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Il termine “gestione” deriva dal verbo latino “gerere” che può essere tradotto come “amministrare”, ovvero curare lo sviluppo di un qualcosa, finalizzato in ultimo al raggiungimento di un obiettivo. 

La gestione dei rifiuti, dunque, deve essere vista come una serie di operazioni che intendono portare il rifiuto fino alla sua destinazione finale. 

Sicuramente, le gestioni più efficaci di un bene o di un servizio si riescono ad ottenere soltanto quando chi amministra conosce nel dettaglio la cosa amministrata e i rifiuti non fanno eccezione in questo: se io conosco bene il rifiuto da gestire potrò mettere in atto tutti gli interventi necessari per gestirlo correttamente; viceversa, se non conoscessi bene il rifiuto che devo amministrare, rischierei di prendere decisioni sbagliate, proprio perché basate su informazioni mancanti o errate. 

Conoscere un rifiuto si traduce nel conoscere la sua origine, la sua natura e la presenza di eventuali sostanze “particolari” in esso contenute o che potrebbero essere ragionevolmente in esso contenute. 

Le informazioni/nozioni di cui sopra sono proprio la chiave per arrivare ad una corretta assegnazione del codice EER. 

L’acronimo EER deriva da “Elenco Europeo dei Rifiuti” contenuto nell’Allegato D alla Parte IV del Testo Unico Ambientale, così come implementato da successive modifiche e integrazioni. 

L’elenco è diviso in capitoli, da 01 a 20, che rappresentano la prima coppia di numeri del codice a sei cifre che caratterizza il rifiuto; un’ulteriore coppia di cifre viene individuata dai sottocapitoli e, infine, le ultime due cifre sono determinate da caratteristiche più specifiche. 

Quindi, la prima cosa da fare è capire a quale capitolo devo fare riferimento; ad esempio, se stessi producendo un rifiuto da un’attività di demolizione, potrei scorrere l’indice dei capitoli fino ad arrivare al 17, che è intitolato proprio “Rifiuti dalle attività di demolizione e costruzione (compreso il terreno prelevato da siti contaminati)”. A questo punto, ignoro completamente gli altri capitoli e vado ad approfondire i diversi sottocapitoli all’interno del capitolo 17. Questa prima assegnazione, quindi, è stata possibile sulla base dell’origine del rifiuto. 

Il passaggio successivo è quello di valutare il sottocapitolo che contiene le informazioni sulla natura del mio rifiuto: se ad esempio, il rifiuto da demolizione in questione, fosse di natura metallica, mi dovrei fermare al sottocapitolo 04, intitolato “metalli (e le loro leghe)”. Il mio codice sta prendendo forma e sarà 17.04.?? 

Per individuare l’ultima coppia di cifre, dovrò leggere attentamente le voci contenute in questo sottocapitolo e trovare quella che rispecchia il mio rifiuto nel dettaglio: se ad esempio fosse “Zinco”, il codice corretto sarebbe 17.04.04. 

Un’altra caratteristica di questo elenco è la presenza di codici pericolosi assoluti, non pericolosi assoluti e di codici a specchio. 

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