Rieccoci ad organizzare i cenoni ed i pranzi delle feste di fine anno, mentre scriviamo la lista dei regali.

In un modo o nell’altro ci vengono in mente le ricette della nonna, di amici da altre regioni o degli chef in tv. Vogliamo preparare con le nostre mani piatti prelibati con prodotti tipici, e far emozionare tutti con i sapori di una volta, regalando un ritorno al passato.

Per raggiungere questo obiettivo è importante essere informati sui prodotti a marchio, cioè tutti quegli alimenti che possono vantarsi dei marchi D.O.P., I.G.P., S.T.G. e P.A.T.

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La protezione delle denominazioni di origine è presente in Italia già dagli anni 50 dello scorso secolo.

Nei successivi decenni sopraggiunge la tutela di alcune delle principali eccellenze del territorio italiano, come le norme relative alla tutela della denominazione di origine del prosciutto di Parma e la tutela delle denominazioni di origine e tipica del prosciutto di San Daniele.

In Europa la tutela delle Indicazioni Geografiche inizia nel 1992 con i Regolamenti CE 2081 e 2082 con cui nascono i marchi:

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  • DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA (DOP) La Denominazione di Origine Protetta è un nome che identifica un prodotto originario di un luogo, regione o, in casi eccezionali, di un determinato Paese, la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico ed ai suoi intrinseci fattori naturali e umani e le cui fasi di produzione si svolgono nella zona geografica delimitata.
  • INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA (IGP) L’Indicazione Geografica Protetta è un nome che identifica un prodotto anch’esso originario di un determinato luogo, regione o paese, alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, la reputazione o altre caratteristiche e la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata.
  • SPECIALITÀ TRADIZIONALI GARANTITE (STG). I prodotti riconosciuti STG seguono specifici metodi di produzione e ricette tradizionali. Materie prime ed ingredienti utilizzati tradizionalmente rendono questi prodotti delle specialità, a prescindere dalla zona geografica di produzione.

In Italia la tutela dei PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI (PAT) comincia nel 1999 con il (D.M. 8 settembre 1999 n. 350).

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I PAT possono essere definiti come prodotti agroalimentari tipici italiani le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo

Le normative europee sono state introdotte per i seguenti fondamentali obiettivi:

  • tutelare i consumatori e ad accrescere la loro consapevolezza nelle proprie scelte.
  • proteggere le denominazioni da usi impropri e frodi
  • salvaguardare le peculiarità delle produzioni agricole

Attualmente sono stati riconosciuti circa 573 prodotti italiani con la Denominazione DOP, di cui 167 prodotti agroalimentari e 406 vini, circa 248 prodotti italiani come Indicazioni Geografiche, di cui 130 prodotti agroalimentari e 118 vini, e circa 2 Specialità Tradizionali Garantite: in Italia la Mozzarella e la Pizza Napoletana.

Purtroppo, altrettante sono le copie di tutti questi alimenti da cui dobbiamo difendere i consumatori ed i produttori onesti e ciò è possibile anche attraverso una buona informazione degli acquirenti che in base alle loto scelte possono guidare il mercato.

Le differenze tra i tre marchi DOP, IGP, STG sono:

  • Per i prodotti DOP, l’intero processo produttivo è legato al territorio.
  • Nella produzione degli alimenti IGP è sufficiente che una singola fase del processo produttivo avvenga nella zona di riferimento.
  • Il marchio STG riguarda alimenti ottenuti da materie prime o ingredienti utilizzati tradizionalmente o con un metodo di produzione tradizionale. Non riguarda la provenienza geografica.

Per i tre marchi i produttori e/o trasformatori interessati al medesimo prodotto agricolo o al medesimo prodotto alimentare costituiscono un’associazione (consorzio) dell’alimento che vogliono far riconoscere a marchio e per tale obiettivo devono presentare la domanda all’autorità nazionale del proprio Stato Membro.

Solo dopo l’esito positivo dell’esame dello Stato membro e poi anche della Commissione, si procede con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione del documento unico e del disciplinare, che rappresenta il documento di identità del prodotto in quanto esplicita i requisiti che l’alimento deve necessariamente possedere e per cui gli utilizzatori sono soggetti a controlli periodici.

Perciò, dato l’impegno richiesto ai produttori onesti degli alimenti a marchio e la fiducia che i consumatori ripongono in tali riconoscimenti, bisogna sempre mantenere viva la divulgazione di informazioni che tutelino entrambi i protagonisti di tale mercato alimentare.

Le modalità di etichettatura dei prodotti DOP e IGP sono definite nei singoli disciplinari di produzione.

In ogni caso, la normativa europea prevede che gli appositi simboli figurino sempre nell’etichettatura e siano riportati nello stesso campo visivo in cui compare il nome del prodotto. Inoltre, in etichetta deve sempre comparire la dicitura “Certificato da Organismo di controllo autorizzato dal Mipaaft” ovvero “Certificato da Autorità pubblica designata dal Mipaaft”.

Nel caso di riferimento in etichetta di un  prodotto DOP o IGP (ad esempio, ingrediente a denominazione protetta nella farcitura di una pasta ripiena) le diciture Denominazione di Origine Protetta o Indicazione Geografica Protetta o i loro acronimi DOP o IGP per essere utilizzati in etichetta dovranno essere posti di seguito alla denominazione tutelata, in modo che sia chiaro e non suscettibile di indurre in errore il consumatore che tali diciture o acronimi si riferiscono al prodotto registrato utilizzato come ingrediente e non al prodotto composto, elaborato o trasformato.

Per tale ragione dovranno essere posti tra virgolette sia la denominazione tutelata che le diciture o gli acronimi.

Le dimensioni del carattere utilizzato per il riferimento alla denominazione tutelata nell’etichettatura, nella presentazione o nella pubblicità del prodotto composto, elaborato o trasformato devono essere inferiori alle dimensioni del carattere utilizzato per la denominazione della ditta, dei marchi dalla stessa utilizzati nonché della denominazione di vendita del prodotto composto, elaborato o trasformato.

Per indicare l’ingrediente a DOP o IGP nell’etichettatura, nella presentazione o nella pubblicità del prodotto composto, elaborato o trasformato devono essere utilizzati per l’intera denominazione il medesimo carattere delle medesime dimensioni. Lo stesso carattere e le medesime dimensioni utilizzate per indicare la denominazione devono essere utilizzate per le diciture Denominazione di Origine Protetta o Indicazione Geografica Protetta o i rispettivi acronimi.

È vietato l’utilizzo del simbolo comunitario nonché del logo della denominazione tutelata nell’etichettatura, nella presentazione o nella pubblicità del prodotto composto, elaborato o trasformato contenente il riferimento ad una DOP o IGP.

È possibile trovare, di seguito all’ingrediente DOP/IGP in lingua italiana, l’acronimo in lingua diversa dall’italiano utilizzando una delle traduzioni degli acronimi riportate nel regolamento.

Invece, l’identificazione di prodotti P.A.T. è demandata alla Regioni che, periodicamente, aggiornano l’elenco e la loro descrizione.

Ogni PAT, inserito nell’elenco del Ministero, ha una corrispondente scheda nella quale sono riportate le informazioni identificative, che ne garantiscono la qualità e l’origine. L’iter di riconoscimento è meno articolato di quello previsto per DOP, IGP e STG; viene infatti assegnato dalla regione di appartenenza del prodotto.

Non è necessario che tutta la filiera agroalimentare di un PAT sia legata ad un territorio specifico. Attualmente la Campania detiene il maggior numero di PAT, ben circa 531 su circa 4000 totali italiani.

Confidando in una condivisione più consapevole di sapori tipici e prodotti tradizionali, auguriamo a tutti Buone Feste!