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È l’ora del pane viola

By 29 Dicembre 2023Sicurezza Alimentare4 min read
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Un nuovo alimento imperversa sui banchi dei supermercati: è il pane viola, accompagnato da numerosi claim che ne proclamano le presunte proprietà benefiche. Antinfiammatorio e antiossidante secondo queste pubblicità, non è chiara la vera natura del pane viola. 

Al di là dei titoli di giornale e dei siti web, più o meno specializzati in fatto di alimentazione, vogliamo approfondire cosa si nasconde dietro questo nuovo alimento e capirne le reali qualità oltre ogni possibile affermazione di marketing. 

Dopo il pane nero, ecco un altro colore. Nuovo alimento, stessi problemi

“Ecco il pane viola, un alimento sano con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti” 

“Buono e salutare, ecco il pane viola” 

“È arrivato il pane viola. Ecco perché fa bene” 

Questi sono solo alcuni dei titoli che è possibile trovare su diversi siti web che tentano di dare risalto alle proprietà benefiche di questo pane. 

Purtroppo, come spesso accade sulla scia di qualsiasi “novità”, si rischia con molta facilità di fornire al consumatore un’informazione inesatta o solo parziale. 

Chi ha creato il pane viola?

Non è chiara la sua origine: probabilmente il pane viola è il frutto di tecnologie alimentari messe in piedi dai ricercatori all’interno di laboratori di biochimica. 

La creazione di questo nuovo alimento “di laboratorio” viene giustificata da qualcuno per le sue proprietà benefiche, senza però approfondire forse a sufficienza l’argomento. Se è vero, infatti, come sostenuto da molti studiosi, che gli antociani aiutano a prevenire malattie cardiovascolari o addirittura il cancro, discorso diverso deve necessariamente essere fatto per un alimento al quale gli antociani sono aggiunti come ingrediente. 

Pane viola, messaggi pubblicitari “poco chiari”

Vale la pena ricordare che, secondo il Regolamento UE 1169/11, 

le informazioni sugli alimenti non attribuiscono a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana né fanno riferimento a tali proprietà. 

Il rischio, quindi, è di assistere al proliferare di una serie di messaggi altamente fuorvianti per il consumatore che potrebbe trovarsi di fronte, come già successo nell’ormai famigerato caso del pane nero, a messaggi pubblicitari che promettono effetti benefici, ma purtroppo del tutto inammissibili da un punto di vista normativo. 

Senza considerare poi che, per quanto riguarda qualsiasi claim che voglia accompagnare un alimento, esiste un organismo deputato al loro controllo e approvazione. Naturalmente, parliamo dell’EFSA, che periodicamente esamina e autorizza (o respinge) richieste di claim legati agli alimenti, in base a studi scientifici accurati. 

Attualmente, non esistono claim autorizzati relativi agli antociani, tanto meno relativi ai flavonoidi, per i quali anzi sono stati sottoposti nel corso degli anni almeno 30 pareri che sono stati tutti respinti. 

Senza contare poi che, per quanto pigmenti naturali, gli antociani sono comunque un colorante alimentare (E 163) e come tale sono soggetti alla legislazione europea di riferimento, cioè il Regolamento CE 1333/08 relativo agli additivi alimentari, che non ne consente l’utilizzo come ingrediente nella composizione del pane. 

I presunti benefici del pane viola per chi soffre di diabete

Alcuni di questi claim non autorizzati fanno particolare riferimento alle presunte proprietà digestive del pane viola, che lo renderebbero adatto anche ai diabetici per il fatto di rallentare la trasformazione di amidi in zuccheri. 

L’effetto benefico sembra attribuito a una classe di pigmenti, gli antociani (o antocianine) naturalmente presenti in natura e facenti parte della famiglia dei flavonoidi, responsabili del colore rosso e viola di molti vegetali. 

Dunque, in attesa di vedere questo nuovo prodotto nei banchi di vendita, occorre ricordare che le sue presunte proprietà benefiche devono ancora essere oggetto di studio da parte di organismi deputati a tale scopo e che, comunque sia, da un punto di vista prettamente legale, non è consentito denominare “pane” un prodotto al quale siano stati aggiunti i suddetti coloranti. 

Che differenza c’è fra il pane bianco e quello viola?

Purtroppo, sembra che attualmente la strada intrapresa sia la medesima del pane nero sul quale, ormai mesi dopo la sua prima commercializzazione, si è riusciti a fare chiarezza in merito alle proprietà benefiche vantate (del tutto inesistenti) e al nome commerciale (anch’esso non poteva essere chiamato pane). 

Si tratta in entrambi i casi di un “alimento potenziato”, cioè integrato con coloranti e antocianine, pigmenti idrosolubili del tutto naturali, che vengono estratti da cibi come mirtilli, melanzane, patate dolci e uva, ma che non attribuiscono al pane effetti benefici particolari. 

Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi legati alla vicenda, non volendo necessariamente “essere contro” a prescindere, di fronte a questi che sembrano più che altro fenomeni mediatici, ma con l’intento di fornire una informazione più chiara ed esaustiva possibile. 

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