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Cromo nelle acque potabili: i limiti imposti dalla normativa

By 14 Dicembre 2023Sicurezza Alimentare4 min read
cromo nelle acque proroga nuovi limiti

Con il Decreto del Ministero della Salute del 14 Novembre 2016 era stato normato il limite di 10 µg/l del cromo esavalente nelle acque potabili in attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano, integrando e modificando il D. Lgs 31/2001. 

Ora il D. Lgs 31/2001 è stato abrogato dal D. Lgs 18/2023, mentre il Decreto del Ministero della Salute del 30 giugno 2021 ha fissato il valore di parametro a 25 µg/l per le acque in bottiglia e 50 µg/l per le altre acque, in deroga fino al 12 gennaio 2026. Questo valore si allinea alla nuova direttiva europea (UE) 2020/2184, che prevede l’adozione di un valore di parametro per il cromo totale di 25 µg/l, da soddisfarsi al più tardi entro il 12 gennaio 2036. 

Si tratta di una normativa preziosa per la tutela della salute collettiva, sulla quale il Ministero e l’Unione Europea vigilano costantemente per garantire che le acque che beviamo tutti i giorni siano idonee al consumo e priva di metalli pesanti, quali appunto il cromo esavalente.

Cosa si intende per cromo esavalente?

Il cromo è un metallo moto diffuso in natura e sappiamo bene dove si trova: lo ritroviamo nelle acque e negli alimenti sia come conseguenza di processi naturali che di attività umane. Le forme più stabili e comuni del cromo sono il cromo trivalente, Cr (III), e il cromo esavalente, Cr (VI). 

Per capire cos’è il cromo esavalente è fondamentale capire la differenza con il trivalente: infatti, mentre il cromo trivalente non è pericoloso per la salute (se non in dosi elevate) e riveste anche ruoli importanti nel metabolismo dei principali nutrienti (grassi, glucosio, proteine), il cromo esavalente è invece genotossico e cancerogeno per inalazione (classificazione IARC – International Agency for Research on Cancer: Gruppo 1 – Cancerogeno per l’uomo). 

Il cromo esavalente è un metallo ampiamente utilizzato in ambito industriale (metallurgico, tessile, chimico) e la sua solubilità in acqua lo rende particolarmente pericoloso come contaminante ambientale delle risorse idriche destinate al consumo umano. 

Gli effetti del cromo esavalente sulla salute

Gli effetti sulla salute legati all’esposizione a sostanze contenenti cromo dipendono prevalentemente dalla forma in cui si trova il cromo e dalle caratteristiche chimico-fisiche della sostanza che lo contiene, ma la fascia di popolazione più a rischio rispetto al cromo esavalente è quella dell’infanzia, in particolare neonatale. 

Generalmente, gli effetti del cromo sul corpo umano sono associati all’insorgenza di tumori in seguito all’inalazione o all’esposizione per via cutanea. Il cromo è quindi un metallo decisamente pericoloso per la salute umana e il suo assorbimento può avere effetti sensibilizzanti quali la dermatite allergica da contatto. 

Invitiamo ad approfondire l’argomento presso il portale dell’Istituto Superiore di Sanità e raccomandiamo di contattare il medico di base in caso di sospetto contatto con cromo esavalente.

Come eliminare il cromo dall’acqua?

Purificare l’acqua potabile dai metalli pesanti non è un’operazione che si possa fare in casa, ad esempio mediante caraffe filtranti o filtri apposti direttamente sul miscelatore. Affinché l’acqua possa essere considerata idonea al consumo umano è necessario eliminare il cromo dall’acqua, prelevando dapprima dei campioni da osservare in laboratorio per verificare se effettivamente vi è presenza di cromo in acqua. 

Se l’esito delle analisi consente di individuare il cromo in acqua, bisogna procedere su scala industriale con la riduzione in ambiente acido, dove si ha la formazione dell’idrossido di cromo insolubile, operando per filtrazione. 

A seguito della bonifica, vengono prelevati nuovi campioni da analizzare in laboratorio per garantire che non vi sia più traccia di cromo esavalente o altri metalli dannosi per la nostra salute. 

Come verificare la presenza di cromo in acqua?

Per individuare il cromo in acqua è necessario procedere con le analisi di laboratorio, in grado di confermare o smentire la presenza di cromo esavalente. 

Il cromo esavalente può essere misurato utilizzando il metodo colorimetrico della difenilcarboidrazide. Dopo aver prelevato un campione di acqua, si procede direttamente in laboratorio aggiungendo la 1,5-difenilcarbazide al un campione in condizioni acide e osservare la reazione: infatti, il campione assumerà una colorazione violacea quando è presente cromo esavalente. Il grado di colorazione è direttamente proporzionale alla concentrazione di cromo esavalente nel campione. 

Cromo esavalente nell’acqua potabile: cosa dice la normativa e quali sono i nuovi limiti sul cromo nell’acqua?

Le norme sull’acqua potabile sono state recentemente aggiornate dal D. Lgs 18/2023 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2023. Questo Decreto attua la direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. 

Questa normativa fissa il valore limite del cromo a 25 µg/l per le acque in bottiglia e 50 µg/l per le altre acque, specificando che  

Il valore di parametro del cromo deve essere soddisfatto al più tardi il 12 gennaio 2026. Il valore di parametro del cromo fino al 11 gennaio 2026 è pari a 50 g/l. 

Inoltre, viene chiarito che  

nell’attuazione delle misure intese a garantire il raggiungimento del valore in questione, deve darsi gradualmente priorità ai punti in cui la concentrazione di cromo nelle acque destinate al consumo umano è più elevata e l’origine non è geogenica. 

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