I costi del sistri e le ragioni delle aziende

70 milioni di euro è il costo sostenuto da 325.470 imprenditori italiani per iscriversi al Sistri, il sistema telematico per la tracciabilità dei rifiuti pericolosi, acquistare oltre 500mila chiavette usb e quasi 90mila black box e montarle sui propri mezzi.

Oltre ai costi per formare il personale ed organizzare ad hoc le attività produttive, insomma per adeguarsi ad un sistema in realtà mai partito.

Mettiamoci in più le difficoltà che le aziende affrontano in questo momento e si capisce perché le associazioni di categoria sono scese sul piede di guerra per ottenere tramite azioni legali la restituzione da parte del ministero dell’Ambiente di quanto le aziende hanno versato in questi ultimi due anni.

“Abbiamo sempre denunciato le inefficienze e gli inutili costi del Sistri per le imprese chiamate ad attuarlo – dichiarano Cna, Confartigianato, Casartigiani e Confesercenti – Chiediamo una revisione profonda e strutturale del sistema, per semplificare il quadro normativo e le procedure e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza. In attesa che il sistema possa davvero funzionare, intraprenderemo azioni legali necessarie nei confronti del ministero dell’Ambiente per restituire, alle nostre imprese, risorse che sono quanto mai importanti in questo momento di grave crisi”.

Si associa Confcommercio che chiederà il rimborso, non solo dei contributi Sistri finora versati, ma anche dei costi sostenuti dalle imprese aderenti per implementare il sistema di traciamento.

Il presidente della commissione consiliare Ambiente ed Energia di Confcommercio, Luigi Bianchi, spiega:

“Con l’azione giudiziaria chiederemo il ristoro degli effetti negativi sul sistema produttivo collegati all’introduzione del Sistri, tra i quali si evidenzia la restituzione del contributo versato negli ultimi due anni, per la parte relativa alla quota destinata a garantire il funzionamento di un sistema che non è mai divenuto operativo. In attesa che il sistema possa davvero funzionare l’azione si concretizzerà nella richiesta di risarcimento del danno quantificabile nella diminuzione del patrimonio dei soggetti tenuti ad iscriversi al Sistri a fronte del mancato funzionamento del sistema”.

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Per avere un’idea di quanto ha inciso tutto questo su un imprenditore basti pensare che un trasportatore di medie dimensioni ha dovuto spendere nei due anni 35mila euro tra contributi versati, costi per montaggio black box e danno stimato per il fermo automezzi.

Intanto il Ministero va per la sua strada. Formazione, aggiornamento di documenti e altro sul sito ufficiale del Sistri dove ci sono persino informazioni per chi desidera partecipare, dal 28 novembre al 2 dicembre 2011, alla seconda sessione di corsi riservati alle officine interessate all’autorizzazione all’installazione delle black box.

Gli operatori del settore rimangono a guardare, in fondo il 9 febbraio è ancora lontano e, vista la situazione, probabilmente non rimarrà la data definitiva di inizio operatività del Sistri.

Il presidente di Confartigianato di Enna sottolinea che “sono sempre state denunciate le inefficienze e gli inutili costi del Sistri per le imprese obbligate ad attuarlo. Ed allora si chiede una revisione del sistema per semplificare le procedure e il quadro normativo e rendere il Sistri uno strumento di semplice utilizzo, realmente efficace per contrastare le ecomafie e fondato su criteri di trasparenza ed efficienza. Il paradosso, inoltre, sta nel fatto che ci sono titolari di imprese che due anni fa sono stati obbligati ad adeguarsi ad una norma che non è mai stata operativa per le inefficienze tecniche del sistema; tra questi ci sono imprenditori che hanno raggiunto i requisiti d’anzianità contributiva e quindi non esercitano più l’attività ma che comunque hanno sostenuto dei costi per un servizio mai utilizzato”.

La Confartigianato ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, per spiegare in quale realtà si vive nel territorio siciliano ed ennese in particolare.

“Desta ancor più preoccupazione e delusione che il ministro, in quanto siciliana e consapevole della crisi che si vive nel territorio, non intervenga con norme a favore delle piccole imprese”.