
Ora è bandito da tutti, ma fino a poco tempo fa il pane nero al carbone vegetale era elogiato per le qualità di integratore alimentare e per la sua azione antifermentativa e disintossicante. Non solo, il pane nero, o pane al carbone, era in voga per la possibilità di essere usato come colorante alimentare o inserito negli impasti.
Magari è vero che non fa male, come dicono in molti, e che basta non chiamarlo “pane” per poterlo continuare a vendere, come dice la legge, intanto però nel dubbio è meglio astenersi.
Ne abbiamo parlato con Dino Lenci, presidente di Forni Riuniti Valpan SpA.
Intervista a Dino Lenci, presidente di Forni Riuniti Valpan SpA
Dino Lenci, il presidente di Forni Riuniti Valpan SpA, importante azienda di Paliano (in provincia di Frosinone) che fornisce pane per la grande distribuzione, ospedali e scuole nel Lazio e Abruzzo, nonché prodotti da forno in tutta Italia, ha commentato per noi il caso del pane nero.
«Abbiamo sospeso la produzione di pane nero perché quando succedono cose del genere la clientela si irrigidisce e allo stesso momento rischiare non ha senso» – afferma laconico Lenci – «In Italia, dove la mano sinistra non sa cosa fa la mano destra, spesso Corpo forestale, Guardia di finanza o Asl non concordano nell’interpretazione delle norme, però comunque scatta la denuncia con il conseguente procedimento in Tribunale».
La normativa europea
La normativa europea in questo caso è chiara: l’utilizzo dell’additivo usato per il pane nero, E153, è vietato per il pane e prodotti simili, così come quello di qualsiasi colorante.
Ma era così richiesto il pane al carbone elogiato per le sue presunte qualità benefiche?
«In realtà si tratta di una produzione di nicchia, pari a circa un quintale al giorno ossia neanche lo 0,5% della nostra produzione. È un pane che, però, aveva un costo molto elevato perché gli hanno attribuito benefici sulla salute, tutte cose che non possono essere reclamizzate».
E, infatti, la legge dice non solo che il pane nero non è da chiamarsi “pane”, ma anche che non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano.
«È un articolo che costa tanto a che interessa poco ai panificatori perché ha parecchia resa. Inizialmente, la gente era incuriosita, ma ora a poco a poco l’interesse per il pane nero è sceso. Il problema grosso» – sottolinea Lenci – «è che spesso capita in azienda che la Asl dica delle cose o interpreti le norme in un certo modo che non è detto sia quello corretto, ma nel dubbio seguiamo le sue indicazioni».
Quale è il pane più richiesto?
«Rosette, ciabattine e pane casareccio. L’85% della nostra produzione è costituito dai prodotti cosiddetti base, ossia fatti con acqua, sale e farina; tutti gli altri pani conditi costituiscono un mercato di nicchia» spiega il responsabile di Forni Riuniti Valpan, che detiene diversi marchi di produzione di pane, tra cui non manca il biologico che distribuisce nelle scuole e che ha appena investito oltre un milione di euro per un nuovo stabilimento interamente dedicato a prodotti senza glutine.
I consumatori, dunque, preferiscono il pane tradizionale acqua, lievito e farina. Ma da dove viene la farina utilizzata per il pane che troviamo in forni e supermercati?
«Il 99% delle farine sono prodotte con grano non italiano, perché per fare un buon pane servono grani particolari. In Italia non abbiamo grano sufficiente, copriamo il 20-30% del fabbisogno interno. Si tratta prevalentemente di grano francese e manitoba canadese e americana che vengono macinati e miscelati in Italia per produrre le farine migliori. I più grossi produttori sono Francia, Canada, Stati Uniti e da un po’ di tempo anche la Germania. Se importiamo il grano dall’estero la produzione di farina rimane però italiana».
Ci sono altre controindicazioni sul consumo di questo prodotto?
Se assunto in quantità eccessive, il pane nero può essere lassativo. I medici tendono a sconsigliare l’uso continuativo di questa tipologia di pane perché, se è pur vero che il carbone vegetale ha delle proprietà benefiche, è altrettanto vero che esso ha la capacità di assimilare eccessivamente nutrienti e sostanze nutritive, diventando la causa dell’insorgenza della malnutrizione.


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Interessante articolo: è curioso come mode e presunti benefici possano spingere prodotti di nicchia a costi elevati, nonostante le normative europee siano chiare. Il principio di precauzione, come dice il presidente Lenci, è fondamentale: meglio rinunciare a un’opportunità commerciale che rischiare procedure legali. In ogni ambito, conoscere e rispettare le regole è la base per lavorare bene. Anche in contesti molto diversi, come nel caso del gaming, vale lo stesso concetto: prima di agire bisogna capire il contesto e le meccaniche, ad esempio quando si cerca gothic 1 remake schloss knacken, occorre seguire le indicazioni del gioco. Speriamo che il dibattito sul pane nero porti a maggiore chiarezza normativa, evitando danni a consumatori e produttori seri.