Per predisporre un adeguato piano di campionamento dell’amianto aerodisperso, occorre tenere in considerazione quale è l’obiettivo del monitoraggio, i valori di limite stabiliti dalla legge e conoscere qual è il rischio di esposizione per lavorazioni e rilievi.

Campionamento amianto aerodisperso, i riferimenti normativi

La normativa italiana (art. 24 del D.Lgs 81/08) considera amianto o asbesto esclusivamente i silicati fibrosi appartenenti a due gruppi mineralogici, ossia Anfiboli e Serpentini. Grazie alla sua particolare resistenza, alle sue caratteristiche isolanti ed alla sua economicità tale materiale è stato ampiamente impiegato in campo edile fino al 1992, anno in cui entrò in vigore la legge 257, la quale vietò la produzione e installazione di materiali in amianto.

La legge-quadro n. 257 del 1992, oltre a vietare l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione d’amianto e di tutti i prodotti contenenti amianto, rimanda alla successiva emanazione di una serie di decreti di natura tecnica, i quali hanno stabilito i criteri d’intervento, le procedure operative da adottare nelle situazioni coinvolgenti materiali di amianto, i metodi di valutazione del rischio e le procedure di sicurezza per gli interventi di bonifica.

Campionamento amianto aerodisperso, qual è il rischio di esposizione all’amianto?

La presenza di elementi in amianto all’interno di strutture non denota necessariamente situazioni di pericolo o rischio per la salute umana. La valutazione del rischio è infatti un processo analitico-deduttivo che consente di valutare la probabilità che un evento dannoso di verifichi.

Il pericolo nel caso di strutture contenenti amianto o nel caso di lavorazioni che prevedono la sua manipolazione è dato dalla presenza di amianto stesso.

Il rischio è invece rappresentato dalla probabilità che gli addetti possano sviluppare patologie legate alla presenza di amianto che sono connesse alla possibilità del materiale di rilasciare fibre, alla possibilità che le stesse vengano inalate ed alla relativa dose inalata.

Nella valutazione del rischio di esposizione all’amianto gioca infatti un ruolo fondamentale il grado di friabilità del materiale. In caso di materiali friabili infatti è possibile il rilascio di fibre aerodisperse che, come scientificamente accertato, possono essere causa di serie patologie dell’apparato respiratorio.

A causa della loro nocività in caso di lavorazioni che nei loro passaggi prevedono un rilascio di fibre aerodisperse o più in generale in presenza di manufatti in amianto è opportuno anzitutto valutare lo stato di conservazione degli stessi.

Nel caso in cui si accerti la presenza di amianto friabile ed in cattivo stato di conservazione è necessario procedere ad una valutazione del rischio di esposizione degli utenti attraverso l’esecuzione di monitoraggi personali o ambientali.

Campionamento amianto aerodisperso, monitoraggi ambientali e personali

Il monitoraggio personale o ambientale deve essere eseguito con opportuna strumentazione e da personale qualificato.

Il Decreto Ministeriale 14 maggio del 1996 infatti prevede dei requisiti minimi per i laboratori pubblici e privati che intendono eseguire attività analitiche sull’amianto ed il personale deve possedere specifica e comprovata esperienza nelle tecniche analitiche impiegate.

Esso risulta di fondamentale importanza per:

  • Studiare l’eventuale dispersione delle fibre;
  • Verificare l’eventuale superamento del limite di esposizione;
  • Controllare l’efficacia del confinamento di un ambiente;
  • Rilasciare la certificazione di restituibilità a seguito di interventi di bonifica come previsto dal DM 6 settembre del 1994;
  • Indagare i valori di fondo dell’ambiente indoor;
  • Misurare l’esposizione dei lavoratori.

Al fine di predisporre un adeguato piano di campionamento occorre tenere in considerazione quale è l’obiettivo del monitoraggio ed i valori limiti stabiliti dalla normativa vigente. Esistono due tipologie di monitoraggio delle fibre aerodisperse:

  • Campionamenti personali impiegati nel caso di attività lavorative che comportano l’esposizione dei lavoratori all’amianto quali ad esempio rimozione o manutenzione o smaltimento o trattamento di materiali contenenti amianto; Il campionamento personale viene eseguito mediante un campionatore indossato dal lavoratore durante lo svolgimento dell’attività all’interno dell’azienda. Il campionamento viene eseguito mediante una pompetta a flusso costante su filtri di esteri di cellulosa con porosità 0.8 µm.
  • Campionamenti ambientali aventi finalità diverse dalla determinazione dell’esposizione individuale, impiegate per determinare la concentrazione di fibre in un determinato periodo in un determinato ambiente. Il campionamento ambientale viene eseguito mediante campionatore posto in posizione fissa ad un’altezza pari a circa 1,6 m dal piano di calpestio. L’attività di monitoraggio viene eseguita prelevando l´aria nei luoghi oggetto di analisi, con aspirazione a flusso costante, mediante l’impiego di filtri di cellulosa e policarbonato con porosità 0,8 µm, e di durata pari a 4-6 ore.

I risultati ottenuti dal monitoraggio ambientale o personale permettono di mettere in campo delle azioni idonee a ridurre o possibilmente eliminare l’esposizione al rischio da parte di lavoratori ed utenti ed attuare un programma di controllo e manutenzione.