La consuetudine di portarsi a casa i resti del pranzo per il cane non solo diventa una scelta eco-sostenibile contro lo spreco del cibo ma in Italia è del tutto legittima dopo che  la Cassazione lo ha stabilito con una sentenza in seguito ad una battaglia legale avviata da un turista friulano in vacanza in Trentino.

Il ristoratore deve pertanto riconoscere al cliente il diritto ad asportare la propria “ doggy bag ”  in quanto  appartiene a lui quanto pagato ma non consumato presso l’esercizio commerciale.

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La sentenza addirittura giustifica l’avventore che, in risposta al disservizio del ristoratore, si sia esposto a ingiuria e diffamazione per il mancato recapito dei resti del pasto.

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La Cassazione ha infatti dato torto ad un albergatore del Trentino Alto Adige che aveva denunciato un cliente che aveva definito in un’intervista ad un giornale locale «uno schifo» i servizi dell’hotel che vietavano la ‘ doggy bag ‘ e il riempimento della borraccia.

I giudici hanno assolto il cliente dall’accusa di ingiuria e ritenendo un suo «legittimo esercizio del diritto di critica» esternare il suo parere sull’hotel.

Diventa dunque ormai una delle regole «comunemente accettate nella civile convivenza» permettere ai clienti di ristoranti e alberghi di portar via dal tavolo il cibo avanzato per darlo ai propri cani ed è anche ammesso il diritto di riempire la propria borraccia con l’acqua che è rimasta nella bottiglia.