Il rumore nella legislazione italiana è distinto tra ambiente interno ed esterno. Il D.Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla sicurezza)TITOLO VIII Capo II regolamenta l’ esposizione al rumore del lavoratore in ambiente di lavoro. La legge 26/10/1995 N. 447 regolamenta l’ inquinamento acustico esterno a tutela della salute pubblica; sono riportate in tale normativa le definizioni necessarie a comprendere il tema della norma. Pertanto è necessario procedere mediante apposita strumentazione alla verifica del rumore in ambiente lavorativo (i limiti di esposizione sono riportati nel decreto), ed il lavoratore è soggetto all’ utilizzo di otoprotettori e sorveglianza sanitaria quando vengono superati i limiti.

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I sistemi per attutire il rumore consistono di solito in pannelli fonoassorbenti, che possono essere a parete o sospesi. Per quanto riguarda l’ ambiente esterno lo stesso va salvaguardato attraverso dispositivi fonoassorbenti, i quali possono essere costituiti da essenze arboree a medio o alto fusto. Va considerato che qualsiasi nuova attività deve presentare un piano di valutazione dei rischi comprendente la misura del rumore in ambiente di lavoro e la valutazione dell’impatto acustico, per il quale l’attività andrà ad incidere sull’ ambiente circostante. C’è da tenere presente che alcuni comuni hanno elaborato piani di “zonizzazione acustica”, tenendo conto della destinazione delle diverse aree (residenziale, artigianale, ospedaliera, ecc.). Gli Organi di controllo sono le ASL territorialmente competenti, le quali si avvalgono dell’ ARPA, quale organo tecnico in grado di eseguire misure con strumentazioni tarate e certificate.