Il nuovo regolamento sul cadmio negli alimenti :

Dal 2 giugno è entrato in vigore il Regolamento Ue n.488/2014 che modifica il regolamento 1881/06 concernente i tenori massimi di cadmio nei prodotti alimentari.

Il cadmio è uno dei metalli che come l’arsenico, il piombo e il mercurio rientra tra i composti chimici che si trovano in natura.

cadmio negli alimentiL’esposizione ai contaminanti, benché sgradita, non può essere evitata.

La fonte principale di esposizione al cadmio, per la popolazione in genere, ad eccezione dei fumatori, è rappresentata dagli alimenti.

Per tale motivo nel 2009 il gruppo CONTAM dell’Efsa ha effettuato una valutazione del rischio da cadmio presente negli alimenti e ha stabilito una dose settimanale tollerabile (TWI) di 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo.

Gli alimenti con maggior concentrazione di cadmio riscontrata:

Sempre a quanto dicono i tecnici, i gruppi di alimenti che contribuiscono in modo prevalente all’esposizione alimentare al cadmio, se consumati in quantità elevate, sono:

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  • i cereali e i prodotti a base di cereali,
  • gli ortaggi,
  • la frutta a guscio,
  • le leguminose,
  • le radici amilacee,
  • le patate,
  • la carne e i prodotti a base di carne.

 

Le maggiori concentrazioni di cadmio si sono riscontrate in prodotti quali:

  1. le alghe marine,
  2. il pesce e i frutti di mare,
  3. il cioccolato,
  4. gli alimenti per usi dietetici speciali,
  5. funghi, semi oleosi e frattaglie commestibili.

 

Attualmente, secondo il parere dell’Efsa, l’esposizione media al cadmio degli adulti attraverso la dieta si aggira intorno a questo valore e l’esposizione di determinati sottogruppi, quali i vegetariani e i fumatori, potrebbe essere superiore.

Tuttavia il rischio di effetti nocivi, anche nei gruppi con livelli di esposizione superiori alla TWI, è estremamente basso dice l’Efsa, poiché la TWI non è basata su danni renali effettivi, ma su un indicatore precoce di cambiamenti nella funzionalità renale che suggerisce un possibile danno ai reni in futuro.

E’ improbabile che si verifichino effetti nocivi in un individuo con l’esposizione dietetica corrente, ma vi è tuttavia la necessità di ridurre l’esposizione al cadmio a livello di popolazione in genere.