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Parmigiano e Grana Padano i formaggi più contraffatti al mondo

By 23 Agosto 2024Sicurezza Alimentare5 min read
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I prodotti agroalimentari Made in Italy sono fra i più colpiti da truffe e contraffazioni: merito (o colpa) del loro prestigio riconosciuto in tutto il mondo, capace di generare un considerevole giro d’affari.  

A farne le spese sono in particolare due formaggi italiani, noti e apprezzati da milioni di consumatori: sono il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. E, se pensate che la falsificazione avvenga solo all’estero, purtroppo vi sbagliate. 

In questo articolo vediamo quali sono i prodotti falsificati, come riconoscerli e in quali Paesi sono più diffusi. 

Una concorrenza sleale sempre più diffusa

Contraffazione e concorrenza sleale continuano a essere in primo piano tra le minacce ai prodotti tipici italiani più noti al mondo: Parmigiano Reggiano e Grana Padano. 

I consorzi del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano riportano sui loro siti i rispettivi Disciplinari di Produzione, cui è obbligatorio attenersi per poter dichiarare il prodotto in linea con la DOP e apporre quindi il relativo marchio.  

Di fronte alla contraffazione, che quindi alterano il prodotto originale a discapito delle sue proprietà organolettiche, entrambi i consorzi hanno la possibilità di dichiararsi parte civile, pretendendo l’applicazione del Disciplinare e delle norme dell’Unione Europea. 

Il falso Parmigiano anche in Italia

Le pratiche sleali che avvengono nel nostro Paese, senza il rispetto dei rigidi Disciplinari imposti ai prodotti DOP italiani, si aggiungono al più grave problema dei falsi prodotti all’estero che a volte sono importati in Italia per venderli poi come italiani. 

Per inquadrare meglio la situazione, vale la pena citare due eventi del recente passato: la cosiddetta Operazione “Grana Padano” del 2019 e lo Scandalo del Parmigiano Reggiano del 2018. 

La prima è stata un’operazione condotta dalle forze dell’ordine italiane che ha portato alla scoperta di un vasto giro di contraffazione legato al Grana Padano. L’inchiesta ha rivelato che alcune aziende stavano vendendo formaggi falsamente etichettati come Grana Padano, utilizzando tecniche di produzione non conformi agli standard del Consorzio. I prodotti contraffatti erano spesso venduti a prezzi competitivi, danneggiando l’immagine e l’economia dei produttori autentici. 

Il secondo episodio, avvenuto nel 2018, ha portato alla scoperta da parte delle autorità italiane di un giro di contraffazione che coinvolgeva la produzione e la vendita di formaggi etichettati come Parmigiano Reggiano, ma che in realtà non erano prodotti secondo le normative specifiche del Consorzio. Questo scandalo ha colpito diversi produttori e distributori che hanno venduto formaggi contraffatti sul mercato, spesso a prezzi più bassi rispetto al Parmigiano Reggiano autentico. 

Ad oggi, pare che la produzione di falsi Parmigiano e Grana abbia superato quella degli originali, mettendo in crisi produttori e allevatori italiani, in particolare dell’Emilia-Romagna. Eppure, il Disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano su questo sono molto chiari; addirittura, nel 2006, con il Reg. UE 510, sono state introdotte le informazioni essenziali che riguardano gli elementi principali del Disciplinare del Parmigiano Reggiano e la descrizione del legame che il prodotto ha con la zona geografica di origine: questi elementi sono i tasselli fondamentali per riconoscere l’originale dal falso Made in Italy, anche in Italia. 

Un test dell’Università di Piacenza per individuare il falso Granda Padano

La problematica della contraffazione è talmente sentita da essere diventata oggetto di uno studio dell’Università Cattolica di Piacenza, pubblicato sulla rivista scientifica Science Direct nel 2018. 

I ricercatori hanno dimostrato come la metabolomica non mirata sia in grado di rivelare le differenze nelle impronte chimiche tra formaggi Grana Padano DOP e non DOP. Infatti, lo scopo primario di questo studio preliminare è quello di discriminare le impronte chimiche dei formaggi Grana Padano a Denominazione di Origine Protetta da quelli non DOP “tipo Grana”. Le analisi effettuate in laboratorio hanno permesso così di discriminare i formaggi DOP da quelli non DOP, in particolare grazie ai lipidi (acidi grassi e loro derivati, fosfolipidi e monoacilgliceroli), agli aminoacidi e agli oligopeptidi che, insieme ai composti di origine vegetale, sono stati i marcatori con il più alto potenziale di discriminazione. 

I Paesi in cui si vende la maggior quantità di Parmigiano Reggiano contraffatto

Come già anticipato, il Parmigiano, assieme al Grana, è il prodotto agroalimentare più imitato nel mondo. 

Tuttavia, sugli scaffali esteri potremmo trovarli sotto “falso” nome: Parmesan negli Stati Uniti e in Australia, Reggianito in Argentina, Parmesao in brasiliano e in Uguray, ma anche il più fantasioso Grana Pampeana, fino ai “similgrana” grattugiato che ingannano gli acquirenti sull’area di origine e fanno concorrenza sleale ai prodotti originali.  

Ma le imitazioni circolano anche nel resto d’Europa, soprattutto in Paesi come Ungheria, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Polonia. 

Gli alimenti più contraffatti nel mondo secondo Coldiretti

Non solo Grana e Parmigiano: la lista dei prodotti agroalimentari italiani contraffatti nel mondo è lunga. La vera novità proviene dalla Russia che, secondo un’analisi di Coldiretti, ha dato avvio a un proprio mercato interno di “fake in Italy” a seguito dell’embargo agli scambi commerciali. 

Frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce: in Russia sono nati dei veri e propri stabilimenti che mirano alla riproduzione dei prodotti italiani più apprezzati. Ma il primato di falsificazione rimane saldamente in mano agli Stati Uniti, dove troviamo il meglio dell’agroalimentare italiano storpiato da contraffazioni; solo per fare qualche esempio: 

  • Parmesan; 
  • Pecorino Romano senza latte di pecora;  
  • Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina; 
  • olio Pompeian made in Usa; 
  • Prosciutto di Parma e San Daniele; 
  • Mortadella Bologna; 
  • Salame Milano; 
  • pomodoro San Marzano. 

Ma lista potrebbe andare avanti con le falsificazioni dei vini; tante, ad esempio, le imitazioni del Prosecco: il Meer-secco, il Kressecco, il Semisecco, il Consecco e il Perisecco tedeschi, il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova. 

Un danno economico per i produttori italiani

Coldiretti stima che ponendo un freno all’agropirateria si potrebbero creare ben 300.000 posti di lavoro in Italia. Si pensi che nel 2023 il valore del falso Made in Italy nel mondo è arrivato a 120 miliardi, causando enormi perdite ai produttori italiani: sempre secondo i dati di Coldiretti, oltre il 66% dei prodotti agroalimentari Made in Italy sono fake (oltre 2 prodotti su 3) e negli ultimi 10 anni il fenomeno è aumentato di oltre il 70%. 

Il Consorzio di tutela che produce il Parmigiano Reggiano e quello del Grana Padano sono costantemente impegnati a sensibilizzare i consumatori sulla vera qualità del prodotto autentico. Imparando a riconoscere il Parmigiano e il Grana contraffatto, siamo proprio noi consumatori che possiamo limitare il danno economico alle spese del nostro Paese. 

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