
È entrato a far parte della nostra quotidianità, soprattutto durante e dopo la pandemia: il food delivery è una comodità a cui non vorremmo rinunciare mai. Tantissime le app che mettono a disposizione questo servizio e molte le realtà in tutte le città d’Italia che hanno scelto di aderire.
Sfrecciando sulle loro biciclette o sui loro motorini, i rider si preoccupano di portare il cibo dai ristoranti alle case degli italiani. Ma quali sono le regole che stanno alla base di questo settore? Lo scopriamo insieme in questo articolo.
Food delivery in Italia: cosa dicono i dati?
Quando parliamo di food delivery, dobbiamo pensare ad un settore in continua crescita. Secondo i dati sul food delivery divulgati da FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercenti), nel 2023 il mercato del food delivery in Italia ha raggiunto un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro.
Le statistiche sul food delivery ci dicono, in particolare, che questo è un servizio apprezzato soprattutto dalle fasce d’età più giovani: tra i 18 e i 34 anni, infatti, il food delivery in Italia è il canale di fruizione preferito fra le offerte fuori casa.
Per quanto riguarda i ristoratori, da dopo il covid, quasi il 20% utilizza le piattaforme per il delivery e/o il take away. Una scelta che riflette anche l’incremento dello smart-working fra i lavoratori, che favoriscono modalità di consumo smart come il delivery anche per il settore alimentare.
Normativa sul food delivery in Italia: cosa dice la legge?
Approfondendo l’argomento e inquadrando le normative sul food delivery, bisogna partire dal concetto di contratto a distanza, che troviamo nella direttiva UE 83/2011 sui diritti dei consumatori e nel Codice del Consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206).
All’art. 45 della direttiva europea si ritrova la definizione di contratto a distanza, che riguarda qualsiasi contratto concluso tra il professionista e il consumatore nel quadro di servizi senza presenza fisica dei soggetti in questione. Nella direttiva, quindi, vengono menzionati anche soggetti terzi, come ad esempio le piattaforme digitali che si occupano della gestione del delivery e che si interpongono tra il professionista e il cliente.
Norme igienico-sanitarie per il food delivery
A livello igienico-sanitario, ricopre un ruolo fondamentale il trasporto degli alimenti. Per avere qualche indicazione, dobbiamo interpretare la direttiva 327/80 in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande. In questo testo, vengono discussi:
- l’idoneità e la sanificazione dei mezzi di trasporto;
- gli obblighi di igiene durante il trasporto alimentare;
- la tabella indicante le temperature di trasporto dei vari alimenti.
Tuttavia, la norma che sta alla base di tutti i principi della sicurezza alimentare è il Regolamento (CE) n. 178/2002, che fornisce chiare indicazioni delle procedure da rispettare nel campo della sicurezza alimentare. Nel 2019, poi, questo “testo madre” è stato aggiornato e modificato dal Regolamento (UE) 2019/1381 con i seguenti obiettivi:
- Garantire maggiore trasparenza;
- Aumento dell’indipendenza e della solidità degli studi scientifici presentati;
- Rafforzare la governance e la cooperazione scientifica;
- Sviluppare una comunicazione globale del rischio.
Le modalità di delivery possono manifestarsi in maniera differente. Alcune società investono su applicazioni o siti internet, in seconda battuta scelgono rider propri o gestiti da società esterne. L’importante, però, è che nell’igiene del food delivery vengano rispettate le regole sugli allergeni, così come previste dalle norme HACCP.
<h3>Packaging per il food delivery: le norme di riferimento</h3>
Altro argomento interessante è quello che riguarda i MOCA, intesi come materiali a contatto con gli alimenti. Questi devono essere prodotti secondo le normative dell’UE, comprese le Buone Pratiche di Fabbricazione descritte nel Regolamento CE 2023/2006 e i requisiti generali disciplinati dal regolamento quadro CE 1935/2004.
Secondo la normativa, va tenuto conto dell’interazione tra natura dell’alimento e materiale a contatto. Non tutti i packaging, infatti, sono adatti a contenere cibi grassi, acidi o umidi. Stesso discorso nei confronti della luce e della temperatura: non tutti i MOCA sono adatti ad entrare in contatto con alimenti a temperature refrigerate o notevolmente elevate.
I packaging, dunque, vengono scelti in base alla migrazione del materiale chimico dall’oggetto all’alimento, si consultano le liste di materiali e di requisiti di purezza, nonché l’idoneità per uso alimentare.
Quali sono le autorità competenti in materia di food delivery?
Le responsabilità in materia di controlli al food delivery sono distribuite fra diverse parti. Alle piattaforme digitali spetta il compito di informare i clienti sulla sicurezza e la tracciabilità dell’alimento, facendo riferimento alla direttiva 178/2002. Tra l’altro tali cibi vengono considerati “pre imballati”, e quindi per quanto riguarda la gestione di ingredienti e allergeni si fa riferimento all’articolo 14 del Regolamento UE 1169/2011 inerente alla vendita a distanza. Ecco perché sono le piattaforme che devono informare i clienti tramite l’applicazione sulle diciture obbligatorie e sulla segnalazione degli allergeni.
I controlli igienici del food delivery, invece, vengono delegati alle autorità competenti (ASL, NAS ecc.), ma, in caso di clausole all’interno dei contratti, può intervenire direttamente lo Stato. Per questo motivo, è molto importante formare adeguatamente il personale con corsi in materia di HACCP che forniscano gli strumenti per lavorare rispettando le norme della sicurezza alimentare.


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