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Come risparmiare sulla spesa: scopri le 10 regole fondamentali

By 7 Novembre 2024Sicurezza Alimentare14 min read
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Capita sempre più spesso di sentire al telegiornale, per radio o dal vicino di casa come il carovita influisca sulla quotidianità di tutte e tutti noi. Fra i costi più elevati che incidono sul budget personale e familiare, vi è senza dubbio la spesa settimanale. 

Stando ai dati forniti dall’ISTAT, nel 2023 la stima della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.738 euro, in aumento (+4,3%) rispetto ai 2.625 euro del 2022. Dal momento che tale incremento non corrisponde a un aumento del tenore di vita, in questo articolo abbiamo stilato un decalogo che pensiamo sarà utile a lettrici e lettori per imparare qualche trucchetto per risparmiare sulla nostra spesa quotidiana. 

Vediamo quali sono le 10 regole fondamentali della spesa sicura e intelligente.

1. Fare la lista della spesa completa

Può sembrare una stupidaggine, ma stilare una lista di quello di cui abbiamo veramente bisogno può fare la differenza. Infatti, la prima regola per una spesa sicura non può che riguardare ciò che già si ha in casa: controllare le rimanenze, nel frigo e nella dispensa, aiuta ad avere le idee chiare sulle reali esigenze. Verificare, poi, la data di scadenza degli alimenti deperibili e quella di preferibile consumo, nonché l’integrità delle confezioni degli alimenti che avete ancora in frigorifero/dispensa. 

Fatte queste opportune verifiche preliminare, possiamo dedicarci alla stesura della lista della spesa perfetta, in modo tale da evitare sprechi economici e alimentari. Si pensi che, per dare una mano ai consumatori, oggi esistono moltissime app gratuite da istallare direttamente sullo smartphone che consentono di stilare una lista della spesa intelligente e addirittura di poterla condividere con i membri della famiglia così da avere visibilità totale sulla spesa condivisa. 

Lista della spesa settimanale: come pianificarla?

Ciascuno organizza la propria dispensa e il proprio frigo secondo specifiche esigenze, ma ci sono delle regole che possiamo fare nostre per allestire una lista della spesa sana e salutare, e soprattutto funzionale. 

Per evitare di mettere prodotti a casaccio nel nostro carrello, è indispensabile compilare la lista della spesa in modo tale che, non appena entriamo, sappiamo bene cosa comprare al supermercato. Affinché questo sia possibile è bene che: 

  1. Compiliamo una lista di ingredienti abituali, suddivisi fra breve e lunga scadenza, cosicché sappiamo di cosa dobbiamo fare realmente “rifornimento” per la settimana; 
  2. Dividiamo gli ingredienti freschi da quelli a lunga conservazione, in modo tale da capire alla prima occhiata di quali prodotti possiamo fare scorta senza correre il rischio che vadano gettati; 
  3. Accanto a ogni prodotto, indichiamo sempre la quantità effettiva che ci occorre, proprio per evitare inutili sprechi; 
  4. Ordiniamo la lista per categorie, ad esempio frutta e vegetali, latticini, proteine animali, bevande, detersivi e prodotti per la casa. In questo modo eviteremo di fare avanti e indietro fra le corsie del supermercato. 

2. Riconoscere le vere promozioni al supermercato

Attenzione alle offerte! Se è vero che molto spesso le promozioni ci aiutano a risparmiare qualche soldino, è altrettanto vero che possono indurre bisogni che non abbiamo. Dobbiamo sempre fare attenzione ad acquistare i prodotti nel numero che effettivamente sono in linea con i nostri consumi: fare grandi scorte di alimenti che non occorrono potrebbe portarci a un mancato utilizzo e quindi a un successivo spreco. 

Per evitare questo rischio e risparmiare veramente al supermercato, possiamo consultare anticipatamente il volantino delle offerte, evidenziando i prodotti di cui abbiamo realmente bisogno. Un’altra attenzione che vale la pena porre è ai prezzi al chilo: accecati dagli sconti al supermercato, potremmo lasciarci ingannare dal prezzo complessivo, senza fare attenzione alle quantità. Per capire quale prodotto è veramente più conveniente dobbiamo concentrarci sul prezzo al chilo indicato sul cartellino, generalmente in un formato molto piccolo. Con un piccolo sforzo di lettura, potremo sapere con certezza se l’offerta in corso corrisponde davvero al miglior prezzo d’acquisto. 

3. Leggere le etichette dei prodotti

Le etichette sono elementi fondamentali per il fine della spesa sicura, poiché offrono una vasta gamma di informazioni che ci possono guidare nella scelta. 

Soffermandoci sulla confezione, infatti, possiamo notare che, oltre al nome e ad accattivanti immagini posizionate ad hoc per attirare la nostra attenzione, si trovano una serie di informazioni che permettono di orientarci circa la composizione del prodotto e di capire se è davvero quello che fa per noi. Sul packaging sono riportati una serie di simboli, che ci aiutano nello smaltimento della confezione una volta finito il prodotto: è la cosiddetta etichetta ambientale, obbligatoria dal 1° gennaio 2023 ai sensi del D.Lgs. 116/2020, e riguarda per l’appunto la corretta gestione del rifiuto derivante dall’imballaggio al termine del suo utilizzo. 

Solo per fare un esempio, sulla confezione sarà possibile trovare delle sigle che indicano il materiale di cui è composta, così da capire come smaltirla, in base alle disposizioni del proprio Comune di appartenenza; giusto per citarne qualcuna: 

  • AL per l’alluminio  
  • ACC per la banda stagnata       
  • PET per il poletilentereftalato 
  • PP per il polipropilene 
  • PE per il polietilene 
  • PS per il polistirene 
  • PVC per il polivinilcloruro 
  • PI per i poliaccoppiati  
  • PT per il poliestruso 
  • CA per la carta 

Etichette dei prodotti alimentari

Quando parliamo di etichettatura alimentare non possiamo non rivolgerci che al Regolamento UE 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.  

Ogni prodotto alimentare immesso sul mercato dell’Unione Europea deve presentare sulla confezione un’apposita etichetta che riporti una serie di informazioni obbligatorie: 

  1. la denominazione dell’alimento; 
  2. l’elenco degli ingredienti; 
  3. qualsiasi ingrediente che provochi allergie o intolleranze; 
  4. la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti; 
  5. La quantità netta dell’alimento; 
  6. il termine minimo di conservazione o la data di scadenza; 
  7. le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego; 
  8. il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare; 
  9. il paese d’origine o il luogo di provenienza; 
  10. le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento; 
  11. per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo; 
  12. una dichiarazione nutrizionale. 

Per essere certi di acquistare prodotti sani al supermercato, è bene dedicare qualche minuto del nostro tempo alla lettura dell’etichetta degli alimenti, ad esempio per consultare la lista degli ingredienti e verificare se stiamo facendo davvero una spesa sana per la nostra alimentazione.  

Etichette dei prodotti chimici

L’etichettatura dei prodotti chimici all’interno dell’Unione Europea è armonizzata dal cosiddetto Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging), ovverosia il Regolamento (CE) n. 1272/2008, il quale stabilisce il sistema di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche. 

Secondo tale normativa, l’etichetta dei prodotti chimici deve essere saldamente attaccata a una o più superfici dell’imballaggio e deve includere le seguenti informazioni obbligatorie: 

  1. nome, indirizzo e numero di telefono del fornitore; 
  2. quantità nominale della sostanza o miscela contenuta negli imballaggi messi a disposizione del pubblico (se tale quantità non è indicata altrove nell’imballaggio); 
  3. identificatori del prodotto; 
  4. ove applicabile, pittogrammi di pericolo, avvertenze, indicazioni di pericolo, consigli di prudenza e informazioni supplementari previste da altre normative. 

Lo stesso Regolamento specifica anche che l’imballaggio di un prodotto chimico venduto presso il consumatore non deve attirare o risvegliare la curiosità dei bambini, ma anzi riportare specifiche diciture che li tutelino (ad esempio, “tenere lontano dalla portata dei bambini”). Per lo stesso motivo, la confezione non deve avere una presentazione o un disegno simili a quelli utilizzati per i prodotti alimentari, per i mangimi animali o per i cosmetici, in modo tale da non indurre in errore. 

Per i cosmetici, infatti, vale un discorso diverso di etichettatura, che è regolamentata dall’articolo 19 del Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio. Qui è indicato l’elenco di informazioni obbligatorie da fornire sulle etichette dei cosmetici: 

  • il nome o la ragione sociale e l’indirizzo della persona respon­sabile; 
  • il contenuto nominale al momento del confezionamento; 
  • la data fino alla quale il prodotto cosmetico, stoccato in condizioni adeguate, continuerà a svolgere la sua funzione ini­ziale; 
  • le precauzioni particolari per l’impiego; 
  • il numero del lotto di fabbricazione o il riferimento che per­ metta di identificare il prodotto cosmetico; 
  • la funzione del prodotto cosmetico; 
  • l’elenco degli ingredienti. 

4. Controllare la data di scadenza dei prodotti

Che si tratti di alimenti, cosmetici o detersivi, ogni prodotto ha una sua data di scadenza. La data di scadenza indica generalmente il giorno entro cui il prodotto deve essere consumato. Verificare la data di scadenza dei prodotti deperibili ci permette di valutare se, in quell’arco di tempo, è ancora effettivamente possibile consumare il prodotto senza incorrere in rischi per la nostra salute.  

È necessario fare però una precisazione: la data di scadenza non è la stessa cosa del termine minimo di conservazione, come avremo modo di vedere nel paragrafo seguente. Qui ci basta sapere che la data di scadenza è generalmente espressa con la dicitura “da consumarsi entro il gg/mm/aa”, data che indica tassativamente il momento in cui quel prodotto per nessuna ragione (anche se conservato perfettamente) è consumabile in sicurezza. 

Perché la scadenza è così importante? Ovviamente perché consumare cibo scaduto può essere un pericolo per la nostra salute, così come adoperare prodotti cosmetici scaduti può arrecare danni alla nostra pelle. 

5. Controllare il TMC dei prodotti

Con termine minimo di conservazione (TMC) facciamo riferimento alla data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Il TMC è generalmente espresso con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il mm/aa” o “fine aaaa”.  

Questo vuol dire che, superata quella data, non è detto che il prodotto sia necessariamente da buttare; se conservato in maniera opportuno, potrebbe ancora essere buono, ma potrebbe presentare caratteristiche organolettiche alterate, per quanto non pericolose. Al fine della spesa sicura, quindi, valutate bene se in quell’arco di tempo potrete effettivamente consumare il prodotto, effettuando un’ispezione visiva e olfattiva prima ancora di ingerirlo. 

Quale è la differenza tra scadenza e TMC?

Come accennavamo poc’anzi, vi è una differenza fra data di scadenza e termine minimo di conservazione. Quando parliamo di “prodotti scaduti” vogliamo dire che hanno superato il limite di durabilità, anche detta “shelf life”. Questa informazione, come si è visto, può essere fornita o tramite TMC o con data di scadenza. Le differenze sono sostanziali: 

  1. Il TMC si riferisce alla data fino a cui il prodotto conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione ed è indicato con espressioni quali “da consumarsi preferibilmente entro il …”, o “da consumarsi preferibilmente entro fine …”; 
  2. La data di scadenza invece è usata sui prodotti rapidamente deperibili, per i quali il consumo oltre alla data indicata potrebbe costituire un pericolo per la salute umana. Per questo motivo, è indicata con la dicitura “da consumare entro …”, seguita dalla data esatta (giorno, mese ed eventualmente anno) oltre la quale non è più possibile consumare in sicurezza il prodotto.

6. Leggere gli ingredienti del prodotto

Leggere la lista degli ingredienti, così come prevista dal sopramenzionato regolamento UE 1169/2011, ci aiuta a sapere cosa stiamo comprando, e quindi cosa mangeremo. Gli ingredienti, per legge, devono essere messi in ordine ponderale decrescente: vuol dire che i primi ingredienti dell’elenco costituiscono il quantitativo maggiore del prodotto. 

La buona regola di leggere gli ingredienti non vale solo per gli alimenti, ma anche per i cosmetici. L’etichettatura degli ingredienti nei cosmetici segue una norma internazionale chiamata “INCI” (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Anche in questo caso, ricordiamo che per leggere l’INCI correttamente è bene focalizzarsi sui primi quattro o cinque ingredienti, dal momento che la legge 713/86 obbliga i produttori a indicare gli ingredienti del prodotto in ordine decrescente fino all’1%. Per questo motivo, probabilmente il primo ingrediente che incontreremo sarà l’acqua. 

Un discorso a parte meritano poi gli ingredienti dei prodotti biologici, i quali posseggono una propria specifica etichettatura. Infatti, oltre agli obblighi previsti dal Regolamento UE 1169/2011, il biologico è normato dal Regolamento (UE) 2018/848, il quale prevede l’apposizione di un logo specifico per tutti quei prodotti che rispettino le norme di produzione biologiche. Probabilmente lo abbiamo visto centinaia di volte, senza neppure farci caso, ma il simbolo che ci permette di distinguere prodotti realmente “bio” da quelli che vogliono solo fare greenwashing è un rettangolino verde chiaro, al cui interno è inscritta una fogliolina bianca trapunta di stelle. 

7. Valutare la presenza di allergeni nel prodotto

Se siete intolleranti o allergici a qualche sostanza, è bene leggere con cura l’elenco degli ingredienti. Sempre secondo il Regolamento UE 1169/11, i prodotti confezionati devono obbligatoriamente mettere gli allergeni in evidenza nella lista degli ingredienti con apposita formattazione speciale (ad esempio, usando il grassetto o un colore diverso). 

Presenza di allergeni nei prodotti alimentari

In ambito alimentare, sono 14 le sostanze che scatenano allergie o intolleranze che devono necessariamente essere contrassegnate: 

  1. Cereali contenenti glutine, cioè grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati e prodotti derivati; 
  2. Crostacei e prodotti a base di crostacei; 
  3. Uova e prodotti a base di uova; 
  4. Pesce e prodotti a base di pesce; 
  5. Arachidi e prodotti a base di arachidi; 
  6. Soia e prodotti a base di soia; 
  7. Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio); 
  8. Frutta a guscio, vale a dire:  
  9. mandorle (Amygdalus communis L.) 
  10. nocciole (Corylus avellana) 
  11. noci (Juglans regia) 
  12. noci di acagiù (Anacardium occidentale) 
  13. noci di pecan [Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch] 
  14. noci del Brasile (Bertholletia excelsa) 
  15. pistacchi (Pistacia vera) 
  16. noci macadamia o noci del Queensland (Macadamia ternifolia); 
  17. Sedano e prodotti a base di sedano; 
  18. Senape e prodotti a base di senape; 
  19. Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo; 
  20. Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro in termini di SO2 totale da calcolarsi per i prodotti così come proposti pronti al consumo o ricostituiti conformemente alle istruzioni dei fabbricanti; 
  21. Lupini e prodotti a base di lupini; 
  22. Molluschi e prodotti a base di molluschi. 

Questa lista di allergeni rilevanti nel cibo ci aiuta a capire quanto siamo importante indicarli correttamente nelle etichette e nei menù. Infatti, tanto gli stabilimenti di produzioni quanto le cucine dei ristoranti devono tutelare il consumatore dal rischio di contaminazione crociata, che potrebbe avere conseguenze gravi sulla salute dei soggetti sensibili. Per imparare come trattare il cibo contenente allergeni è necessario che il personale segua corsi di formazione HACCP riconosciuti e accreditati.  

8. Conservare correttamente alimenti deperibili, congelati e surgelati

Prodotti deperibili, congelati o surgelati non solo la stessa cosa: 

  • I prodotti deperibili sono quelli che, per le loro caratteristiche, tendono a deteriorarsi nel tempo se attaccati da microrganismi viventi come funghi e batteri e devono essere quindi consumati prima di una certa data di scadenza (vedi paragrafo sopra) e che vanno conservati a temperatura di refrigerazione tra 0 e 4 °C in base alla tipologia di prodotto; 
  • Gli alimenti congelati quando sono conservati a una temperatura che va dai -7°C fino ai -12°C, per arrivare ai -18°C nel caso di carne e pesce; 
  • Gli alimenti sono invece surgelati quando subiscono un processo di congelazione molto rapido, che in certi casi può toccare temperature pari a -80°. 

Nonostante le differenze, queste tipologie di alimenti hanno una cosa in comune: devono essere trattati rispettando la catena del freddo, soprattutto in estate. Quando ci rechiamo al supermercato, è bene portare con noi una borsa termica in cui riporre gli alimenti deperibili, congelati e surgelati per tutto il tragitto che li separa dal frigo/freezer del supermercato a quello di casa. Imparare a conservare il cibo in freezer e, ancora di più, come scongelarlo è essenziale per la nostra sicurezza alimentare. Se, infatti, veniamo meno alle buone pratiche di congelamento (ad esempio, surgelando un prodotto crudo, scongelarlo e ricongelarlo senza averlo cotto), rischiamo di far sviluppare batteri pericolosissimi, come la Listeria, la Salmonella e l’Escherichia Coli, che possono scatenare vere e proprie tossinfezioni alimentari. 

9. Consumare la carne confezionata entro pochi giorni

Cercate sempre di acquistare la carne che intendete consumare nel giro di pochissimi giorni e, se comprate carne macinata o pronti a cuocere, è preferibile che li consumiate entro un giorno dall’acquisto. 

Infatti, la carne confezionata è pensata per essere consumata in pochi giorni o, al massimo, per essere congelata immediatamente dopo l’acquisto. In questo secondo caso, sarà poi possibile scongelare la carne e cucinarla immediatamente. Una grande differenza la fa la temperatura di conservazione della carne: che sia in frigo per pochi giorni o in freezer per qualche settimana, è necessario che essa si trovi sempre a una corretta temperatura di refrigerazione. Se abbiamo sbagliato qualcosa, ce ne accorgeremo immediatamente: la carne, infatti, emanerà un cattivo odore e a quel punto è bene non consumarla.  

10. Conservare correttamente il pesce

In conclusione, per la vostra spesa sicura, se acquistate il pesce fresco verificate sui cartellini le informazioni relative al suo stato (fresco, decongelato) e alla zona di pesca. Oltre al Regolamento (UE) 1169/2011, la norma che stabilisce le regole per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura è il Regolamento (UE) n. 1379/2013. Secondo questa legge, l’etichettatura del pesce fresco, privo di imballaggio ed esposto nella maggior parte dei casi sui banconi del supermercato, deve contenere le seguenti informazioni obbligatorie: 

  1. denominazione della specie insieme alla denominazione scientifica; 
  2. metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato”); 
  3. stato fisico; 
  4. zona di cattura; 
  5. tipologia di attrezzi da pesca utilizzati; 
  6. eventuali ingredienti presenti; 
  7. prezzo in relazione al peso netto. 

In particolare, la zona di cattura fa riferimento all’origine del prodotto. Per i pesci catturati in mare esistono le cosiddette zone di pesca FAO, che suddividono gli oceani in quadrati denominati con codici numerici (ad esempio,  il Mare Mediterraneo è indicato con la zona FAO 37). 

Invece, per i pesci allevati, è necessario indicare il paese di allevamento, se UE o extra UE. Infine, per i pesci di acqua dolce va riportato il nome del lago o del fiume, mantenendo l’indicazione UE o Extra UE. 

Conservare il pesce surgelato

Come detto poco sopra per la carne, anche il pesce surgelato deve essere conservato a una temperatura adeguata: l’ideale è nel freezer ad almeno -18°C. Per far sì che non si deteriori, è bene preservare la catena del freddo attraverso l’utilizzo di borse frigo. 

Procederemo a scongelare il pesce solamente nel momento in cui abbiamo effettivamente intenzione di consumarlo. 

Conservare il pesce decongelato e fresco

Infine, ricordiamo che il pesce decongelato non deve essere ricongelato e deve essere consumato entro 24 ore. Per nessuna ragione, infatti, un prodotto decongelato deve essere ricongelato da crudo, cioè senza essere passato per apposita cottura. 

Spesa economica e sicura: conclusioni

Riassumendo quello che abbiamo appena scritto, tenendo alla mano queste dieci regole della spesa sicura potremo essere sicuri di acquistare prodotti che rispondono effettivamente ai nostri bisogni e che non causano sprechi. 

Se vuoi avere sempre con te queste regole, Scarica il Decalogo della spesa sicura di Gruppo Maurizi e salvalo sul tuo smartphone per consultarlo al momento dell’acquisto. 

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