La “bufala” della mail sul latte scaduto

In molte caselle di posta è arrivata una e-mail che lancia un allarme su un presunto ‘attentato’ alla nostra salute da parte dei produttori di latte che utilizzerebbero il latte scaduto per ‘ripastorizzarlo’ fino a ‘5 volte’ e rimetterlo in commercio. L’e-mail da persino una “dritta” ai consumatori svelando il segreto di come prendere precauzioni: basterebbe guardare sotto il tetrabrick, la serie di codici stampati sul fondo della confezione del latte ci svelerebbero quante volte il latte è scaduto e ribollito! Davvero una notizia sconcertante, come del resto molte di quelle che viaggiano in rete per creare clamore. Purtroppo la rete non ha filtri che ci evitino di perdere tempo leggendo diciamo così ‘scempiate’.

Il Codacons ha ribattuto facendo intervenire il direttore della Centrale del latte di Torino il quale ha spiegato che il significato di questi numeri può variare a seconda della tipologia del prodotto e dell’azienda produttrice, ma in ogni caso sono impiegati per favorire o garantire la rintracciabilità del prodotto o dei contenitori utilizzati”. “Per quanto riguarda il numero delle pastorizzazioni la normativa in vigore è molto chiara: si può commercializzare solo latte fresco pastorizzato che abbia subito un unico trattamento termico, a partire dal latte crudo”. E ancora “nel caso del latte UHT (a lunga conservazione) il numero stampato sul fondo della confezione ( il Tetrapak ) anche in questo caso è utile per garantire la rintracciabilità dei contenitori, il numerosi riferisce al taglio della bobina che ha stampato la confezione”.

Pare che questa sia una bufala che gira da anni e ogni tanto riciccia fuori.

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Tanto che anche la Tetrapack italiana aveva chiarito a suo tempo:

“I contenitori Tetra Pak, durante la produzione sono stampati su bobine-madri di carta larghe circa 1,5 metri che successivamente vengono tagliate, a seconda dei formati, in 5 o 6 rotoli pronti per il confezionamento.
Per assicurare la rintracciabilitá del materiale di imballaggio, i contenitori che costituiscono queste bobine vengono contraddistinti, con intervalli regolari e in modo sequenziale, con i relativi numeri da 1 a 5 o 6 a prescindere dal prodotto contenuto (latte, succhi, vino, etc.).
Questo é il motivo per cui sul fondo delle confezioni possono esssere presenti questi numeri di identificazione che nulla hanno a che fare con gli alimenti confezionati.”

Resta il dubbio di chi abbia lanciato questa bufala e potrebbe essere di origine spagnola o sudamericana dato che il nome dell’immagine che compare nella e-mail è in spagnolo. Chissà magari in sudamerica le leggi sono più permissive delle nostre?…