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Pane nero, non è pane, ma si può fare!

By 23 Febbraio 2024Sicurezza Alimentare5 min read
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In questi ultimi anni si è assistito alla crescente diffusione del “pane nero”, un prodotto realizzato con l’aggiunta di carbone vegetale o carbone attivo. Il suo successo è dovuto principalmente alla “presunta” proprietà di contrastare gonfiore addominale e flatulenza vantata dal prodotto. Ma è davvero così? 

In verità, il Ministero della Salute ha dichiarato che il carbone attivo agisce sul gonfiore addominale solo se assunto nel rispetto di quantità e tempi determinati (un giorno almeno 30 minuti prima del pasto e un giorno subito dopo). In caso contrario, è da considerarsi un semplice colorante, classificato con il codice E153 dal Regolamento UE 1129/2011. 

Allora, possiamo considerarla una pratica commerciale corretta o l’utilizzo del carbone vegetale come colorante è ingannevole per il consumatore? Chiariamoci le idee insieme, vedendo in questo articolo le sue effettive caratteristiche e l’opinione delle Autorità competenti a riguardo. 

L’intervento del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute si è già espresso sul pane nero e sulle sue presunte qualità benefiche nel 2015, con la nota 47415, all’interno della quale si chiariva che: 

  1. è ammissibile la produzione di un “prodotto della panetteria fine” denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (“quantum satis” cioè non è specificata una quantità numerica massima e le sostanze sono utilizzate conformemente alle buone pratiche di fabbricazione, in quantità non superiori a quella necessaria per ottenere l’effetto desiderato e a condizione che i consumatori non siano indotti in errore); 
  2. non è ammissibile denominare come “pane” questo prodotto, né fare riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione e pubblicità dello stesso, sia nel caso di prodotti preconfezionati che sfusi; 
  3. non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto stesso alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano. 

Pane nero, si può fare se non è “pane”

Ecco, quindi, che il focus è tutto nel punto 2: è possibile produrre e commercializzare un alimento in cui agli ingredienti base (acqua, lievito e farina) venga aggiunto il carbone vegetale, purché tale prodotto non venga assolutamente denominato “pane” ma “prodotto della panetteria fine con aggiunta di carbone vegetale” e purché al prodotto non venga attribuita alcuna proprietà benefica. 

Infatti, le corrette pratiche di fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, così come stabilite dal Regolamento UE 1169/2011, prevedono che 

Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare […] attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede. 

I dubbi sull’utilizzo del carbone vegetale per il pane

Il carbone vegetale/attivo è una sostanza polivalente, che nei prodotti alimentari può essere impiegata, fra l’altro, come colorante (E153) e/o come sostanza con una specifica indicazione sugli effetti benefici sulla salute dei consumatori.  

Tuttavia, se il carbone viene utilizzato come colorante e non come integratore, risulta di dubbia utilità per la prevenzione dei disturbi intestinali, dovendo comunque rispettare le condizioni d’impiego (dosi e prodotti alimentari) e i requisiti di purezza previsti rispettivamente dai Regolamenti n. 1333/2008 e n. 231/2012. 

Il Ministero chiarisce circa la quantità massima d’impiego del colorante

Con riferimento ai prodotti da forno, secondo il Ministero della Salute il carbone vegetale può essere impiegato come additivo colorante (E153) esclusivamente nei prodotti da forno fini (categoria 07.2), categoria che include prodotti alimentari sia dolci che salati come fette biscottate e crackers, come precisato dal Ministero della Salute con la nota 1307 del 20 gennaio 2014. 

Bisogna specificare che la normativa vigente non fissa per questo colorante una quantità massima d’impiego, ma esso può essere utilizzato alla dose “quantum satis” secondo le buone pratiche di fabbricazione, in quantità non superiore a quella necessaria per ottenere l’effetto desiderato e a condizione che i consumatori non siano indotti in errore. 

È, infatti, d’obbligo segnalare la sua presenza in etichetta con il codice sopraindicato, in modo tale che i consumatori possano effettuare scelte d’acquisto consapevoli.

La tabella del Ministero circa gli usi consentiti e quelli vietati del colorante E153

Si riportano qui di seguito tutti gli usi consentiti e gli usi vietati dal Ministero della Salute per il colorante E153: 

Usi consentiti

Tutti gli alimenti indicati nell’allegato, Parte E del Regolamento UE n. 1129/2011 tra cui, ad esempio: 

  • i formaggi aromatizzati non stagionati di cui alla categoria 01.7.1;  
  • le croste di formaggio commestibili di cui alla categoria 01.7.3;  
  • la mostarda di frutta di cui alla categoria 04.2.4.1;  
  • i prodotti da forno fini di cui alla categoria 07.2. 

Usi vietati

Tutti gli alimenti riportati nell’allegato, Parte A, tabella n. 2 del Regolamento UE n. 1129/2011 tra cui, ad esempio:  

  • il burro; 
  • il formaggio stagionato e non stagionato (non aromatizzato); 
  • il pane e prodotti simili; 
  • la pasta e gli gnocchi; 
  • gli zuccheri; 
  • i succhi e nettari di frutta; 
  • il sale e succedanei del sale;  
  • le spezie e miscugli di spezie;  
  • il miele;  
  • il malto. 

Il Ministero ha sancito il divieto di denominazione “pane nero”

Il carbone vegetale non può essere utilizzato come ingrediente nel pane, in quanto non vi è tradizione di un uso consolidato che lo preveda e, per tale motivo, un pane che lo contenesse ricadrebbe nella disciplina dei novel food (Regolamento (CE) 258/97) e necessiterebbe conseguentemente di specifica autorizzazione. Va da sé, quindi, che non può esistere un prodotto denominato come “pane” se contiene, di fatto, ingredienti che non lo rendono tale. 

Ecco perché il Ministero ha chiarito apertamente che i prodotti di panetteria contenenti carbone vegetale non possono essere denominati “pane”, né possono contenere tale indicazione nell’etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto, in quanto sarebbe ingannevole per il consumatore. 

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