Consumatore informato o troppo vittima di allarmismi?

Diossina, mucca pazza ed altre emergenze alimentari hanno provocato spesso un allarme eccessivo tra i consumatori, complici senza dubbio le notizie che arrivano dai media che, in questi casi ,spesso diffondono notizie confuse, poco chiare e eccessivamente terrorizzanti.

A subirne le conseguenze sono  produttori, industria alimentare ed esercizi commerciali senza parlare poi del tempo necessario ai consumatori per riprendere i consumi abituali.

Se è vero che le dichiarazioni allarmiste di personaggi più popolari fanno più ‘audience’ è anche vero che probabilmente il problema è anche e soprattutto della comunità di esperti e professionisti del settore che non riescono a dare voce al mondo scientifico che, invece, dovrebbe essere primo fra tutti chiamato in causa a dare spiegazioni e chiarimenti.

E’ per questo che accogliamo con piacere notizie come quelle che arrivano dalla Sardegna dove l’Istituto Zooprofilattico si è impegnato a portare avanti proprio strategie di comunicazione per i consumatori per indirizzarli verso scelte corrette e consapevoli dei prodotti.

L’Istituto che ha visto approvati dal Ministero della Salute più di 650 mila euro di investimenti, 9 progetti e decine di ricercatori impegnati per la sicurezza alimentare, la sanità degli allevamenti e il benessere animale. Il piano, relativo alla ricerca corrente per l’anno 2009, prenderà il via tra luglio e dicembre del 2010 e coinvolgerà l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna, l’Università di Sassari, l’agenzia regionale Agris e la Porto Conte Ricerche.

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Un impegno scientifico importante che va dalla sicurezza alimentare alle conoscenze delle malattie animali, dallo studio del Dna allo sviluppo di nuovi vaccini. Le ricerche che partiranno per prime sono quelle sulla sicurezza alimentare, che ricevono quote di finanziamenti vincolati da parte del Ministero.

Su questo fronte il Dipartimento per l’Igiene degli Alimenti condurrà uno studio sulla valutazione del rischio delle ricotte salate prodotte in Sardegna. In passato le ricotte sono state segnalate in alcuni casi di allerta comunitario per la contaminazione da batterio Listeria monocytogenes. Una situazione che aveva creato un allarme eccessivo nei cittadini e una grossa preoccupazione dei produttori e delle autorità regionali. I ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico, dopo aver contaminato sperimentalmente il latte, analizzeranno le varie fasi della produzione, per verificare le condizioni che possono determinare la sopravvivenza o lo sviluppo del batterio. Tutto per garantire la sicurezza degli alimenti e dei consumatori.

Secondo i ricercatori, «questo è un classico caso in cui si rende necessaria una valutazione del rischio effettuata su basi scientifiche, per dimostrare che effettivamente la tecnologia di produzione è tale da rendere il prodotto sicuro per il consumatore». “La sicurezza alimentare, però, non finisce con i controlli di laboratorio – spiega Maria Assunta Serra, commissario dell’Istituto – Per questo un´altra parte delle ricerche sarà dedicata alle “Garanzie e informazioni sulla presenza di sostanze allergeniche negli alimenti”.

È la nuova frontiera dell´informazione in tema di consumi consapevoli. “Dopo le emergenze diossina e mucca pazza – continua il commissario – abbiamo osservato un allarme eccessivo e spesso ingiustificato dei cittadini rispetto ai rischi che correvano. Questo perché è mancata una corretta comunicazione tra il mondo scientifico e la comunità, che ha causato danni economici al sistema produttivo e allarme nei consumatori. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare delle strategie di comunicazione per indirizzare la popolazione verso una scelta corretta e consapevole dei prodotti, a partire da una corretta interpretazione delle etichette”.