zona che è alla base della denominazione di origine o dell’indicazione geografica.

Una specifica aggiuntiva va fatta in merito alla dichiarazione nutrizionale ed alla lista ingredienti: in accordo al Regolamento UE 1169/2011, l’obbligo di indicare in etichetta i dati nutrizionali e gli ingredienti vige da tempo per tutti gli alimenti tranne i vini e le bevande alcoliche (esentate dal suo art.16, comma 4).

 

Scopri i servizi di Gruppo Maurizi sulle etichette alimentari:

Etichette Alimentari: Consulenza, Progettazione e Revisione

 

Il nuovo regolamento europeo

Con la pubblicazione del regolamento UE 2021/2117 che ha modificato l’attuale regolamento 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, la Commissione ha stabilito l’obbligo di

indicare in etichetta i valori nutrizionali e l’elenco degli ingredienti anche per i prodotti vitivinicoli, ma con alcune particolari modalità e semplificazioni.

Per quanto riguarda la dichiarazione nutrizionale, sull’etichetta o sull’imballaggio a essa apposta, questa potrà essere limitata al solo valore energetico, espresso mediante il simbolo «E» (energia). Tale semplificazione permetterà di mantenere la sola lettera “E” senza la necessità di traduzione nelle lingue dei differenti Paesi di esportazione del prodotto.

Si dà inoltre la possibilità di riportare le altre informazioni nutrizionali (grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale ), potrà essere fornita per via elettronica, unitamente alla lista degli ingredienti, purchè tale indicazione non figuri insieme ad altre informazioni inserite a fini commerciali o di marketing e non vengano raccolti e tracciati i dati degli utenti.

 

L’etichetta ambientale

Ricordiamo inoltre come, a partire da Gennaio 2023, diventerà obbligatorio riportare in etichetta anche un riferimento allo smaltimento dei materiali impiegati per la realizzazione dei Vini (es. bottiglia, tappo, etichetta etc..).

Con l’entrata in vigore il 26/09/2020 del Decreto legislativo 116/2020, per il produttore di imballaggi destinati al consumatore finale è diventato obbligatorio fornire le indicazioni per consentire di effettuare correttamente raccolta, riutilizzo, recupero e riciclaggio e per informare i consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi.

Il decreto legislativo 116/2020 prevede infatti che infatti tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili. e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi.

Saranno 3 le indicazioni obbligatorie per il vino da apporre sull’etichetta ambientale:

  • un codice alfa-numerico (ai sensi della Decisione 129/97/CE che rappresenta il materiale di imballaggio. In pratica: tappo-sughero, bottiglia- vetro, alluminio- gabbietta;
  • l’insieme dei materiali che lo compongono;
  • le indicazioni sulla raccolta a supporto nel conferimento a fine vita dell’imballo.

Tutte le indicazioni potranno essere apposte sui singoli elementi o sull’etichetta stessa della bottiglia.

In alternativa può essere inserito un link esteso al sito o un pratico Qrcode che arrivi ad una landing page con le specifiche

 

ADDETTO/A SEGRETERIA

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa si dovrà occupare delle attività di front-office per quanto concerne l’accoglienza dei clienti e i flussi informativi in entrata ed uscita, contribuendo ad accrescere l’immagine ed il brand del Gruppo. Inoltre, si dedicherà alla gestione della corrispondenza in modo da veicolarla ai superiori o responsabili di divisione. La risorsa ideale ha sviluppato ottime doti di time management risultando essere multitasking e proattiva e sarà inserita nella Divisione del Personale a diretto riporto della Direzione Aziendale.

 

Elenco Mansioni:

● Gestione delle e-mail e della posta cartacea in entrata e in uscita

● Rispondere alle telefonate ed inoltrarle ai responsabili di divisione o superiori

● Organizzazione di riunioni, appuntamenti, eventuali trasferte di personale o dirigenti

● Redazioni di verbali e gestione delle comunicazioni e documenti indirizzati ai vari responsabili

● Gestione front office e accoglienza clienti

 

Requisiti

● Diploma o Laurea Triennale

● Almeno 1 anno di esperienza maturata nel settore

● Padronanza dei principali strumenti informatici

● Ottime doti comunicative e relazionali

● Ottima capacità di organizzazione e gestione del tempo

● Capacità di svolgere attività in multitasking

 

Offerta Contrattuale:

CCNL al commercio, livello e inquadramento verranno valutati in sede di colloquio in base all’esperienza maturata.

Tempi di inserimento

La risorsa sarà inserita in organico a partire da settembre 2021

 

Orario: Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma.

Info Contatto: Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF ADDETTO/A SEGRETERIA

TECNICO DI LABORATORIO CHIMICO – ALIMENTI

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa dovrà eseguire analisi chimiche su matrici alimentari, sviluppare nuovi metodi di prova, estendere e mantenere l’accreditamento delle prove chimiche alimentari e gestire in autonomia la strumentazione dedicata all’esecuzione delle prove, garantendo un servizio di alta qualità ai clienti. La risorsa sarà inserita nella Divisione Laboratorio a diretto riporto del responsabile di laboratorio.

 

Elenco Mansioni:

● Eseguire analisi chimiche su matrici alimentari

● Sviluppare nuovi metodi di prova

● Estendere e mantenere l’accreditamento delle prove chimiche alimentari

● Gestire in autonomia la strumentazione dedicata all’esecuzione delle prove

 

Requisiti:

● Laurea in chimica, CTF, chimica industriale

● Esperienza di almeno tre anni in Laboratorio accreditato

● Buona conoscenza della norma ISO 17025

● Saper utilizzare le seguenti strumentazioni: HPLC-UV/VIS, HPLC-FL, IC, Spettrofotometro UV VIS

● Ottima conoscenza della lingua inglese

 

Requisiti Preferenziali:

· Utilizzare le seguenti strumentazioni: HPLC-MS/MS, ICP OES

Offerta Lavorativa

CCNL al commercio, Inquadramento e RAL verranno valutati in base all’esperienza maturata.

 

Orario: Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma.

Info Contatto: Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF TECNICO DI LABORATORIO CHIMICO – ALIMENTI

ADDETTO/A CONTROLLO DI GESTIONE

By Lavora con noiOne Comment

JOB SUMMARY

 

La risorsa si occuperà di garantire che la contabilità aziendale, la rendicontazione e la gestione finanziaria dell’impresa funzionino in modo corretto ed efficace. Sarà a diretto riporto della divisione amministrazione e contabilità a diretto riporto del CFO.

 

Elenco Mansioni:

· Redigere il management account mensile;

· Definire il budget e monitorarne il raggiungimento da parte dei diversi settori aziendali;

· Redigere il cash flow;

· Assicurare la raccolta completa e sistematica degli indicatori economici e finanziari;

· Assicurare la definizione di strategie commerciali e di investimenti convenienti ai fini dell’aumento della redditività aziendale.

· Elaborare statistiche e situazioni periodiche necessarie al monitoraggio dei principali indicatori economici, finanziari e di controllo

 

Requisiti:

· Laurea in Economia e/o Ingegneria Gestione e/o titoli affini; se diplomato co pluriennale esperienza nel ruolo

· Competenza e conoscenza dei fondamenti di contabilità, contabilità analitica, principi di organizzazione aziendale e conoscenza delle tecniche di bilancio

· Esperienza pregressa di almeno cinque anni come controller, financial controller, addetto al controllo di gestione presso realtà aziendali preferibilmente nel settore dei servizi;

· Ottima conoscenza di Excel;

· Completano il profilo professionale ottime doti analitiche, precisione e proattività.

 

Inquadramento Contrattuale

CCNL al commercio, livello e inquadramento verranno valutati in sede di colloquio in base all’esperienza maturata.

Orario: Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma.

CONSULENTE HSE

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa dovrà occuparsi di tutti gli adempimenti relativi alla sicurezza sul lavoro per i clienti del Gruppo Maurizi, in particolare dovrà gestire i clienti assegnati garantendo loro un servizio di consulenza di alta qualità, diventando per i clienti un punto di riferimento e aiutandoli ad individuare i fattori di rischio e le misure per garantire sicurezza e salubrità nei luoghi di lavoro. Dovrà inoltre assicurarsi che il cliente adempia a tutti gli obblighi di legge. La risorsa sarà inserita nella Divisione Operativa Dipartimento Sicurezza, a diretto riporto del Direttore Operativo.

 

Elenco Mansioni:

● Individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi e individuazione delle misure per la sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro

● Redazione documenti di valutazione del rischio

● Audit di verifica sulla sicurezza per i clienti dell’azienda

● Attività di sopralluogo presso i clienti per l’individuazione di eventuali rischi

● Visite ispettive finalizzate all’individuazione di CCP

● Assistenza al cliente nella gestione e sanificazione delle non conformità

 

Requisiti:

● Laurea in prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro

● Possesso del modulo C per RSPP

● Ottima conoscenza della lingua inglese

● Profonda conoscenza della normativa 81/08

● Comprovata esperienza nella redazione di documenti di valutazione del rischio

● Possesso dei titoli di formatore per la sicurezza nei luoghi di lavoro

Offerta Lavorativa

CCNL al commercio, Inquadramento e RAL verranno valutati in base all’esperienza maturata.

 

Orario: Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma. Non è necessario il trasferimento.

Info Contatto: Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF CONSULENTE HSE

ASSISTENTE DIRETTORE OPERATIVO

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa dovrà supportare il Direttore operativo nella gestione delle attività quotidiane finalizzate all’ottimizzazione e al monitoraggio degli andamenti del Dipartimento Operativo al fine di raggiungere gli obiettivi aziendali prefissati e alla soddisfazione del cliente di Gruppo Maurizi. Ricerchiamo un profilo che sia orientato all’obiettivo e al problem-solving. Offriamo la possibilità di fare un percorso formativo che consenta di apprendere le skills tecniche/attitudinali di un manager aziendale. La risorsa sarà inserita nella Divisone Operativa Dipartimento Organizzazione a diretto riporto del Direttore Operativo.

 

Mansioni:

· L’organizzazione e la gestione dell’agenda del Direttore operativo, occupandosi di fissare appuntamenti e incontri di lavoro

· Organizzazione di riunioni ed eventi, preoccupandosi anche dell’allestimento

· Stesura di testi e documenti (verbali delle riunioni), stesura di report

· Ricerca di informazioni

· Coordinare i rapporti e le attività d’ufficio

· Prenotazione di viaggi di lavoro e gestione delle trasferte

 

Requisiti:

· Ottima conoscenza del pacchetto Office in particolare Excel

· Buone capacità di ascolto e di comunicazione

· Ottime capacità di Time Management necessarie per pianificare le attività sapendo attribuire le giuste priorità.

· Autonomia e orientamento all’obiettivo.

· Diploma o Laurea

· Ottima conoscenza della lingua Inglese

· Un anno di esperienza in ruolo analogo

 

Offerta Lavorativa: CCNL al Commercio, RAL di 25.000€

Orario: Full Time 09:00 – 18:00

Sede di lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma. Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF Assistente Direttore operativo

ADDETTO/A UFFICIO ACQUISTI

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa si occuperà degli acquisti in base alle indicazioni fornite dalla Divisione Commerciale, Marketing ed Operativo, individuerà potenziali fornitori, consulenti e società di servizi con l’analisi delle offerte, gestirà le trattative con i fornitori e definirà procedure di ordine e modalità di pagamento, verificherà il rispetto delle procedure concordate, dovrà occuparsi della parte amministrativa del contratto, confermando fatture e pagamenti. La risorsa sarà inserita all’interno della Divisione Operativa, collaborerà a stretto contatto con la divisione Commerciale/Marketing.

Elenco Mansioni:

· Individuare i potenziali fornitori, consulenti e società di servizi

· Analizzare le offerte valutando il miglior rapporto qualità/prezzo

· Validare e contattare i fornitori prescelti

· Negoziare i termini di acquisto e le condizioni della fornitura

· Stipulare i contratti di acquisto

· Gestire gli ordini a livello amministrativo, confermando e validando le fatture e i relativi pagamenti

· Mantenere i rapporti commerciali con i fornitori, nazionali e internazionali

· Verificare il rispetto delle procedure concordate

· Contrattare direttamente con i fornitori eventuali reclami e resi

Requisiti

· Diploma o Laurea in Economia o equipollenti

· Almeno due anni di esperienza maturata nel settore, in particolar modo nell’acquisto di servizi

· Capacità di negoziazione

· Saper padroneggiare l’intera gestione del progetto

· Buone tecniche di comunicazione

 

Offerta Lavorativa

CCNL al commercio, Inquadramento e RAL verranno valutati in base all’esperienza maturata

Orario Di Lavoro

Orario Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via Pellaro 22 – 00178 Roma.

Info Contatto: Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF ADDETTO/A UFFICIO ACQUISTI

ADDETTO/A COMMERCIALE AREA LABORATORIO

By Lavora con noiNo Comments

JOB SUMMARY

La risorsa si occuperà di gestire il portafoglio dei clienti affidato, implementando lo stesso tramite l’acquisizione di nuovi clienti. Inoltre, curerà l’ampliamento della rete di vendita territoriale. Infine, darà supporto al direttore commerciale e gli altri account del settore vendita nello studio e nell’attuazione dei migliori approcci e metodi di vendita in un’ottica di incremento del fatturato e del bacino di utenza. La risorsa sarà inserita all’interno della Divisione Commerciale a diretto riporto del Direttore Commerciale.

Elenco Mansioni:

· Ricerca e contatto di aziende, imprese, attività commerciali in target con i servizi offerti, con cui avviare relazioni commerciali;

· Promuovere azioni di contatto preliminare con la clientela potenziale;

· Sviluppare le trattative di vendita in accordo col direttore commerciale, formulare offerte e preventivi;

· Negoziare le migliori condizioni di vendita sia per il cliente che per l’azienda;

· Mantenere i mercati di riferimento per acquisire informazioni in termini di concorrenza, trend di mercato e opportunità, integrandosi con le altre funzioni aziendali;

· Organizzare visite nelle principali fiere di settore, così da pubblicizzare il brand;

· Relazionare periodicamente il direttore commerciale sull’andamento dell’area di responsabilità così da concordare ed applicare miglioramenti e rettifiche alle linee di Condotta;

· Gestire i rapporti con i clienti;

· Assistere i clienti con le loro necessità mantenendo sempre un alto livello di servizio offerto.

 

Requisiti:

· Laurea in chimica o istruzione equipollente (ingegneria ambientale, geologia)

· Conoscenza delle realtà imprenditoriali del territorio;

· Conoscenza del settore della tutela ambientale;

· Padronanza e conoscenza delle tecniche di vendita e di negoziazione;

· Padronanza nell’utilizzo del testo unico ambientale e comprovata dimestichezza nell’ applicazione della normativa ambientale nella sua totalità;

· Capacità di organizzazione, pianificazione e rispetto delle dead line assegnate;

· Disponibilità alle trasferte sul territorio concordato;

· Buona conoscenza della lingua inglese;

· Conoscenza o disponibilità ad acquisire e applicare le tecniche del business coaching;

· Ottima conoscenza della lingua inglese

 

Inquadramento Contrattuale

CCNL al commercio, livello e inquadramento verranno valutati in sede di colloquio in base all’esperienza maturata. Si offrono: auto aziendale, non ad uso promiscuo, PC, mobile phone aziendale, Incentivi sul raggiungimento degli obiettivi di vendita. Supporto del lavoro tramite un CRM leader di mercato.

Orario Di Lavoro

Orario Full time dalle 09.00 alle 18.00 con 1 ora di pausa

Sede Di Lavoro: Via della Fotografia 91 – 00142 Roma.

Info Contatto: Mandare mail a recruitment@gruppomaurizi.it indicando in oggetto RIF ADDETTO/A COMMERCIALE AREA LABORATORIO

Microclima: principali disagi e valutazione del rischio

By Sicurezza sul LavoroNo Comments

Premessa

Nonostante l’obbligo per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi nei luoghi di lavoro al fine salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori (in accordo con quanto previsto dal D.Lgs. 81/08), ci sono dei rischi che è più facile riconoscere come tali ed altri che potrebbero essere più difficili da individuare; uno di essi è proprio il rischio costituito dal microclima negli ambienti di lavoro.

Infatti, spesso nelle aziende non viene attribuita la giusta importanza al microclima degli ambienti lavorativi e non ci si rende conto che condizioni microclimatiche disagevoli come sbalzi di temperatura, umidità o correnti d’aria eccessive, non solo possono compromettere la salute fisica ed il benessere psicologico dei lavoratori, ma possono altresì incidere sulle performance lavorative a discapito della produttività di un’azienda.

 

Cos’è il microclima e perché è importante valutarlo

Con il termine microclima si intende il complesso di parametri ambientali (temperatura dell’aria, temperatura media radiante, velocità dell’aria, umidità relativa) e di altri parametri individuali quali l’attività metabolica correlata al compito lavorativo e la resistenza termica del vestiario determinata dalle caratteristiche dell’abbigliamento indossato, che caratterizzano e determinano gli scambi termici tra l’ambiente e gli individui che lo occupano.

Un microclima considerato confortevole genera nelle persone una sensazione di benessere, definita di comfort termico, in cui il soggetto non avverte sensazioni di caldo o di freddo e, contemporaneamente, dimostra uno stato di soddisfazione psichica per le condizioni microclimatiche ambientali.

Un microclima adeguato viene considerato un requisito indispensabile per la salute e la sicurezza di un lavoratore. Condizioni microclimatiche non corrette, infatti, possono dare luogo a diversi effetti sulle persone, che vanno dalla semplice percezione di un disagio termico ad un’influenza negativa sulle loro funzioni vitali, andando ad incidere anche sull’attività lavorativa.

Le condizioni microclimatiche rappresentano quindi un importante fattore ergonomico da preservare in quanto, se inadeguate, possono arrecare un notevole disagio ai lavoratori. La maggior parte della popolazione trascorre infatti molto tempo all’interno di edifici chiusi, lamentando spesso disagi riferibili agli aspetti microclimatici dei locali in cui viene svolta l’attività lavorativa.

Il D.Lgs. 81/08 stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di valutare i rischi nei luoghi di lavoro, compresi quelli legati alle condizioni microclimatiche, al fine di garantire la tutela del benessere psicofisico dei lavoratori. Pertanto, il microclima degli ambienti di lavoro rappresenta un aspetto che non può e non deve essere trascurato.

 

I disagi derivanti dal microclima inadeguato

Come già detto i disagi derivanti da condizioni microclimatiche inadeguate possono avere un impatto significativo sia sulla salute fisica che sul benessere psicologico dei lavoratori, nonché sull’economia aziendale.

Un forte stress termico, come ad esempio esposizioni prolungate a temperature inadeguate o a correnti d’aria dirette, possono causare malesseri fisici a carico dell’apparato respiratorio, gastrointestinale, muscolo-scheletrico, fino ad arrivare in casi estremi a colpi di calore o di freddo con effetti anche gravi sull’intero organismo.

Inoltre, una non corretta manutenzione degli impianti di condizionamento oppure una revisione superficiale dei filtri dell’aria, può essere concausa di una proliferazione batterica negli impianti, soprattutto in presenza di livelli di umidità elevati, con possibili conseguenze a livello biologico (es. contaminazione da legionella).

 

La valutazione del rischio

Il D.Lgs. 81/08, al Titolo VIII, considera il microclima come agente di rischio fisico. Sebbene mancante di un capo specifico all’interno del Decreto (come per gli altri agenti fisici), per la valutazione del microclima si fa riferimento alle Norme di buona tecnica (UNI, ISO) ed altre buone prassi, in modo da identificare e adottare le misure di prevenzione e protezione più adeguate.

La valutazione del microclima ambientale e del comfort dei lavoratori avviene attraverso la misurazione di parametri ambientali ed individuali, seguita dall’elaborazione di specifici indici di comfort che permettono di esprimere numericamente le condizioni microclimatiche dell’ambiente monitorato.

Una corretta valutazione può essere svolta solamente con strumenti certificati e tarati periodicamente (centralina per rilievi microclimatici e relative sonde) in grado di determinare oggettivamente e con precisione le condizioni operative, ovvero il rischio per i lavoratori derivante dalle condizioni microclimatiche, in relazione alla tipologia di attività svolta.

La valutazione del microclima mediante indagini strumentali è utile per verificare l’efficienza e l’efficacia degli impianti (riscaldamento, raffrescamento, …) durante il loro funzionamento, nonché l’adeguatezza di eventuali modifiche a livello strutturale e/o di impianti che possono impattare sulle condizioni microclimatiche.

A seguito della valutazione, è possibile determinare l’eventuale presenza del rischio per i lavoratori e, dunque, definire le misure da adottare per eliminare tale rischio.

I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

La valutazione del microclima offre quindi innumerevoli vantaggi in quanto consente di migliorare la fruizione degli ambienti, creare le condizioni giuste per la salubrità, per un’idonea conservazione degli oggetti e delle strutture edilizie, oltre che a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori presenti negli ambienti di lavoro.

 

Frequenza e aggiornamento della valutazione

Come per gli altri agenti fisici, anche la valutazione del rischio microclima deve essere eseguita con periodicità quadriennale e in occasione di variazioni significative delle condizioni operative e/o impiantistiche che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione.

Per quanto riguarda gli ambienti in cui microclima può essere controllato attraverso sistemi di trattamento dell’aria (impianti di riscaldamento e raffrescamento), è opportuno che le indagini strumentali vegano svolte in relazione alle variabili climatiche esterne che influenzano radicalmente le condizioni di temperatura e umidità all’interno dell’ambiente; pertanto si consiglia di effettuare almeno 2 campagne di rilievi ogni 4 anni, ovvero durante la stagione invernale e durante quella estiva per verificare l’adeguatezza degli impianti di riscaldamento e di raffrescamento degli ambienti di lavoro.

 

Chi può effettuare la valutazione

La valutazione del rischio deve essere effettuata da personale qualificato in possesso di specifiche conoscenze in materia, nonché di strumenti di misura certificati e sottoposti a taratura periodica.

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RASFF: LE ALLERTE ALIMENTARI DI MAGGIO 2022

By rasff, Sicurezza AlimentareNo Comments

Cos’è il RASFF 

Il Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi (Rapid Alert System for Food and Feed, da cui l’acronimo 

RASFF) è un network per lo scambio di informazioni tra Commissione europea, Autorità europea per la 

sicurezza alimentare (EFSA) ed autorità sanitarie europee. Senza il RASFF non sarebbe possibili ritirare 

prontamente dal mercato i prodotti oggetto di allerta, che possono rappresentare un rischio grave per la 

salute. 

 

Il RASFF di Maggio 

Per il mese di Maggio si registrano 172 allerte. Il grafico mostra la quota registrata per i singoli alimenti:  

 

I dati maggiori sono quelli relativi a noci, nocciole e prodotti a base di noci e nocciole (37), seguiti da pollame (24) e frutta e verdura (24). 

 

 

Per quanto riguarda i pericoli, le segnalazioni si registrano per un gruppo ristretto.

 

 

I dati più significativi sono quelli relativi alle allerte per riguardano soprattutto Micotossine (56), Salmonella (44) e pesticidi (29)

 

Le informazioni del Ministero della salute

Il Ministero della salute comunica, tramite portale, i richiami dei prodotti alimentari da parte degli operatori. La pubblicazione sul sito del Ministero è a cura della Regione competente su segnalazione dell’operatore del settore alimentare previa valutazione della ASL.

Per il mese di Maggio, sono stati pubblicati i seguenti richiami:

 

  • Semi di chia (Salvia Hispanica), Cucine e sapori, L 11/06/23 – Richiamo per presenza allergeni
  • Stoccafisso reidratato, Antonio Verrini srl, L D1705221190 D1805221190 D1905221190 D2005221190 D2105221190 22305221190 – Richiamo per rischio chimico
  • Cornflakes di mais da agricoltura biologica, Crownfield, L 29.05.2023, 30.05.2023 e 04.06.2023 , Richiamo per rischio chimico
  • Torta cioccolato/cioccolato (articolo KLP 1282), Elite, L vd avvertenze, Richiamo per rischio microbiologico
  • Vongole veraci nostrane, Niedditas, L vd avvertenze, Richiamo per rischio chimico
  • Salame cacciatore, Villani, L 240222 – 26/01/22, Richiamo per rischio microbiologico
  • Wurstel polli Mpack 3×100 gr, Fiorucci, L 27/06/2022, Richiamo per rischio microbiologico
  • Farina per polenta bramata la classica,  Molino Riva, L 120125 – Richiamo per rischio chimico
  • Latteria Valcontadino, Ciresa srl, L 4027, Richiamo per rischio microbiologico
  • Vitel tonnè 200g, Gastronomia somasca, L 1513, Richiamo per rischio microbiologico
  • Biscotti con gocce di cioccolato, Elite, L vd avvertenze, Richiamo per rischio microbiologico

Delivery, sviluppi e normative che lo regolano

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Quando parliamo di food delivery, dobbiamo pensare ad un settore in continua crescita. Solamente in Italia nel 2021 è stata calcolata come esponenziale. I numeri sono impressionanti e destinati a crescere ne prossimi anni. I primi segnali positivi erano già stati notati nel 2020. L’anno successivo è stata sola una piacevole conferma per l’intero settore. Per dare qualche numero basti pensare che la crescita annuale del delivery è stata del 59%. Questo dato dimostra come l’evoluzione tecnologica e il periodo storico abbiano influito sulle abitudini degli italiani. È interessante sottolineare che a livello normativo termini come delivery, take away e drive through non sono menzionati o addirittura presi in considerazione.

Approfondendo l’argomento bisogna partire dal concetto di contratto a distanza, che troviamo nella direttiva 83/2011 UE sui diritti dei consumatori e Codice del Consumo. In questo testo all’art. 45 si ritrova la definizione di contratto a distanza, che riguarda qualsiasi contratto concluso tra il professionista e il consumatore nel quadro di servizi senza presenza fisica dei soggetti in questione. Nella direttiva, quindi, vengono menzionati anche soggetti terzi, come ad esempio le piattaforme digitali che si occupano della gestione del delivery e che si interpongono tra il professionista e il cliente.

A livello igienico sanitario ricopre un ruolo fondamentale il trasporto degli alimenti. Anche in questo caso la normativa latita, e per avere qualche indicazione dobbiamo interpretare la direttiva 327/80 in cui vengono discussi l’idoneità e la sanificazione dei mezzi di trasporto, gli obblighi di igiene durante il trasporto alimentare e la tabella indicante le temperature di trasporto dei vari alimenti. Le modalità di delivery possono manifestarsi in maniera differente. Alcune società investono su applicazioni o siti internet, in seconda battuta scelgono riders propri o gestiti da società esterne.

Altro argomento interessante è quello che riguarda i MOCA, intesi come materiali a contatto con gli alimenti. Secondo la normativa va tenuto conto dell’interazione tra natura dell’alimento e materiale a contatto. Non tutti i packaging, infatti, sono adatti a contenere cibi grassi, acidi o umidi. Stesso discorso nei confronti della luce e della temperatura. Non tutti i MOCA sono adatti ad entrare in contatto con alimenti a temperature refrigerate o notevolmente elevate. I packaging, dunque, vengono scelti in base alla migrazione del materiale chimico dall’oggetto all’alimento, si consultano le liste di materiali e di requisiti di purezza (DM 21.3.73), nonché l’idoneità per uso alimentare.

Le piattaforme digitali devono informare i clienti sulla sicurezza e la tracciabilità dell’alimento, facendo riferimento alla direttiva 178/2002. Tra l’altro tali cibi vengono considerati “pre imballati”, e quindi per quanto riguarda la gestione di ingredienti e allergeni si fa riferimento alla direttiva 1169/2011 art. 14 inerente alla vendita a distanza. Quindi sarà compito della piattaforma informare i clienti tramite l’applicazione sulle diciture obbligatorie e sulla segnalazione degli allergeni.

Il controllo viene delegato alle autorità competenti (ASL, NAS ecc.). In caso di clausole all’interno dei contratti può intervenire direttamente lo Stato. In conclusione, va detto quindi, che non esiste un quadro di riferimento normativo, e questo rende alcune questioni altamente interpretabili. Il personale va adeguatamente formato (corsi HACCP e Sicurezza sui Luoghi di Lavoro) e le direttive riviste e rese più chiare e fruibili

Regolamento 2073

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Il regolamento (CE) n. 178/2002 stabilisce requisiti generali di sicurezza dei prodotti alimentari, in base ai quali i prodotti a rischio non possono essere immessi sul mercato. Il regolamento prescrive di effettuare quando necessario degli studi per verificare il rispetto per l’intero periodo di conservazione dei limiti previsti, descrivendone anche le modalità. Ogni alimento è associato ad un elevato rischio microbiologico.

Gli operatori del settore alimentare hanno l’obbligo di ritirare dal mercato gli alimenti a rischio. Al fine di contribuire alla protezione della salute pubblica ed evitare interpretazioni divergenti è opportuno fissare criteri armonizzati di sicurezza relativi all’accettabilità dei prodotti alimentari, in particolare per quanto riguarda la presenza di determinati microrganismi patogeni.

Reg 2073/2005 «criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari» è suddiviso in due capitoli fondamentali

Capitolo 1: criteri di sicurezza alimentare (Controllo di prodotto)

Capitolo 2: criteri di igiene di processo (Controllo di processo)

 

I processi di degradazione associati al prodotto e al processo possono essere monitorati attraverso il conteggio di determinati microrganismi indicatori di igiene e/o patogeni. Ecco un esempio:

Microrganismi mesofili aerobi (indice globale)

Enterobacteriaceae (utile per monitorare sviluppo di specie microbiche indice di contaminazione specie negli ingredienti di origine animale)

Batteri lattici (non patogeni, monitorarli negli alimenti dove c’è stata un’alterazione di tipo lattico)

Anaerobi solfito riduttori (alimenti di origine animale, conserve e semi-conserve)

Stafilococchi coagulasi positivi (indicatori di igiene della produzione)

Bacillus cereus (produttore di spore e responsabile di intossicazioni alimentari)

Lieviti e muffe (si sviluppano anche a ph acidi e bassa aw)

Salmonella spp   patogeno

Listeria monocytogenes   patogeno

Escherichia coli ptenzialmente patogeno

 

Descrizione schematica

Il Regolamento 2073/2005 stabilisce i criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari. Il Regolamento stabilisce quanto segue:

– limiti di concentrazione di microrganismi nei prodotti alimentari;

– limiti di concentrazione di microrganismi nelle varie fasi del processo di lavorazione dei seguenti alimenti: carni e prodotti derivati, latte e prodotti derivati, prodotti a base di uova, prodotti della pesca (prodotti sgusciati di crostacei e molluschi), ortaggi e frutta e prodotti derivati;

– modalità di esecuzione del campionamento, metodi di analisi e criteri di interpretazione dei risultati delle prove;

– azioni correttive in caso di risultati non soddisfacenti i criteri stabiliti;

– informazioni da presentare in etichetta;

– deroghe ai limiti di concentrazione di microrganismi;

– analisi da parte degli operatori dell’andamento dei risultati delle prove;

– il Regolamento è sempre rivisto ed aggiornato alla luce dei progressi tecnico-scientifici e dell’emergere di nuovi microrganismi patogeni.

 

Valutazione della sicurezza dei laser

By Sicurezza sul LavoroNo Comments

Tutti i datori di lavoro di aziende in cui vengono utilizzati strumenti LASER devono avere cura di effettuare una valutazione del rischio specifica, per prevenire incidenti e infortuni a danno degli operatori addetti e di chiunque si trovi in prossimità della strumentazione.

La valutazione del rischio da radiazioni ottiche artificiali coerenti, all’interno delle quali sono collocati i LASER, prevede l’analisi della tipologia di strumentazione presente, in particolare per quanto riguarda la classe del LASER e le sue specifiche tecniche, lo studio degli ambienti in cui lo strumento è collocato e le modalità di utilizzo.

A seguito di questa attenta valutazione, svolta da un professionista esperto, sarà possibile elaborare un piano di gestione del rischio.

Qualora ci siano LASER di Classe 3 oppure 4, ad esempio, il datore di lavoro dovrà provvedere alla nomina di un esperto per la sicurezza dello strumento. Nello specifico si tratterà del seguente professionista:

  • Nelle aziende del settore sanitario, l’esperto prende il nome di Addetto Sicurezza Laser (ASL)
  • Nelle altre aziende, l’esperto sarà il Tecnico Sicurezza Laser (TSL).

Chi è il Tecnico/Addetto Sicurezza Laser?

Nelle aziende con LASER di classe 3B o LASER di classe 4, il datore di lavoro nomina un ASL/TSL. Si tratta di un esperto in grado di gestire gli aspetti di sicurezza connessi alla presenza ed utilizzo degli strumenti, mettendo in pratica tutte le buone prassi indicate dal produttore dell’apparecchio nella documentazione obbligatoria. Il Tecnico/Addetto provvederà inoltre a indicare l’eventuale necessità di una Zona Laser Controllata, verificandone la rispondenza ai requisiti tecnici, e la presenza e adeguatezza dei DPI previsti per gli utilizzatori (e non solo!) degli strumenti.

Questo esperto si occuperà anche di predisporre la documentazione di sicurezza aziendale, le procedure di verifica e manutenzione sulla strumentazione, nonché di visitare regolarmente gli ambienti di lavoro per verificare il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza, il posizionamento delle macchine in conformità con le procedure ed evidenzia la presenza di non conformità nella gestione della sicurezza.

Chi deve nominare un Tecnico/Addetto Sicurezza Laser?

Chiunque possieda nel proprio ambiente di lavoro un laser in classe 3B o 4, deve necessariamente individuare un TSL/ASL ai sensi dell’art. 181, co. 2 del D. Lgs 81/08. Il ruolo può essere coperto.

Questa tipologia di strumenti è presente in un gran numero di settori lavorativi, tra cui (a titolo esemplificativo e non esaustivo):

  • Settore sanitario (fisioterapia, oftalmologia, ginecologia, odontoiatria…)
  • Settore estetico
  • Settore dell’arte e intrattenimento (restauro, effetti speciali e giochi di luce)
  • Laboratori di ricerca (spettrometria, spettroscopia)
  • Settore industriale (telecomunicazioni, lavorazioni tipo taglio, saldatura, incisione)

Tutti i laser sono pericolosi?

Ovviamente no! L’utilizzo dei LASER avviene anche in strumentazione che non presenta profili di rischio per le caratteristiche del flusso luminoso e/o dell’accessibilità dello stesso all’occhio e alla pelle degli operatori. Ad esempio, è basato su laser il funzionamento di lettori di dischi ottici, stampanti, lettori di codici a barre…

È, comunque, opportuno tener conto delle diverse sorgenti che possono essere presenti, aver cura di esaminarne la documentazione di sicurezza e le etichette presenti, al fine di comprendere i potenziali rischi ed implementare tutte le misure di controllo necessarie.

La catena di approvvigionamento: l’importanza della qualifica dei fornitori

By Attività, Sicurezza AlimentareNo Comments

L’assicurazione della qualità e della sicurezza di un prodotto alimentare riguarda sia la gestione dei processi interni dell’azienda sia le materie prime e i servizi esternalizzati.

Per questa ragione, una delle fasi principali nello sviluppo del sistema alimentare, consiste nella scelta e gestione di fornitori affidabili.

 

Il processo di approvvigionamento si sviluppa in più fasi.

In primis l’azienda deve identificare le caratteristiche del prodotto o del servizio richiesto, e che possono riguardare proprietà tecniche, requisiti di conformità, quantità, prezzo…

Una materia prima, infatti, a seconda della sua natura, dovrà rispettare dei requisiti legali (es. composizione minima proteica per una tipologia di farina), proprietà chimiche e microbiologiche conformi a valori normati (es. pH < 4.5 per le conserve) o a limiti interni prestabiliti. Allo stesso modo un servizio dovrà essere efficiente e sicuro, per garantire la qualità del prodotto (es. ditta di trasporto refrigerato) o assicurare lo svolgimento in sicurezza delle attività di produzione (es. pest control).

 

LA SELEZIONE DEI FORNITORI

Sulla base dei requisiti richiesti, l’azienda ricercherà dei fornitori potenziali e stabilirà un sistema per la loro qualificazione.

A tale scopo, le aziende inviano un questionario al potenziale fornitore o effettuano delle verifiche in campo presso la loro struttura (audit di seconda parte).

Un questionario completo deve comprendere la richiesta di:

Le modalità di corretta assegnazione del codice CER

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Il termine “gestione” deriva dal verbo latino “gerere” che può essere tradotto come “amministrare”, ovvero curare lo sviluppo di un qualcosa, finalizzato in ultimo al raggiungimento di un obiettivo. 

La gestione dei rifiuti, dunque, deve essere vista come una serie di operazioni che intendono portare il rifiuto fino alla sua destinazione finale. 

Sicuramente, le gestioni più efficaci di un bene o di un servizio si riescono ad ottenere soltanto quando chi amministra conosce nel dettaglio la cosa amministrata e i rifiuti non fanno eccezione in questo: se io conosco bene il rifiuto da gestire potrò mettere in atto tutti gli interventi necessari per gestirlo correttamente; viceversa, se non conoscessi bene il rifiuto che devo amministrare, rischierei di prendere decisioni sbagliate, proprio perché basate su informazioni mancanti o errate. 

Conoscere un rifiuto si traduce nel conoscere la sua origine, la sua natura e la presenza di eventuali sostanze “particolari” in esso contenute o che potrebbero essere ragionevolmente in esso contenute. 

Le informazioni/nozioni di cui sopra sono proprio la chiave per arrivare ad una corretta assegnazione del codice EER. 

L’acronimo EER deriva da “Elenco Europeo dei Rifiuti” contenuto nell’Allegato D alla Parte IV del Testo Unico Ambientale, così come implementato da successive modifiche e integrazioni. 

L’elenco è diviso in capitoli, da 01 a 20, che rappresentano la prima coppia di numeri del codice a sei cifre che caratterizza il rifiuto; un’ulteriore coppia di cifre viene individuata dai sottocapitoli e, infine, le ultime due cifre sono determinate da caratteristiche più specifiche. 

Quindi, la prima cosa da fare è capire a quale capitolo devo fare riferimento; ad esempio, se stessi producendo un rifiuto da un’attività di demolizione, potrei scorrere l’indice dei capitoli fino ad arrivare al 17, che è intitolato proprio “Rifiuti dalle attività di demolizione e costruzione (compreso il terreno prelevato da siti contaminati)”. A questo punto, ignoro completamente gli altri capitoli e vado ad approfondire i diversi sottocapitoli all’interno del capitolo 17. Questa prima assegnazione, quindi, è stata possibile sulla base dell’origine del rifiuto. 

Il passaggio successivo è quello di valutare il sottocapitolo che contiene le informazioni sulla natura del mio rifiuto: se ad esempio, il rifiuto da demolizione in questione, fosse di natura metallica, mi dovrei fermare al sottocapitolo 04, intitolato “metalli (e le loro leghe)”. Il mio codice sta prendendo forma e sarà 17.04.?? 

Per individuare l’ultima coppia di cifre, dovrò leggere attentamente le voci contenute in questo sottocapitolo e trovare quella che rispecchia il mio rifiuto nel dettaglio: se ad esempio fosse “Zinco”, il codice corretto sarebbe 17.04.04. 

Un’altra caratteristica di questo elenco è la presenza di codici pericolosi assoluti, non pericolosi assoluti e di codici a specchio. 

Tecniche di campionamento acque, terreni e rifiuti

By - Tutte, Sicurezza AmbientaleNo Comments

L’analisi di Laboratorio sulle matrici ambientali prevede la determinazione di molti parametri e, per ciascuna prova, è stabilito un protocollo analitico definito.

A nessuno verrebbe mai in mente di effettuare l’analisi degli idrocarburi su un terreno senza seguire un metodo di prova, pesando una quantità a caso, estraendo con un volume non definito e/o iniettando in uno strumento che non sia stato precedentemente tarato.

Il motivo si può facilmente immaginare: senza seguire un protocollo, gli esiti analitici non sono affidabili, né ripetibili e qualsiasi decisione che debba essere presa sulla base dei valori ottenuti, potrebbe essere viziata.

Quindi è ormai assodato che l’analisi di Laboratorio debba essere effettuata, dall’inizio alla fine, rispettando dei criteri definiti, ma forse è meno intuitivo capire quale sia effettivamente l’inizio dell’analisi: molti penseranno che si tratta delle procedure di preparativa del campione oppure le fasi di omogenizzazione o ancora che l’analisi abbia inizio dal prelievo dell’aliquota da pesare.

In realtà, l’analisi di Laboratorio inizia con il campionamento.

Questo significa che, se questa fase analitica del campionamento non segue una procedura definita, non viene effettuata da operatori addestrati e abilitati e non prevede delle operazioni di controllo, il risultato analitico si dovrà considerare falsato, al pari di quanto succederebbe se si effettuasse una pesata su una bilancia non tarata o se l’analista che effettua la determinazione dei metalli non sappia utilizzare lo strumento oppure non abbia eseguito le procedure di controllo dello stesso.

Per questa ragione, le tecniche di prelievo e le modalità di campionamento delle matrici ambientali (acque, terreni e rifiuti) sono state discusse in metodi di prova riconosciuti, al pari delle norme relative alle determinazioni di Laboratorio.

Senza voler entrare nello specifico di quanto viene descritto e discusso in tali metodi di prova, si sottolinea che il minimo comune denominatore di queste norme è la pianificazione e l’approccio ragionato al prelievo.

In sostanza, l’esecuzione di un campionamento corretto parte dalla definizione preliminare degli obiettivi e ragiona sulle modalità più efficienti per ottenere il raggiungimento di tali obiettivi con il minimo sforzo economico possibile, fermo restando la necessità di garantire comunque un sufficiente grado di precisione e affidabilità.

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda gli strumenti da impiegare nel prelievo, che devono essere compatibili con l’attività da svolgere, non devono portare contaminazioni accidentali e devono essere verificati prima di ogni impiego.

Inoltre, occorrerà anche valutare i contenitori più idonei per il trasporto e le corrette modalità di conservazione del campione fino alla consegna in Laboratorio. In secondo luogo, si dovranno compilare correttamente tutti i moduli e i documenti necessari per garantire una tracciabilità del campione e dare evidenza di tutti i passaggi necessari.

Tutte queste attività dovranno essere eseguite da personale che conosce la normativa, è pratico nelle tecniche di prelievo e che viene costantemente aggiornato sull’evoluzione tecnologica e legislativa: in sostanza deve essere abilitato e, soprattutto, deve essere monitorato per assicurarsi che mantenga l’abilitazione.

Infine, un ultimo aspetto da considerare che, per importanza dovrebbe essere il primo, è quello legato alla sicurezza: tutte le attività in campo sono potenzialmente pericolose ed è necessario che il tecnico campionatore adotti tutte le misure di sicurezza necessarie e indossi correttamente gli idonei DPI.

Se devi campionare una matrice ambientale per far eseguire una caratterizzazione, affidati ad esperti del settore oppure forma il tuo personale adibito a queste mansioni e metti in vigore specifiche procedure operative da adottare sul campo.

In entrambi i casi, Gruppo Maurizi è la risposta alle vostre esigenze, avendo accreditato le prove di campionamento, disponendo di tecnici con esperienza decennale sui prelievi in campo ed erogando da molti anni corsi di formazione sulle tecniche di prelievo per acque, terreni e rifiuti.

L’analisi di Laboratorio sulle matrici ambientali prevede la determinazione di molti parametri e, per ciascuna prova, è stabilito un protocollo analitico definito.

A nessuno verrebbe mai in mente di effettuare l’analisi degli idrocarburi su un terreno senza seguire un metodo di prova, pesando una quantità a caso, estraendo con un volume non definito e/o iniettando in uno strumento che non sia stato precedentemente tarato.

Il motivo si può facilmente immaginare: senza seguire un protocollo, gli esiti analitici non sono affidabili, né ripetibili e qualsiasi decisione che debba essere presa sulla base dei valori ottenuti, potrebbe essere viziata.

Quindi è ormai assodato che l’analisi di Laboratorio debba essere effettuata, dall’inizio alla fine, rispettando dei criteri definiti, ma forse è meno intuitivo capire quale sia effettivamente l’inizio dell’analisi: molti penseranno che si tratta delle procedure di preparativa del campione oppure le fasi di omogenizzazione o ancora che l’analisi abbia inizio dal prelievo dell’aliquota da pesare.

In realtà, l’analisi di Laboratorio inizia con il campionamento.

Questo significa che, se questa fase analitica del campionamento non segue una procedura definita, non viene effettuata da operatori addestrati e abilitati e non prevede delle operazioni di controllo, il risultato analitico si dovrà considerare falsato, al pari di quanto succederebbe se si effettuasse una pesata su una bilancia non tarata o se l’analista che effettua la determinazione dei metalli non sappia utilizzare lo strumento oppure non abbia eseguito le procedure di controllo dello stesso.

Per questa ragione, le tecniche di prelievo e le modalità di campionamento delle matrici ambientali (acque, terreni e rifiuti) sono state discusse in metodi di prova riconosciuti, al pari delle norme relative alle determinazioni di Laboratorio.

Senza voler entrare nello specifico di quanto viene descritto e discusso in tali metodi di prova, si sottolinea che il minimo comune denominatore di queste norme è la pianificazione e l’approccio ragionato al prelievo.

In sostanza, l’esecuzione di un campionamento corretto parte dalla definizione preliminare degli obiettivi e ragiona sulle modalità più efficienti per ottenere il raggiungimento di tali obiettivi con il minimo sforzo economico possibile, fermo restando la necessità di garantire comunque un sufficiente grado di precisione e affidabilità.

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda gli strumenti da impiegare nel prelievo, che devono essere compatibili con l’attività da svolgere, non devono portare contaminazioni accidentali e devono essere verificati prima di ogni impiego.

Inoltre, occorrerà anche valutare i contenitori più idonei per il trasporto e le corrette modalità di conservazione del campione fino alla consegna in Laboratorio. In secondo luogo, si dovranno compilare correttamente tutti i moduli e i documenti necessari per garantire una tracciabilità del campione e dare evidenza di tutti i passaggi necessari.

Tutte queste attività dovranno essere eseguite da personale che conosce la normativa, è pratico nelle tecniche di prelievo e che viene costantemente aggiornato sull’evoluzione tecnologica e legislativa: in sostanza deve essere abilitato e, soprattutto, deve essere monitorato per assicurarsi che mantenga l’abilitazione.

Infine, un ultimo aspetto da considerare che, per importanza dovrebbe essere il primo, è quello legato alla sicurezza: tutte le attività in campo sono potenzialmente pericolose ed è necessario che il tecnico campionatore adotti tutte le misure di sicurezza necessarie e indossi correttamente gli idonei DPI.

Se devi campionare una matrice ambientale per far eseguire una caratterizzazione, affidati ad esperti del settore oppure forma il tuo personale adibito a queste mansioni e metti in vigore specifiche procedure operative da adottare sul campo.

In entrambi i casi, Gruppo Maurizi è la risposta alle vostre esigenze, avendo accreditato le prove di campionamento, disponendo di tecnici con esperienza decennale sui prelievi in campo ed erogando da molti anni corsi di formazione sulle tecniche di prelievo per acque, terreni e rifiuti.

La ristorazione e il digitale: esplosione di robot, applicazioni e menù con QR code, cosa dice la normativa

By Digitale, Sicurezza sul LavoroNo Comments

La Pandemia ha portato profondi cambiamenti all’interno del mondo legato alla ristorazione. È innegabile che tante cose sono evolute, prima fra tutte l’utilizzo di nuove tecnologie al servizio del ristoratore e dei suoi clienti.

I gestori sono stati costretti a destreggiarsi non facilmente tra le nuove procedure. Spesso fanno i conti con normative complesse o mancanza di personale. Tra l’altro anche il cliente, costretto spesso a casa, si è evoluto, ed ha cominciato ad utilizzare più canali di comunicazione e prenotazione nell’interazione con le attività alimentari.

Per ovviare a queste problematiche (ingressi contingentati, delivery, verifica delle certificazioni) è piombata sugli imprenditori la tecnologia. Negli ultimi due anni però il settore della ristorazione non ha avuto quella netta accelerazione verso la digitalizzazione, che è avvenuta invece in altri settori. Solo il 37% delle imprese di questo comparto ammette di aver utilizzato nuove tecnologie al servizio dell’azienda. Influisce in questo la mancanza di budget di tali aziende, che hanno sofferto e soffrono tutt’ora il momento storico che stiamo vivendo. Eppure, è evidente l’urgenza di far partire un processo di digitalizzazione, per poi non perdere competitività e di ricavi. Anche perché le novità si susseguono, come la creazione di applicazioni che permettono la gestione di ingressi e prenotazioni. Per non parlare dei robot che stanno sostituendo i camerieri, o dei menù con QR code, che tendono a far eliminare i classici menù cartacei o plastificati. Inoltre, ora il cliente può spesso usufruire di tablet per ordinare direttamente dal posto, senza dover interagire con il personale in sala. Questi nuovi approcci sono stati introdotti anche per dare al cliente un’idea di minore interazione e quindi maggiore sicurezza a livello igienico sanitario. I processi, in questo modo, vengono semplificati. Alcuni ristoranti, così come tanti supermercati, sono già in possesso di casse automatiche, cosicché il cliente può acquistare e pagare in completa autonomia.

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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