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Le 3 certificazioni da conoscere per un’azienda alimentare

By 29 Maggio 2024Sicurezza Alimentare6 min read
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Sempre più aziende del settore alimentare cercano di differenziarsi e creare un valore aggiunto per i consumatori. Tante iniziative, dal design dei packaging sempre più moderno alla messa sul mercato di nuove linee fino a una maggiore attenzione al customer care, che mirano non solo a un miglioramento della propria brand reputation, ma anche alla produzione di alimenti sicuri e di qualità, per tutelare la salute del consumatore. 

A questo scopo, oltre all’applicazione della normativa cogente, sono proprio le certificazioni volontarie ad aiutare l’azienda a implementare e applicare un sistema di gestione qualità e della sicurezza alimentare.  

Sulla base della nostra esperienza in questo settore, lunga oltre cinquant’anni, vogliamo fornire a chi legge un breve elenco di quelle che – secondo noi – sono le 3 certificazioni indispensabili da conoscere per un’azienda alimentare che voglia davvero portare la propria produzione allo step successivo. 

Vediamo caratteristiche e vantaggi delle 3 certificazioni più diffuse nel settore Food

Le seguenti tabelle riassumono le caratteristiche e i vantaggi delle 3 certificazioni più diffuse nel settore food, ovvero il BRC, l’IFS e la ISO 22000. 

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Che cos’è la certificazione volontaria di prodotto

Le certificazioni volontarie nel settore agroalimentare hanno visto una netta crescita nel corso di questi ultimi anni, svolgendo funzioni sempre più importanti e rappresentative per le aziende del comparto. Esse altro non sono che procedure standardizzate e riconosciute in tutto il mondo, per la valutazione delle conformità a determinati requisiti di sicurezza e qualità alimentare

Possedere una o più certificazioni significa per un’azienda poter garantire ai propri clienti di lavorare con metodo affinché venga sempre garantita la qualità e sicurezza dei prodotti commercializzati. Significa anche porsi visibilmente sul mercato ed essere considerati un’azienda affidabile, al passo con i tempi perché certificata da un organismo di parte terza assolutamente indipendente.

Le certificazioni volontarie nel settore agroalimentare

Il primo passo per un’azienda alimentare che voglia intraprendere il cammino delle certificazioni volontarie è la ISO 9001: questa rappresenta il più popolare tra gli standard ISO e descrive l’insieme della struttura organizzativa, delle procedure, dei processi e delle risorse necessari ad attuare la gestione della qualità in una azienda.

La sua corretta e completa implementazione porta all’aumento dell’efficienza e delle prestazioni dell’Organizzazione attraverso l’applicazione di un sistema organizzativo convalidato a livello internazionale.

Andando a guardare puntualmente le certificazioni volontarie legate alla sicurezza alimentare, invece, vediamo che alla base di ciascuna di esse vi è il sistema HACCP integrato a procedure di buone norme di lavorazione e un sistema di gestione documentale. Da sottolineare che questi standard volontari ampliano il raggio di controllo e di azione anche su tutti gli aspetti documentali.

Ma per capire come ciascuna certificazione si integra con il sistema HACCP andiamo a vederle da vicino una per una.

BRCGS

Lo standard BRCGS Food, che prende il suo nome dal British Retail Consortium che lo ha sviluppato, è nato nel 1998 per rispondere alle esigenze della GDO britannica di garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti a marchio.

Questo standard aiuta i produttori alimentari a concentrarsi su un’ampia gamma di aree, tra cui HACCP, tracciabilità, prevenzione delle frodi alimentari, impegno gestionale e cultura della sicurezza alimentare. Per chi volesse acquisire la BRC, dovrà attenersi alle regole previste dalla versione 9, lanciata il 1° agosto 2022.

IFS

Lo standard IFS Food (acronimo di International Featured Standards) esamina i prodotti e i processi di produzione per valutare la capacità di un produttore alimentare di realizzare prodotti sicuri, autentici e di qualità in conformità ai requisiti di legge e alle specifiche del cliente. Lo scopo è quello di aiutare le aziende a soddisfare le crescenti richieste di trasparenza e rintracciabilità del mercato, contribuendo a migliorare l’integrità del prodotto e ad aumentare l’efficienza.

La sua storia ho origine nel 2002, quando la Federazione tedesca del commercio al dettaglio (HDE) e la Fédération des Entreprises du Commerce et de la Distribution (FCD) francese hanno introdotto uno standard internazionale di sicurezza alimentare e qualità, l’International Food Standard, con l’obiettivo di standardizzare la verifica dei sistemi di sicurezza alimentare e di garanzia della qualità dei fornitori di prodotti alimentari a marchio privato.

ISO 22000

La ISO 22000 è uno standard internazionale, sviluppato con l’intento di armonizzare i differenti schemi HACCP con gli standard per la verifica della sicurezza igienica. È una delle certificazioni più richieste per quanto riguarda la sicurezza igienica lungo l’intera filiera: l’obiettivo, infatti, è la gestione della catena di fornitura e delle informazioni e controlli lungo la stessa.

FSSC 22000

Lo standard di certificazione volontario FSSC 22000 è uno standard di certificazione per la sicurezza alimentare redatto dalla Foundation for Food Safety Certification nel 2009, il cui obiettivo è quello di definire i requisiti di certificazione ed i metodi per sviluppare Sistemi di Gestione per la Sicurezza Alimentare per le aziende di produzione alimentare, ristorazione, imprese di produzione di imballaggi, trasportatori e distributori.

La certificazione per la sicurezza alimentare FSSC 22000 rientra tra gli standard privati di certificazione volontari riconosciuti dalla Global Food Safety Initiative (GFSI), come la norma BRCGS Food, IFS Food o Global Gap.

Certificazione biologica

Un discorso a parte merita la certificazione biologica. Si tratta di un certificato rilasciato da un organismo preposto, che riconosce alle aziende che agiscono in vari ambiti della filiera agroalimentare e zootecnica (dalla produzione alla commercializzazione di prodotti alimentari) il raggiungimento di determinati standard imposti dall’Unione Europea nel Regolamento UE 848/2018. I requisiti da rispettare per poter ottenere il marchio “bio” e apporre il simbolo corrispondente sul packaging (il rettangolino verde chiaro con una foglia bianca composta di stelle) sono i seguenti:

  • tracciabilità delle materie prime;
  • salute e sicurezza dei lavoratori;
  • approccio responsabile nei confronti degli animali, nutriti in base al loro fabbisogno;
  • utilizzo di fertilizzanti naturali, come compost o letame;
  • non utilizzare OGM;
  • uso limitato di sostanze chimiche potenzialmente nocive per l’uomo e l’ecosistema.

Quali altre certificazioni volontarie del settore agroalimentare potrebbero essere utili?

Va da sé che questo breve elenco non può essere esaustivo del mare magnum di certificazioni volontarie esistenti nel settore agroalimentare.

Nel panorama delle norme ISO, svariate riguardano il settore agroalimentare, ad esempio la ISO 22005 che definisce i requisiti per un sistema di tracciabilità di filiera. Vi sono poi certificazioni alimentari internazionali fondamentali per le aziende che volessero intraprendere l’export dei propri prodotti all’estero: è il caso, ad esempio, del metodo HARPC (Hazard Analysis and Risk-Based Preventive Control) necessario per poter commerciare con il mercato americano.

Si possono poi conseguire certificazioni legate alle norme religiose, anch’esse molto utili per il mercato estero, come ad esempio la certificazione Halal, che garantisce che i prodotti alimentari siano conformi alle norme etiche ed igienico sanitarie islamiche, e la certificazione Kosher, la quale indica che un alimento è stato prodotto seguendo le regole dietetiche prescritte dalla religione ebraica.

Perché sono importanti le certificazioni volontarie per le aziende?

Le certificazioni rappresentano per le aziende un valido ed efficace strumento di standardizzazione dei propri processi e delle proprie procedure, nell’ottica del miglioramento continuo e dell’aumento della fiducia e fidelizzazione della propria clientela.

Permettono di aprirsi a nuovi mercati rispettando gli standard di qualità della GDO, nel rispetto della sicurezza alimentare.

Altri vantaggi derivanti dall’ottenimento delle certificazioni volontarie

Certificare la propria attività dimostra una particolare attenzione alla sicurezza alimentare.

Questo si traduce, agli occhi del consumatore, in una garanzia di qualità del prodotto, riscontrabile nei valori nutrizionali riportati in etichetta e nelle proprietà organolettiche dell’alimento. Queste sono tutte caratteristiche distintive di un prodotto d’eccellenza, che attirerà senz’altro nuovi clienti, ampliando il proprio margine di business.

Se vuoi conseguire una certificazione volontaria, lasciati aiutare dagli esperti di Gruppo Maurizi: scopri subito tutti i nostri servizi in merito alle Certificazioni volontarie nel settore Food.

 

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