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Il Campylobacter: le specie che contagiano l’uomo e il ruolo dell’EFSA

By 23 Novembre 2023Laboratorio4 min read
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La campilobatteriosi è una delle malattie batteriche gastrointestinali più comuni nell’Unione Europea. Il responsabile di questa patologia è appunto il batterio Gram negativo Campylobacter, la cui diffusione nei Paesi europei negli ultimi 10 anni ha registrato un incremento notevole e, pertanto, rappresenta un problema di salute pubblica di impatto socio-economico considerevole. 

In alcuni casi, il tasso di incidenza del Campylobacter ha superato quello relativo alle salmonellosi non tifoidee, il che lo rende l’agente patogeno di origine alimentare più comune nell’Unione Europea (UE). 

Le specie di Campylobacter che contagiano l’uomo

Se negli anni Cinquanta il Campylobacter veniva individuato raramente e solo nelle persone immunodepresse, a partire dagli anni Settanta sino a oggi è divenuto fra i principali batteri responsabili delle infezioni intestinali all’interno dei Paesi industrializzati. 

Circa il 90% delle campilobatteriosi è provocata dalle specie:  

  1. Campylobacter jejuni; 
  2. Campylobacter coli.  

Invece, sono meno frequenti quelle causate da Campylobacter lari, Campylobacter fetus e Campylobacter upsaliensis. 

A causa della mancanza di caratteristiche cliniche specifiche, la campylobatteriosi è difficile da distinguere dalle altre patologie gastrointestinali; ecco perché solo le analisi microbiologici di campioni clinici possono garantire una diagnosi definitiva.

Incubazione

Il periodo di incubazione della campylobatteriosi varia da pochi giorni a qualche settimana, a seconda dei casi. La durata dei sintomi, quali ad esempio diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito, varia generalmente da uno a sette giorni, ma nel 20% dei casi circa, può superare la settimana.

Trasmissione

Da un punto di vista epidemiologico, l’infezione da Campylobacter è prevalentemente associata al consumo di carni di pollo; altre fonti includono il contatto animale diretto e l’ambiente.  

Un fattore di rischio significativo, invece, associato alla fase del consumo e in particolare alla preparazione in ambito domestico, è rappresentata dalla contaminazione crociata di altri alimenti crudi e delle superfici di lavoro a partire dal pollo infetto. 

Episodi epidemici di infezione da Campylobacter sono stati associati anche al consumo di acqua contaminata e da alimenti a rischio consumati crudi (formaggi a latte crudo). 

Prevenzione

Dal momento che contaminazione della carne avviene principalmente durante la macellazione, attraverso il contatto con il materiale fecale o tramite il contenuto intestinale degli animali in macellazione, diviene fondamentale il lavaggio della carne dopo la macellazione, così come il congelamento dei prodotti alimentari. Va da sé che riveste una notevole importanza anche il controllo delle fasi e dell’ambiente di macellazione. 

I fattori maggiormente correlati alla diffusione del Campylobacter sono:  

  • la stagione,  
  • l’età del pollame,  
  • le modalità di somministrazione dei mangimi,  
  • i trasferimenti dei capi da un allevamento a un altro,  
  • le condizioni di trasporto del pollame,  
  • l’acqua e i medicinali somministrati agli animali. 

Per questo motivo è indispensabile attuare misure di controllo lungo tutta la filiera, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare. Negli anni, il metodo di prevenzione più efficace si è dimostrata essere l’introduzione di un trattamento battericida, come il riscaldamento (cottura o pastorizzazione) o l’irradiazione (raggi gamma), con lo scopo di eliminare il Camplylobacter dai cibi contaminati.

La fascia di popolazione più colpita dal Campylobacter

La campilobatteriosi è una patologia che di rado ha manifestazioni gravi. Tuttavia, alcuni soggetti (pari circa all’1% della popolazione) possono essere esposti a conseguenze più severe della malattia, quali ad esempio: 

  • Bambini 
  • Giovani tra i 15-29 
  • Donne in gravidanza 
  • Persone molto anziane 
  • Pazienti immuno-compromessi 

Il ruolo dell’EFSA

L’EFSA è l’Autorità per la Sicurezza Alimentare dell’Unione Europea. Il suo ruolo è quello di vigilare sulla protezione dei consumatori, attuando un’efficiente gestione del rischio mediante assistenza scientifica alle autorità del Paesi europei. 

Infatti, i singoli Stati membri guardano ai pareri dell’EFSA per garantire la sicurezza degli alimenti e proteggere i cittadini da infezioni come la campilobatteriosi e la salmonellosi. Ad esempio, nel caso del Campylobacter, è stato proprio uno studio dell’EFSA a confermare che la manipolazione, la preparazione e il consumo di carne di pollo possono contribuire al 20%-30% dei casi di infezione umana, mentre il 50%-80% è stato associato al serbatoio animale nel suo complesso (polli da carne e galline ovaiole) attraverso vie di trasmissione alternative a quelle alimentari (ad esempio a partire dall’ambiente o per contatto diretto).

Come può aiutarti Gruppo Maurizi a prevenire il Campylobacter nella tua azienda?

Il nostro laboratorio interno accreditato Accredia offre un servizio completo per il controllo e monitoraggio dell’intera filiera produttiva per il Campylobacter negli ambienti di allevamento, nelle materie prime, nei prodotti della macellazione, nelle piattaforme di trasformaizione, nei prodotti finiti.  

Le analisi offerte dal laboratorio di Gruppo Maurizi prevedono l’analisi colturale standard e, in alternativa, l’analisi mediante Real time PCR: quest’ultima viene suggerita alle aziende di produzione perché fornisce risultati rapidi in caso di negatività, permettendo il repentino sblocco dei lotti. 

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