+39 06 7840919 +39 348 6165876 info@gruppomaurizi.it

Energy Drink: i pericoli per bambini e adolescenti.

Troppo zucchero e caffeina, rischio obesità, iperattività e disturbi dell'attenzione. Analisi dei pericoli degli energy drink

La vendita di Energy drink ai ragazzi al di sotto dei 16 anni deve essere bandita secondo Action on sugar, un gruppo di specialisti inglesi.

Una lattina da 250 ml contiene 10 cucchiai da tè di zucchero (39gr) – dice la ricerca di Action on sugar resa nota oggi condotta su 197 bibite cosiddette energetiche – il doppio rispetto ad altre bevande analcoliche, quando la dose massima giornaliera raccomandata per un adulto è di 25 gr.

Indotti da pubblicità che fa sperare in performance maggiori a scuola, nello sport o persino per le serate nei locali, i teenager assumono il 30% dello zucchero dalle bevande analcoliche, zucchero negli energy drinksconsumano il 50% di zucchero in più del massimo raccomandato e il contributo maggiore lo danno le bevande zuccherate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) li ha di recente banditi dalla pubblicità per bambini e ragazzi considerandola dannosa per gli effetti sulla salute al pari di altre bevande e cibi ad alta concentrazione di energia o di grassi saturi, zuccheri e sale aggiunti come merendine, snack, biscotti, succhi 100% frutta fissando limiti di quantità severi per ogni nutriente – con massimo 225 calorie per 100 gr di prodotto nel caso di cibi pronti e fast food.

C’è una forte evidenza di collegamento tra l’esposizione alla pubblicità di cibo e diete non sane e obesità infantile – secondo l’OMS – i cibi più pubblicizzati sono bevande analcoliche, cereali dolci, biscotti, merendine, snack, cibi pronti e fast food”. Sottolineando che il riconoscimento dei brand comincia presto nell’infanzia, con effetti dannosi sulle diete e salute dei bambini.

Considerata la situazione corrente epidemica di obesità infantile in Europa non c’è giustificazione per pubblicizzare prodotti che hanno poco valore nutrizionale e contribuiscono a diete non sane” dice l’OMS.

Attualmente solo Danimarca, Irlanda, Norvegia e Regno Unito adottano il modello del profilo nutrizionale stilato dall’OMS per aiutare le autorità nazionali ad identificare i cibi non sani per quantità di grassi saturi, contenuto di sale e zuccheri aggiunti e evitarne la pubblicità ai bambini.

Allarmi che seguono quello di qualche giorno fa arrivato da uno studio della Yale University che ha collegato l’uso di Energy drink a deficit dell’attenzione e iperattività dei ragazzi.

Lo studio condotto negli Stati Uniti su oltre 1.600 studenti di età media 12 anni e pubblicato sulla rivista Academic Pediatrics, ha rilevato che il rischio di sintomi di iperattività e difficoltà di attenzione tra gli studenti delle classi medie aumenta del 66% tra i ragazzi che fanno uso di energy drink e più in generale aumenta col consumo di bibite zuccherate che contengono caffeina.

energy drinks lattine”I nostri risultati – spiega l’autrice del lavoro, Jeannette Ickovics – supportano le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics secondo cui i genitori dovrebbero limitare il consumo di bibite zuccherate e che i ragazzi non dovrebbero consumare alcun energy drink”.

Sotto attacco negli ultimi anni da autorità, politici e unioni di consumatori le bevande presentate al pubblico come “Energy drink” e associate a claims del tipo “con proprietà stimolanti ed energizzanti sia a livello fisico che intellettuale”, non hanno una definizione precisa. In genere questi prodotti contengono ingredienti come caffeina, aminoacidi (taurina), zucchero (saccarosio, glucosio, glucuronato), vitamine ed estratti di piante (ginseng o guarana).

Una lattina di Red Bull Burn, Monster o Rockstar contengono 80 mg di caffeina (equivalente di una tazzina di caffè) – entro la dose massima consentita che per legge è di 32 mg/100 ml – senza contare la presenza ad esempio di guaranà che equivale ad altra caffeina.

Non devono essere confuse con gli “sport drinks”, come Gatorade o Powerade, che indicano un integratore idrosalino e contengono sali minerali e carboidrati, e non caffeina che non è indicata per reidratare l’organismo dopo l’attività fisica a causa della sua attività diuretica.

I produttori di energy drink rispettano le regole?

In Italia Assobibe (l’Associazione dei produttori di bevande analcoliche) ha implementato anche un codice di autoregolamentazione per le attività di promozione e vendita di queste bevande analcoliche con una serie di impegni volontari relativi all’attività di promozione, marketing e pubblicità con la finalità di rappresentare in modo chiaro le caratteristiche del prodotto ed aiutare il consumatore a comprendere le caratteristiche nutrizionali e funzionali di tali bevande.

Tra queste le raccomandazioni di non fare attività di marketing dirette ai bambini o collegarle alla promozione di stili di vita salutari, equilibrati, attivi o dietetici e sottolinearne un consumo moderato. Riguardo all’alcol l’indicazione è di non promuovere claims con Energy drink abbinati all’alcol. Infine il codice raccomanda di aggiungere informazioni sulle caratteristiche del prodotto e includere in etichetta il “suggerimento” di evitare il consumo per le persone sensibili alla caffeina.

Quanti dei distributori rispettano le regole?

Negli Stati Uniti Nonostante la potentissima American Beverage Association  abbia invitato i propri membri a non fare pubblicità su sport–energy drink e soprattutto su inesistenti qualità di questi ultimi con messaggi che li promuovano come bevande innocue e anzi benefiche, per ciò che riguarda la reidratazione dopo l’attività fisica tre aziende socie (Monster, Rockstar e Coca-Cola che produce la bevanda Burn) hanno prodotti con caffeina pubblicizzati come “sport drink”. La Red Bull ha tra i testimonial Roland Fischnaller, campione del mondo di Snowboard, oltre a “mettere le ali” a campioni dello skateboard, motocross, surf, sci, per non parlare della Formula1.

L’Associazione americana ha chiesto alla FDA (Food and Drug Administration):

  • di aiutare i genitori a fare scelte più consapevoli, emanando regole precise per l’etichettatura di qualunque prodotto che contenga caffeina e indicando con chiarezza i quantitativi di caffeina consigliati per i più giovani
  • di stabilire al più presto le norme per le modalità con le quali le aziende devono riferire volontariamente di eventuali effetti indesiderati associati a qualunque tipo di energy drink;
  • di definire, per evitare confusioni e truffe, che cosa è un “energy drink”, che cosa uno “sport drink” e qualunque altro tipo di bibita cosiddetta “funzionale”.

ETICHETTE SICURE ANCHE PER GLI ENERGY DRINK

Se non c’è un regolamentazione che definisce gli ingredienti di queste bibite, la vendita e la pubblicità sono già regolamentate nell’Unione europea. Le autorità hanno disposto indicazioni aggiuntive in etichetta scattate dal 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del Regolamento Ue 1169/2011 sull‘etichettatura dei prodotti alimentari che prevede disposizioni per le bevande (tè e caffè ad eccezione di quelle a base di caffè, di tè o di estratto di caffè o di tè la cui denominazione comprende il termine «caffè» o «tè»:) con elevato tenore di caffeina o alimenti con caffeina aggiunta il cui tenore in caffeina è superiore a 150 mg/litro, incluso anche la maggior parte di bevande energetiche.

Le diciture “tenore elevato di caffeina” e “sconsigliato ai bambini e durante la gravidanza e allattamento” devono comparire nello stesso campo visivo della denominazione della bevanda seguita da un riferimento al tenore di caffeina espresso in mg per 100 ml. Strano che la raccomandazione di evitare il consumo per le persone a rischio cardiovascolare non è stata prevista come obbligatoria così come lo è ad esempio nel Regno Unito.

ALCOL E LE BEVANDE COSIDDETTE ENERGETICHE: UN’ASSOCIAZIONE MOLTO A RISCHIO

Negli ultimi anni decine di morti sono state collegate all’uso di queste bevande in associazione con alcolici o superalcolici a cui sono seguite investigazioni governative. Nel 2012 il New York Times legò la morte di 5 persone a Monster Energy drink, da allora decine di altre fatalità sono state collegate a queste bevande con critiche sulla sicurezza di questi prodotti, produttori accusati di pubblicità ingannevole e battaglie legali presso la Corte europea di giustizia.

In Francia, dove fino al 2008 ne era vietata la distribuzione così come in Danimarca e Norvegia classificando queste bibite come medicinali a causa dell’alto contenuto di caffeina, l’Anses, l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria e alimentare, segue gli effetti indesiderati e sospetti di essere legati al consumo di questi prodotti.

In diversi casi l’Agenzia aveva ipotizzato decessi sospetti collegati al consumo “anomalo” di questo tipo di bibite, lanciando un’inchiesta anche per meglio conoscerne le pratiche di consumo. Anche senza evidenze scientifiche per le morti il parere delle autorità francesi, così come anche per la Swedish National Food Administration dopo sospetti su alcuni casi di decessi in Svezia (tra cui una ragazza di 31 anni morta per arresto cardiaco mentre ballava dopo avere bevuto due lattine di energy drink), è che se associate ad alcol o bevute in caso di disidratazione, ossia dopo sport, sono da ritenersi molto pericolose.

E’ dell’anno scorso l’inchiesta aperta a Dublino dal primo ministro dopo la morte di un ragazzo di 18 anni dopo avere bevuto 4 lattine: il St James Hospital della capitale irlandese disse che due lattine avevano causato la dilatazione di alcune arterie così da fare calare la pressione mentre le altre possono avere fatto salire la pressione, l’alcol poi può avere dato il colpo di grazia.

Attenzione, dice l’Autorità, all’apporto di caffeina soprattutto via bevande dette energetiche per alcuni consumatori ed in particolare donne incinta o che allattano, bambini e adolescenti, persone sensibili agli effetti della caffeina o con alcune patologie come disturbi cardiovascolari, psichiatrici e neurologici, insufficienza renale, malattie epatiche gravi; ed in generale per tutti i consumatori moderare il consumo di bevande alla caffeina.

Secondo i dati dell’Agenzia francese tra i consumatori bambini l’11% dai 3 ai 10 anni e il 7% dai 11 ai 14 anni superano la soglia di sviluppo di una tolleranza alla caffeina e la manifestazione dei sintomi di astinenza è stata raggiunta a meno di una mezza lattina di bevande dette energetiche o di una lattina di soda o cola per giorno per un bambino di 35 kg.

Di parere contrario sembra l’Efsa che nel 2009 ha detto che queste bevande non suscitano preoccupazione sul piano della sicurezza.

INTERAZIONI TRA CAFFEINA E COMPOSTI DEGLI ENERGY DRINK, ANCORA TROPPA CONFUSIONE INTERVIENE L’EFSA

L’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha indetto una consultazione pubblica sulla propria bozza di valutazione della caffeina che rimarrà aperta fino al 15 marzo. E il prossimo 5 marzo a Bruxelles è in calendario una riunione per discutere il parere, ancora provvisorio. L’Efsa rassicura intanto sul consumo di caffeina “dosi singole fino a 200 mg e dosi quotidiane fino a 400 mg non destano preoccupazioni in termini di sicurezza per gli adulti (18-65 anni)”. L’Autorità considera inoltre improbabile” che la caffeina interagisca negativamente con altri componenti delle cosiddette “bevande energetiche, come la taurina, il D- glucuronolattone o l’alcol”.

Altri due passaggi del dossier sono dedicati a bambini (3-10 anni) e adolescenti (10-18 anni) «l’assunzione quotidiana di tre milligrammi di caffeina per chilo di peso corporeo – all’incirca mezza tazzina di caffè per un bimbo di venti chili – è esente da rischi» dice l’Efsa.

 

2018-03-19T14:57:19+02:0026 Febbraio 2015|