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Parmigiano reggiano e grana, troppe falsificazioni

Contraffazione e concorrenza sleale continuano ad essere in primo piano tra le minacce ai prodotti tipici italiani più noti al mondo: Parmigiano Reggiano e Grana Padano.

Il Tribunale di Mantova ha condannato il responsabile di un caseificio a 18 mesi di reclusione, al pagamento di una multa e a risarcimento dei danni nei confronti dei consorzi del Grana padano e del Parmigiano reggiano, che si erano costituiti parte civile nel procedimento. Produceva falso Parmigiano reggiano, fuori dall’area di produzione, senza rispettare il disciplinare e in violazione nelle norme dell’Unione europea.

I fatti risalgono al 2008, quando nello stabilimento, situato al di fuori dell’area di produzione del Parmigiano Reggiano, fu individuata la presenza di circa 150 forme marchiate Parmigiano Reggiano ma non conformi al disciplinare e prodotte in violazione delle norme dell’Unione Europea a tutela del Parmigiano Reggiano e del noto marchio collettivo a “puntini”.

Le pratiche sleali che avvengono nel nostro Paese, senza il rispetto dei rigidi disciplinari imposti ai prodotti italiani, si aggiunge al più grave problema dei falsi prodotti all’estero che a volte sono importati in Italia per venderli poi come italiani (non c’è ancora l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza).

Nel 2014 la produzione di falsi ha superato quella degli originali Parmigiano e Grana con oltre 300 milioni di chili di imitazioni prodotti, mettendo in crisi produttori e allevatori italiani che la settimana scorsa sono scesi in piazza a Bologna. Una stalla su 4 è stata costretta a chiudere dal 2007 all’anno scorso.

Parmigiano reggiano e Grana, denominazioni e tracciabilità:

Parmesan, reggianito argentino, parmesao brasiliano fino ai “similgrana” grattugiato che ingannano gli acquirenti sull’area di origine e fanno concorrenza sleale ai prodotti originali. Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato di sbocco ma anche i principali falsificatori producendo circa la metà dei falsi, seguiti da Ungheria, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Polonia.

Ed il Consorzio Parmigiano reggiano chiede maggiore impegno da parte dell’Italia e l’Unione Europea a tutela delle nostre denominazioni e contro i casi di inganno ai consumatori. Il tutto mentre le divisioni in Europa stanno ritardando l’approvazione del “made in”, ossia l’etichettatura di origine, a causa delle resistenze di Germana e dei Paesi del Nord Europa.

L’Entrata in vigore 3 anni fa del nuovo Disciplinare che ha introdotto l’obbligo di porzionatura in zona di origine, Parmigiano Reggiano “grattugiato” o “porzionato” ha dato un contributo alla capacità di contrasto alle frodi e alle contraffazioni, ma evidentemente non è ancora abbastanza.

Intanto la Valle d’Aosta ha avviato un progetto di tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti Dop con la consulenza della società svizzera Sicpa (soluzioni e servizi di sicurezza per l’autenticazione identificazione e tracciabilità) che prevede di applicare un’etichetta di sicurezza anti-contraffazione ai prodotti che il consumatore potrà leggere con il suo smartphone, verificando l’autenticità del prodotto.

 

2018-03-19T14:57:19+02:0011 Marzo 2015|

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