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Pericoli chimici: la verifica della Corte dei Conti

By 3 Dicembre 2024Sicurezza Alimentare5 min read
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La politica europea in materia di sicurezza alimentare negli anni è stata sottoposta ad audit da parte della Corte dei Conti europea. Nel corso del 2017, il tema principale dell’audit effettuato dalla Corte dei Conti si è incentrato sui pericoli chimici, con l’intento di verificare se – relativamente a essi – il modello di sicurezza alimentare dell’UE si fondi su solide basi e venga attuato in modo garantire la sicurezza dei prodotti alimentari consumati nell’UE. 

Si tratta di verifiche volte alla tutela dei consumatori e che danno garanzia di costante vigilanza sui prodotti alimentari destinati al consumo umano. Ma siamo davvero al sicuro? Scopriamolo insieme nel corso di questo articolo. 

Il modello UE garantisce una migliore sicurezza alimentare

Quello che è emerso dall’analisi della Corte dei Conti europea è che il modello di sicurezza alimentare dell’UE effettivamente garantisce livelli di sicurezza più alti nel corso degli anni, soprattutto con l’aggiornamento delle normative. L’UE, infatti, non è solo in linea con i più elevati standard a livello internazionale, ma è anche punto di riferimento mondiale. 

A conferma di ciò, anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è espressa in questo senso, affermando che “i cittadini dell’UE beneficiano dei più elevati livelli di garanzia al mondo in materia di sicurezza alimentare”. 

Fra gli elementi vincenti di tale modello giuridico e organizzativo possiamo elencare i seguenti aspetti: 

  1. La struttura di governance, con una ripartizione delle responsabilità nell’analisi del rischio tra la Commissione e l’EFSA cui spetta la fase di valutazione scientifiche del rischio; 
  1. Il principio di precauzione che permette l’adozione di “atteggiamenti” prudenti laddove esistano incertezze scientifiche nella valutazione della pericolosità delle sostanze chimiche; 
  1. La chiara attribuzione delle responsabilità tra settore privato e autorità di controllo pubblico: il primo responsabile del rispetto della legislazione alimentare e dell’esecuzione dei controlli interni, in regime di autocontrollo; il secondo responsabile dell’esecuzione di controlli ufficiali. Tale ripartizione ha consentito alle autorità pubbliche di esercitare una tipologia di controllo più mirato, basato sui rischi, tenendo conto dei controlli privati, se affidabili. 

Rispetto a quest’ultimo punto, è proprio la sinergia tra i controlli ufficiali, i controlli interni degli operatori del settore (in particolare mangimistico) e i regimi di certificazione privati che permette di mantenere elevati standard di efficienza e sicurezza. Non a caso, le maggiori criticità si riscontrano relativamente ai prodotti di importazione (pari al 13% degli alimenti consumati nell’Unione Europea) piuttosto che rispetto ai prodotti realizzati negli Stati Membri: a dimostrazione che la rete di regole e normative comunitarie sono decisamente efficaci nel contrasto ai pericoli alimentari. 

Ma quali sono esattamente i pericoli che corrono i prodotti alimentari che portiamo in tavola? Cerchiamo di capirlo insieme. 

Cosa si intende esattamente per rischio chimico negli alimenti?

Per definizione, con rischio chimico ci riferiamo alla proprietà intrinseca di un agente chimico di poter produrre effetti nocivi. 

In ambito alimentare, esso è rappresentato dalla possibilità che agenti chimici possano arrivare all’uomo tramite il consumo di alimenti contaminati, causando effetti anche gravi sulla salute umana. Questa circostanza può verificarsi a seguito di un errato utilizzo di fitofarmaci, disinfettanti, antimicrobici e così via, che hanno la capacità di migrare dal cibo all’uomo appunto per ingestione.  

Quali sono i contaminanti più comuni?

I controlli sanitari non sempre coprono in maniera uniforme tutti i gruppi di sostanze chimiche e, in generale, alcune sostanze chimiche vengono ricercate più frequentemente di altre senza che sia stata effettuata una approfondita valutazione del rischio che giustifichi tale approccio. 

Di sostanze nocive che possono costituire un pericolo per la salute umana e mettere a rischio la salute alimentare ce ne sono svariate, ma si dividono in due categorie principali: 

  • Contaminanti naturali, come ad esempio il veleno dei funghi o le tossine di alcuni pesci; 
  • Contaminanti di origine antropica, derivati cioè dalle attività umane. 

Contaminanti naturali 

Come viene correttamente spiegato dall’EFSA, nell’elenco dei contaminanti naturali possiamo inserire tutte quelle tossine prodotte naturalmente da piante e organismi per difendersi dai predatori. 

Sono contaminanti naturali: 

  • Le micotossine, quali aflatossine e fusariotossine; 
  • Le biotossine; 
  • I nitrati; 
  • I fosfati; 
  • L’istamina presente nei prodotti ittici e in particolare nei molluschi, organismi che tendono ad assorbire grandi quantità di contaminanti, naturali e non solo. 

Contaminanti legati all’attività umana

Ovviamente, anche le attività umane hanno un ruolo importante nella contaminazione alimentare. Il rischio più grande è costituito dai residui fitosanitari, quali sono ad esempio i pesticidi, che possono depositarsi sugli alimenti ed entrare così a contatto con i consumatori.  

Allo stesso modo si comportano i residui veterinari, ovvero quei farmaci destinati agli animali da allevamento e che possono migrare – se usati in quantità eccessive – fino all’uomo attraverso il consumo di proteine di derivazione animale. 

Infine, possono essere presenti negli alimenti dei residui di contatto, laddove la contaminazione si verifica appunto per contatto con materiale non idoneo: ad esempio, può essere una superficie di lavoro non pulita a dovere e quindi di per sé contaminata da sostanze 

Gli inquinanti ambientali 

I contaminanti ambientali sono sostanze rilasciate nell’aria, nell’acqua o nel suolo spesso a seguito di attività industriali o agricole. Sono anche questi inquinanti di derivazione antropica e possono entrare nella catena alimentare umana e animale per mezzo di combustione, scarico e dispersione. Le aree più soggette a rischio sono quelle che circondano gli impianti industriali: ecco perché le disposizioni nazionali hanno affidato alle ASL regionali di competenza il compito di stabilire la distanza minima entro cui un campo o un allevamento non può trovarsi in caso di presenza di stabilimento industriale.  

I contaminanti ambientali comprendono numerose sostanze pericolose, fra cui: 

  • policlorobifenili (PCB);  
  • Diossine; 
  • Nitriti e nitrati nei mangimi; 
  • pesticidi clorurati persistenti e ritardanti di fiamma bromurati; 
  • metalli quali arsenico, cadmio, piombo e mercurio. 

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