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Crisi alimentari: l’attuale piano di gestione UE

By 28 Febbraio 2024Sicurezza Alimentare4 min read
Come gestire le crisi alimentari sito

Il 13 marzo 2019 è entrata in vigore la Decisione di esecuzione (UE) 2019/300, che istituisce un piano generale per la gestione delle crisi riguardanti la sicurezza degli alimenti e dei mangimi. 

La decisione punta a ridurre al minimo la portata e l’impatto degli incidenti derivanti da alimenti o mangimi sulla salute pubblica, abrogando la decisione 2004/478/CE che definiva il piano di gestione delle crisi alimentari conformemente all’art. 55 del Reg. CE 178/02. 

Gestione delle crisi alimentari: la decisione di esecuzione n. 2019/300

L’Unione Europea opera da sempre in base al principio secondo il quale prevenire è meglio che curare. Ecco perché è stata messa in atto un’ampia serie di verifiche e standard per assicurare che gli alimenti prodotti e mangiati siano sicuri per il consumo umano. 

In questo contesto, la decisione 2019/300 stabilisce un piano per la gestione della crisi per garantire che l’UE sia pronta ad affrontare con efficacia un eventuale focolaio. In particolare, la decisione ruota intorno a due termini chiave: 

  1. Incidente: l’individuazione di un pericolo biologico, chimico o fisico negli alimenti, nei mangimi o nell’uomo che potrebbe comportare un rischio per la salute pubblica. 
  2. Focolaio di tossinfezione alimentare: due o più casi di persone colpite dalla stessa malattia e/o infezione, probabilmente correlata alla stessa fonte alimentare.

Perché un nuovo piano di gestione delle crisi alimentari?

L’esperienza maturata nel corso degli ultimi anni ha reso necessaria la definizione di un approccio integrato e di un più efficace coordinamento tra le diverse autorità a livello nazionale e dell’Unione, per gestire al meglio gli incidenti che possono interessare il settore alimentare e dei mangimi. 

L’obiettivo del provvedimento è la tutela della salute pubblica che deve essere garantita da una migliore preparazione e gestione delle crisi alimentari, compresa la comunicazione al pubblico. 

Non a caso il contesto normativo in cui questa decisione si colloca è decisamente strutturato e guarda ai seguenti regolamenti e direttive: 

  1. Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare; 
  2. Regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari; 
  3. Decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2013 sulle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero; 
  4. Direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 novembre 2003 relativa al monitoraggio delle zoonosi e degli agenti zoonotici. 

Cosa cambia rispetto al precedente piano di gestione di crisi alimentare?

Il piano generale del 2019 si basa su approccio preventivo, definendo procedure pratiche di preparazione e di coordinamento in caso di crisi, in modo garantire una risposta rapida ed efficace. 

Novità sostanziale è la gradualità dell’approccio di gestione a seconda della situazione da trattare. In particolare, il nuovo piano distingue i due seguenti tipi di situazioni: 

  1. situazioni che richiedono un coordinamento rafforzato a livello dell’Unione per la gestione di un incidente; 
  2. situazioni che richiedono l’istituzione di un’unità di crisi che riunisca la Commissione, gli Stati membri interessati e le pertinenti agenzie dell’Unione. 

Il coordinamento rafforzato è richiesto in presenza di un impatto elevato sulla salute o un disaccordo tra gli Stati membri sui provvedimenti da adottare o per difficoltà nell’individuare la fonte del rischio e qualora: 

  1. sia stato individuato in due o più Stati membri un rischio diretto o indiretto per la salute pubblica ed esista una correlazione epidemiologica (es. casi e/o decessi in più Stati membri) e/o una correlazione sul piano della rintracciabilità (alimenti potenzialmente pericolosi distribuiti in più Stati Membri); 
  2. il pericolo rilevato possa avere un grave impatto potenziale sul funzionamento del mercato interno.  

L’istituzione di un’unità di crisi è richiesta qualora: 

  1. sia stato individuato in due o più Stati membri un rischio diretto o indiretto per la salute pubblica che comporti una situazione particolarmente sensibile sul piano politico, della percezione o dell’immagine; 
  2. in presenza di un grave rischio per la salute umana, in particolare qualora si sia verificato, o si possa prevedere, un numero elevato di decessi, oppure un ripetersi di incidenti che comporti un grave rischio per la salute umana oppure in presenza di sospetti o indicazioni di terrorismo biologico o chimico o di forte contaminazione radioattiva. 

La strategia di comunicazione

Vengono, infine, definite le regole della strategia di comunicazione al pubblico dei rischi e delle misure adottate in caso di incidenti alimentari. 

Comuni denominatore di tali regole sono la trasparenza e la chiarezza delle informazioni divulgate anche al fine di evitare distorsioni del mercato ed inutili allarmismi. 

Le informazioni, sia a livello nazionale che dell’Unione, sono tempestive, fondate, attendibili. 

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