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Controllo ufficiale micotossine negli alimenti

Ecco il nuovo piano nazionale

La Direzione generale per l‘igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione (Ufficio 6 DGISAN) del Ministero della Salute ha pubblicato il piano nazionale di controllo ufficiale delle micotossine negli alimenti.

Si tratta di un piano di campionamento ufficiale dalla durata triennale (2016 – 2018) attraverso il quale l’Italia assolve all’obbligo di applicare la legislazione alimentare europea controllandone il rispetto da parte degli OSA.

Le risultanze di tale attività di controllo permetteranno di valutare l’esposizione del consumatore italiano alle micotossine e costituiranno pertanto la base per una rivalutazione dei rischi, qualora necessario.

Prima di esaminare alcuni punti del piano di campionamento nazionale delle micotossine è bene ricordare alcuni aspetti di questa classe di contaminanti chimici.

 

Cosa sono le micotossine?

Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da alcune specie di funghi appartenenti prevalentemente ai generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium.

Tali funghi possono contaminare le colture (principalmente cereali) e in condizioni favorevoli di temperatura e umidità proliferare e produrre queste pericolose sostanze.

Gli effetti tossici delle micotossine sono diversi a seconda della specifica sostanza e dipendono da numerosi fattori.

Alcune micotossine sono cancerogene, altre epatotossiche, altre ancora mutagene; uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del 2015 ha evidenziato come le aflatossine e le fumonisine, oltre ad essere causa di intossicazioni e cancro, sono una probabile causa degli alti livelli di riduzione della crescita nei bambini nelle popolazioni dei paesi in via di sviluppo (in particolare in alcune regioni dell’Africa, Asia e America latina) dove il livello di assunzione di tali sostanze è superiore ai limiti massimi stabiliti dalle norme esistenti in altri paesi (es. Unione Europea).

(per approfondimenti “ll rischio da muffe e micotossine nel cibo”)

analisi chimiche micotossine

 

Quanto sono diffuse le micotossine negli alimenti distribuiti in Europa?

Il problema micotossine, anche se in misura nettamente minore rispetto ai paesi i via di sviluppo, esiste anche da noi.

Nel 2015, le principali categorie di alimenti non conformi notificati in Europa attraverso il sistema di “Rapid Alert System on Food and Feed” sono state quelle in cui le non conformità hanno riguardano i contaminanti chimici, in particolare le micotossine (496 notifiche su un totale di 2967).

Una situazione dunque da tenere sotto costante controllo sia per la dimensione del fenomeno che per la gravità degli effetti tossici sulla salute umana.

In ottemperanza a quanto stabilito dalla legislazione comunitaria (reg. CE 882/04), l’Italia, attraverso il Ministero della Salute ha elaborato quindi un piano nazionale di controllo ufficiale delle micotossine.

 

Quali sono i principali aspetti del piano di campionamento nazionale delle micotossine?

 

Il primo aspetto degno di nota riguarda il significato di tale attività di campionamento inteso come una delle modalità attraverso la quale l’Autorità competente verifica l’efficacia del controllo dei contaminanti da parte degli OSA.

In altri termini, viene ribadita la responsabilità primaria dell’operatore del settore alimentare di controllare e gestire anche questo tipo di contaminazione “intesa come presenza o introduzione di un pericolo” richiamando gli obblighi e le responsabilità sanciti dal reg. CE 852/04.

Un secondo aspetto riguarda invece l’attribuzione di compiti e funzioni delle diverse Autorità competenti nell’attuazione del piano di campionamento.

In particolare:

  • il Ministero della Salute è responsabile del coordinamento dell’attività di controllo e dell’elaborazione annuale delle sue risultanze.
  • le Regioni e le Province Autonome devono programmare e coordinare le attività di controllo sul territorio di loro competenza.
  • le Asl devono programmare, coordinare ed effettuare le attività di controllo nei territori di loro competenza (per i prodotti di importazione la competenza è degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera e dei servizi territoriali per l’assistenza sanitaria al personale navigante ed aeronavigante).
  • le analisi di laboratorio e l’inserimento dei dati nel sistema NSIS (nuovo sistema informativo sanitario) sono di responsabilità degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, delle ARPA e delle ASL.
  • l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è indicato come laboratorio nazionale di riferimento per le micotossine. l’ISS supporta inoltre il Ministero nel coordinamento, nell’elaborazione delle risultanze dei controlli ufficiali e nella rivalutazione dei rischi.

Il terzo aspetto del piano nazionale di controllo ufficiale delle micotossine riguarda la sua articolazione con l’indicazione di obblighi e raccomandazioni nell’ambito della:

  1. programmazione regionale e delle province autonome

In ottemperanza al piano nazionale, ogni Regione o Provincia autonoma deve elaborare un piano regionale/provinciale di controllo con la designazione sia di un referente per il coordinamento regionale/provinciale sia di uno o più laboratori che possono eseguire le analisi.

  1. descrizione del procedimento di categorizzazione dei rischi

Vengono fornite indicazioni relative alle matrici alimentari più a rischio, ai punti della filiera alimentare  strategici ai fini del controllo e alle situazioni specifiche rispetto alle quali è necessario aumentare il livello di attenzione.

Sebbene infatti i prelievi debbano essere effettuati in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari, il piano nazionale di controllo ufficiale delle micotossine raccomanda di focalizzare i controlli nelle prime fasi della filiera alimentare (molini, centri di stoccaggio delle aziende di trasformazione, grossisti) concentrando i controlli sulle combinazioni matrice alimentare/micotossina riportati nella tabella seguente:

combinazione micotossine negli alimenti per matrice alimentare gruppo maurizi

3. ripartizione dei campioni di matrici alimentari per ogni Regione/Provincia autonoma secondo il programma di monitoraggio ed il programma di sorveglianza.

I due programmi presentano differenze sostanziali sia in termini di strategia di campionamento che di obiettivi.

In particolare, il programma di monitoraggio ha l’obiettivo di far emergere situazioni a rischio mediante attività di campionamento random di prodotti alimentari, per cui i campioni sono ripartiti in modo casuale fra gli OSA che insistono nel territorio della Regione/provincia autonoma.

Il programma di sorveglianza mira invece al controllo di specifiche situazioni a rischio attraverso campionamenti mirati.

Nel programma di sorveglianza pertanto, i campioni da analizzare vengono assegnati dalle Autorità regionali alle ASL competenti per territorio in base alle specifiche realtà territoriali e sulla base di una valutazione del rischio che tiene conto dei prodotti alimentari, dei contaminanti a maggior rischio per i consumatori, delle criticità delle imprese alimentari (in base alle valutazioni dell’Autorità competente).

Per l’attuazione del programma di sorveglianza vengono inoltre presi in considerazione elementi quali il numero di abitanti per Regione o Provincia autonoma e le quote di consumo per area geografica di un particolare alimento a rischio.

Ad esempio, regioni densamente popolate quali Lombardia, Lazio e Campania sono le regioni per le quali il piano prevede il maggior numero minimo di campioni da effettuarsi per anno (rispettivamente 160, 96 e 96) con tipologia e numero di campioni per coppia “micotossina/matrice alimentare” che prende in considerazione abitudini di consumo e imprese alimentari tipiche del  territorio.

Infine, degno di nota è il fatto che il piano nazionale di controllo ufficiale delle micotossine dedichi specifici paragrafi all’esecuzione del campionamento, ribadendone aspetti cogenti (reg. CE n. 401/06 e s.m.i.) e sottolineando l’importanza della formazione del personale dell’Autorità Competente anche in ambito strettamente analitico, al fine di garantire l’accuratezza dei dati forniti.

 

 

 

2018-03-19T14:56:47+02:0010 Gennaio 2017|

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