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Le 5 cose da sapere prima di esportare

Le aziende che esportano, o intendono esportare (soprattutto extra UE), sanno veramente cosa le aspetta?

L’export dei prodotti alimentari Made in Italy è in continua crescita.

Il primo semestre del 2017 ha segnato il record storico con una crescita del +10.9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ricordiamo che solo nel 2016 l’agroalimentare aveva già raggiunto il massimo storico di commercio estero con 38.4 miliardi di euro.

Dati Istat presentati dalla Coldiretti evidenziano proprio questo fortunato andamento, e sottolineano anche come i principali paesi a cui le nostre eccellenze agroalimentari sono destinate sono i paesi dell’Unione Europea e gli USA, quest’ultimo di gran lunga il principale mercato extra UE.

 

Ma le aziende che esportano o intendono affacciarsi a questi mercati, soprattutto extra UE, sanno veramente cosa le aspetta?

Sanno cosa considerare, oltre agli aspetti puramente economici?

Abbiamo deciso di preparare una piccola lista di argomenti su cui ogni singola azienda dovrebbe ragionare e di aspetti da implementare prima di iniziare le attività di export.

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1. BRC O IFS SONO IMPORTANTI VALORI AGGIUNTI  o CONDIZIONI INDISPENSABILI

Le aziende che hanno implementato un sistema integrato HACCP e BRC-IFS sono sicuramente più agevolate all’esportazione.

Le aziende clienti estere vedono sicuramente in questi standard volontari maggiori garanzie di sicurezza e igiene alimentare. ’applicazione dello standard BRC è per esempio conditio sine qua non per l’esportazione in UK.

 

2. REGOLE DI ETICHETTATURA SPECIFICHE

I paesi extra UE hanno norme e regole di etichettatura diverse rispetto ai regolamenti europei e diverse tra loro.

E’ fondamentale quindi prendere consapevolezza del fatto che non è sufficiente tradurre semplicemente l’etichetta nella lingua estera del paese in cui il prodotto sarà commercializzato. Probabilmente sarà necessario aggiungere altre indicazioni, preparare una tabella nutrizionale diversa, ecc.

 

3. LIMITI DI ADDITIVI E FITOFARMACI DIVERSI

Ogni paese extra UE ha normative specifiche in merito alla possibilità o meno di utilizzare determinati additivi chimici nelle diverse tipologie di alimenti. Anche se un additivo è ammesso, potrebbero inoltre essere adottati limiti diversi. Questi aspetti vanno considerato in fase molto precedente all’attività di esportazione visto che potrebbe prevedere anche una riprogettazione della ricetta del prodotto.

 

4. POSSIBILI AUDIT DELL’AUTORITA’ COMPETENTE

L’autorità competente potrebbe effettuare degli audit ed ispezioni presso lo stabilimento italiano per verificare il rispetto di tutte le norme previste. Uno tra tutti: l’FDA (Food and Drug Administration degli USA) è solita fare controlli presso gli stabilimenti Italiani a campione e in funzione della classe di pericolo dell’alimento stesso. L’azienda deve essere preparata all’evenienza ed essere in grado di rispondere a tutte le eventuali domande.

 

5. DIVERSO SISTEMA HACCP PER LA SICUREZZA ALIMENTARE

Gli USA hanno da poco reso obbligatorio anche per gli stabilimenti esteri l’implementazione e l’applicazione di un Food Safety Plan, documento aziendale che deve prendere in considerazione tutti i pericoli possibili e le diverse azioni preventive.

Ragionamenti e impostazioni di questo documento sono spesso diversi rispetto al manuale HACCP a cui siamo abituati noi Italiani.

 

 

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By | 2018-03-19T14:56:29+00:00 14 novembre 2017|

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