Rischio diossina: i numeri e gli alimenti coinvolti

Mais alla diossina destinato ad alimentare migliaia di allevamenti, da qui è scattato l’allarme in Italia che sta scatenando la GDO nella richiesta di dichiarazioni dalle aziende sulla salute di materie prime quali latte, uova e carne.

Il Fatto Alimentare ha pubblicato il 19 giugno il primo articolo sul tema, denunciando l’inerzia del Ministero della Salute:

26 mila tonnellate di mais contaminato da diossine distribuito in centinaia di allevamenti sparsi in tutte le regioni (tranne Sicilia, Basilicata e Sardegna) e il Ministero della salute, che ogni giorno diffonde 3-4 comunicati su svariati argomenti, ha dedicato a questa vicenda un annuncio molto sintetico giunto con nove giorni di ritardo. Anche Coldiretti, abituata a diffondere 3-4 annunci stampa al giorno, ha ignorato il problema, anche se migliaia di allevatori sono coinvolti”.

Latte, polli e carne proveniente da allevamenti coinvolti non sono commercializzabili.

Il 20 giugno scorso il Ministero della Salute infatti ha pubblicato una nota in cui si conferma la notizia dell’arrivo in Italia dall’Ucraina di un carico di mais ad uso zootecnico contaminato dalla diossina, dicendo anche che a seguito della positività riscontrata sono state attivate l’11 giugno 2014 tutte le procedure operative previste dal sistema di allerta rapido alimenti e mangimi (RASFF) per rintracciare e bloccare i mangimi a rischio.

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Cinque giorni fa il Ministero ha deciso il blocco cautelativo degli alimenti provenienti da animali che hanno consumato mangime contenente una percentuale a rischio di mais ucraino.

Sono in corso analisi a campione per verificare la diffusione della diossina in latte, uova e carne di pollo, maiale e bovini. Alimenti che sono finiti anche nei preparati alimentari venduti al supermercato.

Il mais proveniente dall’Ucraina è sbarcato nel porto di Ravenna il 5 marzo scorso a bordo di una nave battente bandiera turca.

Il carico di 26 mila tonnellate di mais contaminato è stato esportato da una società svizzera e comprato da una società di Ravenna per essere commercializzato come mangime per allevamenti italiani.

L’Ausl di Ravenna fa scattare l’allerta al sistema di allerta europeo l’11 giugno e il conseguente blocco delle merci dopo che l’esito di un prelievo ha segnalato la forte presenza di diossina.