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Piu’ frutta nelle bevande analcoliche a base di arancia

By 2 Febbraio 2024Sicurezza Alimentare4 min read
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Con la legge n. 161 del 2014 il Parlamento ha approvato in via definitiva l’innalzamento del contenuto minimo di succo d’arancia (o dell’equivalente quantità di succo di arancia concentrato o disidratato in polvere) da 12 g a 20 g per 100 cc nelle bibite analcoliche “prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia a succo, o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino”. 

Tale decisione è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale all’interno della “Comunicazione del perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica alla Commissione europea dell’articolo 17 della legge 30 ottobre 2014, n. 161, recante disposizioni in materia di bevande a base di succo di frutta”. 

La nuova norma si riferisce alle sole bevande prodotte in Italia

Stando a quanto riportato all’articolo 17 della legge 161/2014, queste disposizioni sono valide solamente per le bibite analcoliche prodotte in Italia e vendute con il nome dell’arancia o con un nome riferito al frutto: 

Le bibite analcoliche […] prodotte in Italia e vendute con  il nome dell’arancia a succo, o recanti denominazioni che a tale  agrume si richiamino, devono avere un contenuto  di  succo  di  arancia  non inferiore a 20 g per 100 cc o dell’equivalente quantità di succo  di arancia concentrato o disidratato  in  polvere,  fatte  salve  quelle destinate alla  commercializzazione  verso  altri  Stati  dell’Unione Europea o verso gli altri Stati  contraenti  l’Accordo  sullo  Spazio economico europeo, nonché verso Paesi terzi. 

Infatti, le regole previste dalla normativa si applicano alle sole bevande prodotte in Italia e non si applica a quelle destinate agli altri Paesi dell’Unione Europea o a Paesi Terzi. 

Lo scopo è, in primo luogo, quello di tutelare la salute dei consumatori fornendo prodotti con un maggior contenuto di nutrienti (un maggiore quantitativo di arancia consentirebbe infatti il raggiungimento del fabbisogno giornaliero di vitamina C) e promuovendo quindi stili alimentari più corretti e più sani. 

La valorizzazione della produzione di agrumi italiana

L’innalzamento del contenuto di succo d’arancia mira, inoltre, a valorizzare la produzione di agrumi italiana e a offrire il giusto riconoscimento e la giusta tutela alle bevande di maggior qualità, impedendo l’utilizzo di denominazioni che richiamino la presenza di succo d’arancia per bevande che non rispondono al contenuto richiesto di agrume e che invece contengono prevalentemente acqua, zucchero e aromi artificiali. 

Si tratta quindi di un passo importante nella difesa degli interessi e delle aspettative dei consumatori, nonché della loro salute. 

Non tutti sono d’accordo

Accanto alle associazioni che sostengono questa scelta, però, ci sono anche pareri diametralmente opposti che affermano che la normativa, applicandosi solo a chi produce in Italia (e non a tutti i produttori dell’Unione Europea), potrebbe rappresentare una limitazione e un vincolo per i produttori italiani di bevande analcoliche rispetto alle aziende straniere, con il rischio di penalizzare la produzione italiana e di favorire l’importazione di bibite prodotte fuori Italia perché vendute a  prezzi più competitivi data la quantità di succo notevolmente inferiore. 

Secondo Coldiretti questa legge salva gli agrumeti

Nonostante le voci discordi, secondo Coldiretti questa norma salverà diecimila ettari di agrumeti italiani, dalla Sicilia alla Calabria. 

Non di rado, infatti, la Coldiretti si è fatta portavoce di battaglie a tutela della filiera italiana degli agrumi, per proteggere il Made in Italy dall’importazione spesso sconsiderata di questi prodotti dall’estero, con il rischio di inserire sui nostri mercati prodotti non conformi alla qualità nostrana.

L’importanza di leggere l’etichetta

In ogni caso, i produttori italiani sono tenuti ad attivare un processo di adeguamento delle produzioni e delle etichette a seguito di queste disposizioni sul contenuto di succo di arancia.  

Va ricordato che la norma si riferisce alle sole bevande analcoliche vendute con il nome dell’arancia a succo, o recanti denominazioni che a tale agrume si richiamino e non anche ai succhi di frutta che sono diversamente regolamentati. 

Il consiglio per il consumatore è quello di leggere l’etichetta con grande attenzione, andando a individuare la percentuale di frutta contenuta all’interno della bevanda, che deve essere obbligatoriamente indicata. Questo ci darà un’indicazione sulla qualità dell’alimentazione che andremo a fare inserendo la bevanda nella nostra quotidianità. 

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