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La sicurezza nel lavoro in solitario

I rischi e le misure di prevenzione

Ad oggi il lavoro svolto da soli non trova nella normativa vigente italiana una definizione univoca né criteri specifici di analisi in riferimento ai rischi connessi e alle misure di prevenzione e protezione che devono essere adottate dal datore di lavoro.

Possiamo definire lavoro in solitario: qualsiasi attività svolta da un unico addetto con completa autonomia, senza nessuna sovrintendenza da parte di un preposto, fisicamente isolato da altri lavoratori.

Tale attività, pur non essendo oggetto di particolari obblighi o restrizioni, è però vietata per legge nelle situazioni nelle quali esporrebbe il lavoratore a un rischio inaccettabile (lavoro su scale, obbligo di assistente a terra, lavoro in spazi confinati… Che sono attività soggette a normativa specifica).

 

Il lavoro in solitario presenta alcune caratteristiche rilevanti per la salute e la sicurezza del lavoratore, quali:

1. In primis, in caso di emergenza, infortunio o di malore, il lavoratore non può essere prontamente soccorso da colleghi o altre persone presenti nelle immediate vicinanze.

2. Inoltre normalmente si presenta nell’addetto una maggiore percezione di rischio, unita alla consapevolezza di non poter disporre di un supporto in situazioni anomale/difficili (anche semplicemente connesse all’attività lavorativa svolta) che possono indurre uno stato di insicurezza e di ansia.

3. Infine la condizione di solitudine è collegata ad aspetti di natura psicologica e sociale e può influire negativamente sullo stato di benessere del lavoratore.

rischi-telelavoro

In caso di lavoro alle dipendenze di una società, le problematiche di cui sopra devono essere analizzate dal datore di lavoro nell’ambito della valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 81/08.

Per quanto riguarda l’aspetto legato a situazioni di emergenza in caso di malori, infortuni, incidenti, oggi sono disponibili diverse soluzioni tecnologiche in grado di offrire una valido supporto, soprattutto se combinate tra loro (sistemi di localizzazione GPS, applicazioni su cellulari, segnalatori automatici di malessere, dispositivi uomo-a-terra, ecc).

Inoltre è necessaria una formazione ed informazione sul rischio specifico, nonché di primo soccorso e antincendio per fornire al lavoratore stesso preziosi strumenti per riconoscere eventuali sintomi di malessere, quindi per chiedere tempestivamente aiuto, in alcuni casi auto soccorrersi o intervenire direttamente e prontamente in caso di emergenza (ad es. in caso di incendio).

La formazione, come strumento di maggiore consapevolezza e padronanza del rischio, assicura una maggiore tranquillità nell’affrontare l’attività in solitudine, specie in situazioni anomale.

Infine, per il terzo aspetto, relativo alle componenti psicologiche e sociali del lavoro solitario, una misura di prevenzione primaria è costituita da una sorveglianza sanitaria mirata, svolta dal Medico Competente il quale deve prendere in considerazione questi aspetti critici svolgendo un’accurata visita medica e analizzando in fase di elaborazione del protocollo gli esami specifici atti a indagare eventuali controindicazioni.

 

Come per ogni altro rischio, il riferimento deve sempre e comunque essere il Documento di Valutazione dei Rischi:

se la VdR ha individuato un rischio che a valle delle misure migliorative possibili non risulta rischio residuo (cioè accettabile) il lavoro previsto non può essere eseguito in solitario, ma deve essere effettuato con modalità diverse.

 

 

By | 2018-03-19T14:56:29+00:00 21 novembre 2017|

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