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Cappe a carboni attivi: arriva il via libera del Consiglio di Stato

Con sentenza del 27 Settembre 2018, il Consiglio di Stato ha messo un punto fermo sulla controversa questione delle cappe a carboni attivi, dando il via libera al loro utilizzo.

La sentenza è seguita ad un ricorso, presentato da una attività di somministrazione nel centro storico di Roma, contro la chiusura dell’attività stessa da parte della A.S.L. per mancata presenza di canna fumaria ed utilizzo, in sua vece, di un sistema di filtrazione a carboni attivi.

Il ricorso, in prima istanza rigettato dal T.A.R. del Lazio, è stato invece accettato dal Consiglio di Stato e ha posto le basi per una risoluzione (forse) definitiva della querelle legata alle canne fumarie.

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La caratteristica fondamentale del locale è quella di essere dotato di fornelli elettrici per cucinare, per i quali proprio il Regolamento di Igiene del Comune di Roma prevede la possibilità di installazione di una sola “canna esalatrice che sfoci all’aria libera, su un muro esterno, purché sia dotata di efficiente aspiratore elettrico e purché lo sbocco non sia ubicato direttamente sotto finestre di stanze di abitazione”.

Tutte caratteristiche rispettate dal locale che, anzi, presenta inoltre una cappa a carboni attivi per mitigare le esalazioni.

Il Consiglio di Stato ha anche voluto accertare l’efficacia di tale dispositivo, affidando ad un tecnico dell’I.S.P.R.A. un’ispezione in loco, dalla quale è emerso che “l’impianto di captazione e abbattimento dei fumi installato nel locale commerciale… funzionante con un sistema di filtraggio a carboni attivi, seppur non efficiente, costituisce comunque alternativa preferibile rispetto al tradizionale impianto di espulsione dei fumi mediante canna fumaria”.

Tale giudizio sposta l’attenzione della questione nell’ambito della qualità dell’aria e della riduzione dell’inquinamento, due temi molto dibattuti e di ampio rilievo per l’amministrazione della città.

Il concetto è preferire metodi volti a migliorare la qualità dell’aria, anche se in apparente contrasto con le disposizioni Comunali.

Diciamo apparente perché, come abbiamo pocanzi evidenziato, la possibilità di non convogliare i fumi in canna fumaria è comunque un’opzione prevista dalle norme attuali, ma viene presa in considerazione raramente in fase di applicazione delle norme stesse.

Occorre puntualizzare che la sentenza del Consiglio di Stato si focalizza solamente sull’aspetto legato alle emissioni in atmosfera, cioè sulla salubrità dell’aria ed è in questo senso (e solo in questo) che la sentenza deve essere interpretata.

Vale a dire che le cappe a carboni attivi potrebbero risultare comunque ancora “fuori legge” in caso emergessero problematiche legate ad altri due aspetti ad esse correlati:

  • La salubrità sui luoghi di lavoro

  • Le emissioni di odori poco gradevoli

 

I sistemi di gestione dei fumi in una attività commerciale devono infatti garantire, oltre alla salubrità dell’aria, anche il mantenimento di un ambiente di lavoro che sia sicuro per i lavoratori e la gestione delle emissioni odorose nelle immediate vicinanze dell’attività stessa.

Non basterà quindi utilizzare questa sentenza per arrogarsi il diritto di installare una semplice cappa a carboni attivi rinunciando all’allaccio in canna fumaria, ma si dovrà appunto dimostrarne l’efficacia anche rispetto agli aspetti appena citati.

Ci aspettiamo che la discussione adesso si sposti in questi altri due ambiti, per i quali speriamo si trovi un punto d’incontro tra l’Autorità e gli esercenti.

By | 2018-10-31T09:27:45+00:00 31 ottobre 2018|

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