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Certificazioni alimentari vegan e bio? Logico

Prodotti biologici e vegan: un’opportunità per le aziende del settore agroalimentare

Bio e Vegan in Italia:

I prodotti biologici e vegan sono sempre più diffusi sulle tavole degli italiani.

Il mercato del biologico è ormai da anni in costante crescita. L’Italia è un paese ad alta vocazione BIO con più di 55 mila operatori, oltre un decimo dei terreni coltivati destinato alla produzione biologica e un giro d’affari del settore di circa 3 miliardi di euro.

Nonostante la crisi economica infatti, la domanda del biologico ha continuato a crescere rappresentando, in Italia, una delle poche eccezioni alla decrescita dei consumi che ha caratterizzato gli ultimi anni.

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Anche il mercato del Vegan ha registrato concreti incrementi negli ultimi anni. Si stima che attualmente in Italia il 3% della popolazione tra i 18 e i 64 anni abbia eliminato dalla dieta qualsiasi prodotto di origine animale.

Alla base del trend positivo dei consumi c’è una maggiore sensibilizzazione del consumatore ai temi legati direttamente o indirettamente all’alimentazione quali la salute, l’ambiente, il rispetto per il benessere e la vita animale.

Tali temi, in misura più o meno marcata, sono comuni ai prodotti biologici e vegani che tuttavia è bene ricordare presentano differenze sostanziali:

  • i prodotti biologici sono prodotti ottenuti mediante la produzione biologica ovvero mediante metodi di produzione normati da regolamenti e disposizioni di legge. Tali metodi sono applicabili sia ai vegetali che alla produzione zootecnica e all’acquacoltura.
  • i prodotti vegani sono invece prodotti che escludono ingredienti e derivati di origine animale, quali carne, pesce, strutto, latte e derivati, uova, miele, ecc. Tali prodotti non sono regolamentati da norme di legge ma da disciplinari e certificazioni basati su regole dettate da singole organizzazioni.

Comune denominatore dei prodotti biologici e vegani e delle relative certificazioni alimentari è in ogni caso l’interesse che le imprese agroalimentari stanno mostrando nei loro confronti.

A fronte di una domanda in continua crescita, sempre più imprese intravedono nei mercati Bio e Vegan una concreta opportunità non solo in termini di fatturato e diversificazione dell’offerta ma anche come dimostrazione del proprio impegno per la sostenibilità ambientale e per il rispetto degli animali.

Non a caso negli ultimi anni molte aziende di trasformazione hanno deciso di investire in tal senso, sviluppando nuovi prodotti e nuove linee di produzione, fino a dedicare interi reparti o stabilimenti alla produzione di prodotti biologici e vegan.

Certificazioni alimentari bio e vegan per le aziende

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto BIO?

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Per produrre, trasformare, distribuire o importare un prodotto biologico, le aziende devono attenersi a disposizioni europee e nazionali in continuo aggiornamento; l’intero assetto normativo europeo è tuttora in fase di riforma e non è lontana l’emanazione di un nuovo regolamento comunitario.

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Ad oggi, a livello europeo la materia è regolamentata dal Reg. CE 834/2007 e s.m.i. “Relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici” e dal suo regolamento applicativo, il Reg. CE 889/2008 e s.m.i.

I due citati regolamenti e costituiscono la base normativa europea e sono integrati da norme e disposizioni nazionali che ne definiscono i diversi aspetti, sia tecnici che amministrativi.

Per ottenere le certificazioni alimentari ed entrare a far parte del mercato BIO, l’impresa agroalimentare deve sottoporsi ad un processo iniziale di verifica e, in caso di parere favorevole, a successivi periodici controlli che attestino la conformità alle disposizioni contenute nella normativa europea e nazionale.

In particolare, gli operatori che producono, preparano, immagazzinano o importano da un Paese terzo i prodotti biologici devono:

  • notificare l’inizio della propria attività e le eventuali successive variazioni, tramite il Sistema Informativo Biologico (SIB), istituito nel 2012 e che utilizza l’infrastruttura del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN).
  • costituire il Fascicolo Aziendale quale atto preliminare alla presentazione della notifica.
  • stampare ed inviare la notifica alla Regione di competenza con raccomandata A/R.

Al termine della procedura di compilazione della notifica viene attribuito un numero di identificazione ed avviate la fase istruttoria e l’attività di controllo da parte dell’Organismo di Certificazione indicato in notifica.

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) per gli importatori e le Regioni per gli altri operatori biologici, all’esito positivo dei controlli effettuati dagli Organismi di Certificazione e delle verifiche di competenza, chiudono il procedimento e procedono all’iscrizione dell’operatore negli elenchi delle aziende assoggettate al sistema di controllo.

Tali controlli non sono effettuati direttamente dall’Autorità Competente (MiPAAF), ma Organismi di Controllo da essa autorizzati e che le aziende stesse hanno facoltà di scegliere. Gli Organismi di Controllo sono a loro volta soggetti a verifiche da parte del MiPAAF tese ad accertare l’indipendenza, oggettività ed efficacia dei controlli effettuati.

La frequenza e la natura dei controlli cui l’azienda agroalimentare può essere soggetta sono determinate in base ad una valutazione del rischio di irregolarità e di infrazioni e, tranne specifici casi, in numero di almeno uno l’anno.

Solo il prodotto per il quale viene riconosciuta l’idoneità da parte dell’Organismo di Controllo può avvalersi del logo biologico europeo. Per i prodotti italiani l’etichetta deve indicare inoltre il numero di riferimento attribuito dal MiPAAF all’Organismo di Controllo preceduto dal termine BIO e dalla sigla IT e dalla dicitura:

“Organismo di Controllo autorizzato dal MiPAAF” nonché il codice identificativo dell’operatore attribuito dall’Organismo di Controllo preceduto dalla dicitura: “operatore controllato n…..”.

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto Vegan?

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Contrariamente a quanto descritto per i prodotti BIO, non esistono disposizioni obbligatorie o norme di legge per i prodotti Vegan.certificazioni-alimentari-vegan

La certificazione di un prodotto Vegan si basa su regole stabilite da privati quali imprese, organizzazioni, associazioni, enti di certificazione, ecc, che le aziende sono tenute ad osservare al fine dell’ottenimento e dell’utilizzo del marchio di riconoscimento Vegan per un determinato prodotto.

L’insieme di regole e procedure è generalmente contenuto in disciplinari tecnici/standard la cui osservanza da parte delle imprese è spesso (ma non sempre) affidata a
d enti di certificazione incaricati dal proprietario del marchio.

L’iter certificativo per un prodotto Vegan, pertanto, dipende dal marchio Vegan che l’impresa alimentare sceglie per il proprio prodotto.

Esistono diversi marchi di riconoscimento di prodotti Vegan, ciascuno con un proprio disciplinare; in alcuni casi il rispetto del disciplinare è autocertificato dall’impresa alimentare stessa, in altri invece, sottoposto a verifica da parte di strutture terze/enti di certificazione incaricati dal titolare del marchio.

Sebbene esistano pertanto differenze anche significative tra i diversi marchi, alcuni elementi sono ovviamente comuni. Tra essi ricordiamo:

  • l’assenza di ingredienti di origine animale che contraddistingue tutti i prodotti Vegan e che è conseguenza del rifiuto di ogni forma di sfruttamento e uccisione degli animali, il principio di ispirazione alla base della filosofia vegan (applicabile non solo agli alimenti).
  • il divieto all’utilizzo di sostanze e materiali ottenuti o derivati da OGM (sia di origine animale che vegetale).
  • la predisposizione di specifiche procedure per il prodotto vegano, relative all’approvvigionamento delle materie prime, qualifica fornitori, valutazione del rischio per il pericolo di contaminazioni con prodotti/ingredienti convenzionali, ecc.

In conclusione, il mercato dei prodotti biologici e vegani, sostenuto dai nuovi stili di vita e di alimentazione, rappresenta oggi un’opportunità per le aziende alimentari.

Gli operatori di settore che vogliano indirizzare le proprie produzioni verso questi due mercati possono senz’altro indirizzarsi, in primo luogo, verso la formazione e l’informazione, vale a dire indirizzarsi nel raccogliere tutte quelle informazioni preliminari che possano poi permettere di valutare gli eventuali vantaggi di questi due mercati emergenti e delle relative certificazioni alimentari , e quindi di rispondere in modo tempestivo ed efficace alle nuove richieste di consumatori sempre più al passo con i tempi.

 

2018-03-19T14:57:03+02:0002 Marzo 2016|

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