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Prodotti alimentari importati: i rischi per la salute

By 7 Gennaio 2025Sicurezza Alimentare, Varie5 min read
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C’è chi dice che mangiare piccante allunghi la vita e chi invece proprio non lo sopporta. A qualunque schieramento apparteniate, un fatto è certo: il peperoncino importato in Italia dall’estero è fra gli alimenti più contaminati in circolazione nel nostro Paese, tale da renderlo “il prodotto alimentare meno sicuro presente sulle tavole dagli italiani”. Parola di Coldiretti che, in una nota pubblicata il 9 aprile 2024, ha stilato una vera e propria “black list” di cibi d’importazione che violano le norme di sicurezza italiane ed europee. 

Addirittura, pare che solamente nell’ultimo anno sia scoppiato in Italia oltre un allarme alimentare al giorno. Viene allora da chiedersi da cosa dipendano queste contaminazioni, come prevenirle o arginarle e quali sono i rischi per la nostra salute. Cerchiamo di trovare una risposta a questi interrogativi insieme approfondendo il tema in questo articolo. 

I prodotti alimentari italiani sono tra i più sicuri

Un conforto possiamo concedercelo: i prodotti alimentari italiani sono i meno contaminati da residui chimici dell’Unione Europea. Secondo il Rapporto EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) sui residui di pesticidi negli alimenti, di quasi 8000 campioni prelevati nel nostro Paese, solamente lo 0,5% sarebbe risultato non conforme superando i limiti consentiti dalla legge.  

La situazione residui chimici in Europa 

Non solo l’Italia, ma tutti i Paesi comunitari possono essere fieri dei propri risultati. A fronte dello straordinario numero di campioni raccolti dall’EFSA – ben 10.829 – addirittura il 96,3% di essi è risultato nei limiti di legge. 

Il programma di controllo coordinato dall’UE (EU MACP) ha analizzato campioni prelevati da mele, fragole, pesche, vino (rosso e bianco), lattughe, cavoli cappucci, pomodori, spinaci, avena in grani, orzo in grani, latte di mucca e grasso di maiale. 

I risultati sono stati decisamente soddisfacenti: 

  • il 51,4% dei campioni sono risultati privi di residui quantificabili; 
  • il 47% contenevano uno o più residui in concentrazioni inferiori o pari ai limiti ammessi (noti come livelli massimi di residui o LMR); 
  • E solamente il 1,6% conteneva residui superiori ai limiti consentiti. 

I livelli massimi di residui chimici di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale e animale sono stabiliti in UE dal Regolamento (CE) n. 396/2005. Questa normativa stabilisce, infatti, quali fitofarmaci possono essere utilizzati nel campo agricolo sulla base di principi attivi non tossici, in modo tale da garantire la sicurezza ambientale, animale e umana.  

Un discorso a parte, invece, merita l’agricoltura biologica, la cui produzione è normata dal Regolamento (UE) n. 2018/848. Tale normativa vieta l’utilizzo di prodotti chimici come i pesticidi e i fertilizzanti sintetici all’interno della filiera biologica che, al contrario, deve impegnarsi a adottare misure precauzionali proporzionate in ogni fase della produzione, della preparazione e della distribuzione al fine di evitare la contaminazione da parte di prodotti o sostanze non autorizzati per l’uso nella produzione biologica. 

Il “Made in Italy” importato dall’estero

Il marchio “Made in Italy” è una vera e propria eccellenza in Europa e nel mondo. Proprio per il grande valore economico che genera, purtroppo, è stato spesso vittima di truffe laddove tanti alimenti etichettati come “Made in Italy” sono stati invece prodotti con materie prime importate e trasformate dall’estero. 

È sempre la Coldiretti a dirci che fra gli ingredienti d’importazione troviamo: 

  • il 40% del frumento duro utilizzato per produrre la pasta;  
  • il 60% del frumento tenero per produrre il pane;  
  • il 40% della carne bovina; 
  • il 35% della carne suina fresca o per produrre salumi e prosciutti; 
  • il 45% del latte per prodotti lattiero-caseari.  

Eppure, la legge parla chiaro: con la legge 27 dicembre 2023 n. 206 sono entrate in vigore precise disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy. Nello specifico, è possibile apporre in etichetta degli alimenti la dicitura “Made in Italy” quando i prodotti hanno origine italiana e in particolare si può usare l’indicazione «100% made in Italy», «100% Italia», «Tutto italiano», e similari, solo per quei prodotti che sono realizzati interamente in Italia. 

I certificati e i controlli sanitari

Le importazioni di prodotti alimentari sono autorizzate solo se sono conformi alle condizioni generali e alle disposizioni specifiche intese a prevenire rischi per la salute umana e animale.  

In accordo con il Regolamento europeo 178/2002, gli Operatori del Settore Alimentare (OSA) devono essere in grado di identificare il fornitore immediato di un prodotto e il successivo destinatario (principio “un passo indietro – un passo avanti”), dall’importatore UE fino al livello di vendita al dettaglio, in modo tale da avere un sistema di tracciabilità che – in caso di allerta – consenta il blocco immediato dell’alimento contaminato e la sua rimozione dal mercato.  

Quando parliamo di commercio internazionale, gli operatori del settore alimentare devono pretendere dai produttori degli alimenti importati dei documenti che indichino chiaramente le condizioni sanitarie, di conservazione e di trasporto tali che soddisfino i requisiti della legislazione sulla sicurezza alimentare europea. 

In Italia, il Ministero della Salute prevede che agli alimenti importati vengano affiancati dei certificati sanitari: infatti, per fare entrare alimenti esteri nel nostro Paese, il sistema italiano richiede adeguate garanzie igienico-sanitarie dalle autorità dei Paesi importatori.  

Quando un alimento importato può definirsi sicuro?

Parliamo di alimento sicuro quando il suo profilo igienico-sanitario garantisce qualità, salubrità e sicurezza in linea con le normative europee e italiane in vigore, tale da non mettere a rischio la salute del consumatore finale. 

Quali sono i prodotti alimentari potenzialmente dannosi per la salute che l’Italia importa?

Ci affidiamo sempre ai dati Coldiretti, che ha stilato una vera e propria lista nera di prodotti importati che minerebbero la sicurezza alimentare dei consumatori: 

  • Frutta (fresca e secca), verdura e legumi: 
  • pistacchi dalla Turchia e dall’Iran; 
  • carote dall’Egitto; 
  •  fagioli all’occhio dal Madagascar; 
  • fagioli dal Bangladesh; 
  • frutti di bosco congelati tedeschi e serbi; 
  • succo d’arancia congelato iraniano; 
  • peperoncini dal Kenya; 
  • fichi secchi dalla Turchia; 
  • Pesce: 
  • ostriche francesi e olandesi; 
  • seppie congelate dall’Albania 
  • pesce spada e tonno spagnoli; 
  • filetti di merluzzo congelato dalla Cina; 
  • cozze cilene. 
  • Carne: 
  •  pollo e tacchino dalla Polonia, dall’Olanda e dalla Spagna; 
  • cosce di rana turche e cinesi; 
  • Cereali: 
  • riso dal Pakistan;  
  • Spezie:  
  • peperoncino dello Sri Lanka; 
  • origano turco; 
  • peperoncino cinese; 
  • cumino indiano. 

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