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Negli ambienti di lavoro deve essere garantito un adeguato ricambio dell’aria, tramite aperture verso l’esterno (finestre, porte, altre aperture) che attraverso impianti di ventilazione che captano l’aria esterna, eventualmente filtrandola e modificandone la temperatura. Oltre alla presenza di persone, che consumano ossigeno con la respirazione, anche molti altri fattori influenzano la qualità dell’aria: stampanti o fotocopiatrici riscaldano l’ambiente e rilasciano sostanze chimiche pericolose, soprattutto in caso di manutenzione non adeguata, sostanze chimiche possono venir disperse da carta e plastica o dai prodotti usati per la pulizia, allergeni possono derivare da prodotti chimici, animali o piante, mentre particelle di polvere e sporco (compreso il pulviscolo stradale) possono provenire dall’esterno.

La Sick Building Syndrome (SBS)

A volte, in presenza di molteplici sintomi di origine non chiara, si parla di “sindrome del palazzo malato”, un insieme di fattori di rischio che possono contribuire a quei sintomi. Vediamo brevemente quali possono essere:

· Contaminanti chimici: inclusi i composti organici volatili, formaldeide, radon, amianto.

· Contaminanti biologici: polline, batteri, virus, funghi, muffe.

· Inquinanti atmosferici: particolato aerodisperso (PM2,5), ozono, metalli pesanti.

· Ventilazione inadeguata: senza una corretta ventilazione gli inquinanti interni possono accumularsi, con in aggiunta aumento di anidride carbonica.

· Fattori ambientali: illuminazione, acustica, temperatura ed umidità, ergonomia

· Fattori psicologici: alti livelli di stress, scarsa comunicazione e altri fattori psicologici individuali.

Il monitoraggio microbiologico ambientale ha lo scopo di stimare la contaminazione ambientale aerodispersa e delle superfici. La concentrazione microbica aerodispersa è un indice della qualità dell’aria nell’ambiente mentre la contaminazione delle superfici può essere indicativa dell’efficacia delle procedure di pulizia e sanificazione. Il monitoraggio microbiologico ambientale può essere eseguito analizzando diversi substrati: aria, superfici di lavoro, acqua o altro (materiali, strumenti, indumenti, ecc.).

Nel caso di attività lavorative che comportano uso deliberato di agenti biologici (ossia nelle quali gli agenti biologici fanno parte del ciclo produttivo, per esempio industrie farmaceutiche) si procederà al monitoraggio degli specifici agenti, mediante tecniche che ne consentano il rilevamento in aria e sulle superfici; tale monitoraggio consentirà la verifica dell’efficacia delle misure di contenimento adottate e la correttezza delle procedure operative messe in atto al fine di eliminare o ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori. Per gli ambienti di lavoro indoor nei quali la presenza di agenti potenzialmente patogeni può essere considerata accidentale, la valutazione della carica microbica totale (funghi e batteri) è usualmente sufficiente, anche se dovrà essere valutato, per ciascun caso specifico, il tipo di monitoraggio da effettuare. Per attività lavorative nelle quali il rischio connesso alla presenza di agenti biologici è di natura allergica oltre che infettiva, è consigliabile affiancare ai campionamenti microbiologici anche la caratterizzazione e la quantificazione degli allergeni eventualmente presenti.

 

Le attività di campionamento

Il monitoraggio degli agenti biologici aerodispersi può essere di tipo attivo (campionamento mediante SAS) o passivo (campionamento direttamente con piastra petri contenente terreno agarizzato), ed essere finalizzato ad una valutazione quantitativa e/o qualitativa. Nell’analisi quantitativa si stima la quantità totale di microrganismi presenti in volumi noti di aria aspirati dal SAS. I microrganismi presenti in volumi rappresentativi di aria sono raccolti su appositi terreni di coltura e incubati alle opportune condizioni di sviluppo (temperatura e tempo), allo scopo di consentire la formazione di colonie visibili a occhio nudo. Poiché ogni colonia è teoricamente ascrivibile ad un unico microrganismo originario, il numero delle colonie cresciute sui terreni di coltura (indicate come Unità Formanti Colonia, UFC) è sommariamente rapportabile al numero di microrganismi vitali presenti nel campione di aria; il dato è poi rapportato al volume di 1 m3 d’aria. I parametri microbiologici di base comunemente valutati sono i seguenti:

· carica batterica totale psicrofila: indicatore della contaminazione batterica ambientale, in quanto i batteri psicrofili hanno una temperatura di accrescimento ottimale intorno ai 25°C (range 15°-30°C) ;

· carica batterica totale mesofila: indicatore della contaminazione di origine umana e animale; la flora mesofila ha una temperatura ottimale di accrescimento intorno ai 37°C (range 25°-40°C);

· carica fungina totale (muffe e lieviti): indicatore ambientale spesso correlato alla presenza di elevata umidità e polverosità, ridotta ventilazione e scarsa qualità dell’aria. Alcune muffe possono essere responsabili di patologie infettive, di reazioni di ipersensibilità, reazioni allergiche e intossicazioni. È sempre importante, perciò, riuscire non solo a quantificare, ma anche a identificare le muffe presenti specie per attività lavorative nelle quali il rischio connesso alla presenza di agenti biologici è di natura allergica oltre che infettiva.

Oltre ai parametri di base, si può procedere alla rilevazione di specifiche categorie microbiche come:

· Staphylococcus spp., indice di contaminazione antropica,

· Coliformi, Escherichia coli ed enterococchi, indici di contaminazione fecale,

· Legionella pneumophila nell’acqua degli impianti di climatizzazione e degli impianti idrici.

Può essere valutata all’interno di questo tema anche la contaminazione microbiologica delle superfici, che è utilizzata soprattutto per verificare l’efficacia delle procedure di pulizia e dei sistemi di decontaminazione. Le superfici dei piani di lavoro, utensili, apparecchiature, indumenti possono essere campionate mediante tamponi e processate in laboratorio con analisi colturale per la ricerca e la conta dei microrganismi citati in precedenza.

I monitoraggi ambientali

Gli inquinanti indoor possono essere di natura chimica oltre che microbiologica, per cui anche per loro è necessario un monitoraggio ambientale negli spazi di vita e di lavoro in modo da

accertarsi che gli inquinanti veicolati negli spazi suddetti, siano in concentrazioni tali da non arrecare danni alla salute e non creare situazioni di malessere.

In particolare la qualità dell’aria negli ambienti di lavoro è soggetta ad una specifica legislazione (DLgs 81/08) ed i valori limite di esposizione professionale sono presenti nell’allegato XXXVIII e nell’ACGIH. I Threshold Limit Value (‘’valore limite di soglia” o TLV) delle sostanze chimiche aero disperse, rappresentano le concentrazioni ambientali al di sotto delle quali si ritiene che i lavoratori possano rimanere esposti ripetutamente giorno dopo giorno, per la loro vita lavorativa, senza alcun effetto negativo per la loro salute.

Il livello di emissione della sostanza in questione viene indicato dalla concentrazione di esposizione, espressa in µg/m3.

I parametri chimici di base comunemente valutati sono i seguenti:

· Formaldeide : molto utilizzata come antibatterico e disinfettante in medicina, come additivo nella colla utilizzata nella produzione di mobili, nella produzione di fertilizzanti azotati, come diluente nei coloranti dei prodotti tessili, nell’industria della gomma come agente legante e nei cosmetici come solvente. È un composto volatile ed agente mutageno e cancerogeno per l’uomo secondo la IARC. La sua presenza in un ambiente indoor può essere correlata sia ad un suo uso diretto sia dal rilascio dal mobilio delle abitazioni o del posto di lavoro, in quanto nelle tipologie di pannelli utilizzati per la fabbricazione degli stessi sono utilizzate resine a base di formaldeide, che gradualmente viene rilasciata nel tempo, in funzione al microclima ambientale (calore, umidità, ventilazione).

· Composti Organici Volatili (COV): come si evince dal nome sono sostanze estremamente volatili tanto da essere in grado di evaporare già a temperatura ambiente, da qui la loro pericolosità. La loro presenza negli ambienti confinati può essere causata sia da un rilascio istantaneo (ad esempio a seguito dell’utilizzo di un solvente in una determinata fase di lavorazione) o nel tempo (come ad esempio sostanze utilizzate nell’hobbistica quali: vernici, cere, solventi o per la pulizia della casa quali: antitarme, sgrassatori, profumatori ambiente). Un contributo può essere anche di tipo antropogenico come: emissioni industriali, scarichi delle automobili, fumo di sigaretta e cammini.

Data la grande varietà con cui possono essere prodotti, i COV sono un insieme di numerose sostanze normate raggruppabili in: idrocarburi alifatici, terpeni, idrocarburi aromatici, idrocarburi clorurati, alcoli, esteri, chetoni ed aldeidi.

L’entità dell’esposizione a COV negli ambienti indoor varia in base alle seguenti condizioni:

volume dell’aria all’interno degli ambienti, grado di ventilazione all’interno degli ambienti e dalla loro concentrazione negli ambienti outdoor.

 

Le metodologie di campionamento utilizzate sono differenti in base allo scopo della determinazione ed in funzione della natura chimico-fisica degli analiti da determinare:

a) Canister: per campionamento istantaneo in cui il prelievo di un campione di aria viene eseguito in un’unica volta ed in un punto determinato. Per tale motivo è da considerarsi rappresentativo delle condizioni presenti all’atto del prelievo, necessario per valutare solamente gli effetti istantanei sull’ambiente.

 

b) Tipo attivo: per campionamenti di durata tra le 4-8 ore in maniera continua, ovvero il prelievo dei campioni di aria viene effettuato con l’ausilio di campionatori calibrati a flusso regolabile, che utilizzano trappole costituite da fiale contenenti solidi adsorbenti tipici per quel determinato composto volatile (come per esempio carbone attivo). Il dato che si ottiene è proporzionale al valore del flusso impostato.

 

c) Tipo passivo: per campionamenti di durata da 1 a più giorni, che utilizza il processo fisico di diffusione degli inquinanti, quindi senza l’uso di un’aspirazione forzata e controllata. Il tipico campionatore passivo è il ‘’radiello’’, un tubo di diffusione costituito da una cartuccia cilindrica in rete di acciaio inossidabile contenente carbone attivo o altro tipo di adsorbente specifico per il composto che ci interessa determinare.

I campionatori passivi forniscono valori di concentrazione mediati degli inquinanti.

 

· Amianto: La normativa italiana (art. 247 DL.vo 81/2008) considera e disciplina come amianto (o asbesto) esclusivamente i silicati fibrosi appartenenti a due gruppi

mineralogici principali degli anfiboli e quello del serpentino. Per il campionamento è importante valutare la struttura e fare una suddivisione tra campionamento ambientale e personale.

In particolare per il primo viene impiegato un campionamento statico (per raccogliere campioni di aria in cui si vuole determinare la concentrazione di fibre presenti in un certo periodo di tempo ed in presenza di specifiche condizioni), per il secondo viene utilizzato un dispositivo portatile contenente una pompetta a flusso costante e filtri di esteri di cellulosa con porosità 0.8 µm.

 

· Particolato aereodisperso (PM 2,5 e PM 10): rappresentano le particelle aereodisperse che hanno un diametro aerodinamico < 2,5 μm ed < 10 μm rispettivamente (dove con diametro aerodinamico si intende quel diametro di una particella perfettamente sferica di densità unitaria che abbia le stesse caratteristiche inerziali della particella in esame). Le PM 10 sono particelle appartenenti alla frazione inalabile (cioè in grado di penetrare nel tratto superiore delle vie aeree interessando quindi solo fino la laringe). Le PM 2,5 sono particelle appartenenti alla frazione respirabile (in grado di raggiungere gli alveoli polmonari). Per questo motivo rappresentano un significativo pericolo nelle atmosfere dei luoghi di lavoro, così come nella movimentazione merci che sollevano polveri creando particolato disperso. Il campionamento viene eseguito con appositi filtri.

 

· Gas (CO, NO2, Metano, Acidi): tra i gas come inquinanti indoor possiamo pensare al più comune, il monossido di carbonio CO. Questo è un’emotossina, perché legandosi allo ione del ferro nell’emoglobina del sangue forma un complesso (chiamato carbossiemoglobina) molto più stabile di quello formato dall’ossigeno (chiamato ossiemoglobina), ostacolando così l’apporto di ossigeno necessario al corpo. Essendo un gas inodore, insapore, incolore, non irritante, che senza un’adeguata ventilazione può raggiungere velocemente concentrazioni elevate va monitorata per garantire che rientri nei limiti previsti. La sua fonte principale in un ambiente indoor può essere correlata ad una combustione incompleta (in cui l’ossigeno presente nell’aria non è riuscito a trasformare tutto il Carbonio in CO2, generando CO), oppure essere dovuta a fumo da tabacco, malfunzionamento di caldaie o scaldabagni a gas ed ostruzione di

canne fumarie. In generale il campionamento viene eseguito tramite apposita strumentazione in base alla tipologia di gas che si vuole determinare.

 

Dato che la qualità dell’aria indoor può avere ripercussioni importanti sulla saluta dei lavoratori e sul loro benessere, è importante affidarsi a delle figure esperte che possano effettuare una valutazione del rischio e fornire supporto dal campionamento fino all’interpretazione del dato ottenuto.

 

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 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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