I nostri figli ci accuseranno: il film denuncia della (poca) salute del pianeta

Esiste una regolamentazione severa e misure di controllo adeguate per monitorare la quantità di pesticidi nell’ortofrutta e nell’acqua eppure come mai la contaminazione con sostanze chimiche rimane così diffusa?

Probabilmente per questo il documentario francese ‘I nostri figli ci accuseranno’ ha riscosso tanta attenzione.

Il film denuncia del regista francese Jean Paul Jaud, da quando è uscito a dicembre in Francia ha riempito le sale.

Un documentario che denuncia proprio l’utilizzo indiscriminato di pesticidi e illustra le conseguenze per la salute e il pianeta e che inizia con una seduta all’ONU per poi passare alla presentazione di un progetto partito da un sindaco di un piccolo paesino del sud della Francia per fare passare la mensa della scuola elementare al biologico.

L’ultimo rapporto Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha rilevato ben 131 sostanze tossiche nelle acque italiane, pesticidi diversi trovati che nel 36,6% dei casi superano i limiti di legge delle acque potabili. Sostanze di vario tipo ma quelle che si rilevano più comunemente restano gli erbicidi.

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Situazione ancora più preoccupante quella dei succhi di frutta.

L’American Chemical Society ha pubblicato uno studio spagnolo che ha rilevato la presenza di residui di pesticidi nel 85% delle bevande a base di frutta vendute in Europa (una ricerca condotta su 102 marchi di bevande a base di frutta) e spesso la quantità di pesticidi rilevata supera il limite consentito nella frutta e anche nelle acque potabili in Europa.

Se da un lato si comincia a fare qualcosa con il Reach (il regolamento europeo che riguarda l’uso delle sostanze chimiche), dall’altra le autorità non sembrano così attente al controllo sui prodotti messi in commercio.

La ricerca dell’American Chemical Society rileva peraltro che i prodotti statunitensi testati non presentano tracce di pesticidi perchè negli Usa gli aromi sono quasi tutti artificiali.

Forse sarebbe meglio passare all’uso intensivo degli aromi artificiali?