
La propoli è una sostanza largamente diffusa in varie tipologie di farmaci per le sue notevoli proprietà benefiche universalmente riconosciute. In medicina, viene ad esempio utilizzata contro le infezioni batteriche (tubercolosi inclusa) e virali (come influenza e raffreddore), ma anche per trattare funghi e afte. Inoltre, rafforza il sistema immunitario, allevia i dolori gastrointestinali ed è anche un potente antiossidante e antinfiammatorio.
Tuttavia, la propoli ha un grande nemico: il Varroa destructor. Si tratta di un acaro molto pericoloso per le api che producono propoli, capace di causare malformazioni, alterazioni del comportamento e riduzione dell’aspettativa di vita delle api e, di conseguenza, di indebolire le famiglie sia per l’azione parassitaria, sia soprattutto in quanto vettore di virus.
Questa condizione ha messo in allerta sia il Corpo forestale che il Ministero della Salute, a tutela sia delle api che dei consumatori che potrebbero consumare propoli contaminata. Vediamo dunque quali sono le risoluzioni introdotte e come capire quando la propoli è sicura per il consumo.
Le indagini del Corpo forestale dello Stato
Il Corpo forestale dello Stato è incaricato di svolgere indagini sull’intero territorio nazionale. Grazie ad esso, è possibile ricostruire l’intera filiera della produzione, trasformazione e commercializzazione del propoli, attivando una vasta rete capillare di controllo sulle ditte, che collaborano con il sistema di allerta alimentare.
Purtroppo, come spesso succede, per cercare di risolvere un problema se ne è generato un altro: per combattere il Varroa destructor, le aziende alimentari hanno usato degli antiparassitari specifici che sono stati rilevati nella propoli in concentrazioni superiori ai limiti consentiti dalla legge. Come riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, le sostanze antiparassitarie possono costituire un serio pericolo per il sistema nervoso dell’uomo.
Che cosa è la propoli?
La propoli è una sostanza resinosa prodotta dalle api ottenuta dalle gemme dei pioppi e delle conifere. Le api raccolgono, infatti, resina e altre sostanze gelatinose da questi alberi, mischiandole con le secrezioni da loro stesse prodotte. A seguito di questo processo, le api generano una massa appiccicosa che usano per serrare le fessure degli alveari.
Viene usata come prodotto salutistico in vari campi, inclusa la dermatologia per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, ma può avere anche effetti antimicrobici, antitumorali e immunomodulatori.
Quali sono i pesticidi incriminati?
A seguito delle indagini del Corpo forestale dello Stato, sono due gli antiparassitari che risultano aver contaminato la propoli: il chlorfenvinphos, bandito dalla UE sin dal 2003, e il coumaphos, il cui utilizzo in apicoltura è vietato.
Entrambe le sostanze chimiche sono impiegate illegalmente per combattere la Varroa destructor; il chlorfenvinphos, in particolare, è riconosciuto dall’OMS come una sostanza tossica per il sistema nervoso dell’uomo.
Quali possono essere le altre possibili fonti di contaminazione della propoli?
A causa della sua natura resinosa, nella propoli si accumula un gran numero di sostanze nocive, riconducibili non solo alla pratica agricola, come abbiamo già visto, ma anche all’ambiente.
Si tratta soprattutto di contaminazioni da metalli pesanti – come cadmio e piombo – e da sostanze utilizzate in apicoltura, quali gli acaricidi. Ecco perché la propoli dovrebbe provenire soltanto da arnie non ubicate nei pressi di strade e non esposte a pesticidi in apicoltura.
Quali sono le buone pratiche cui deve attenersi l’apicoltore?
L’apicoltura si riferisce a tutte le attività che riguardano la gestione pratica delle specie di api sociali. Al fine fornire informazioni e suggerimenti utili per una gestione sostenibile delle api in tutto il mondo, la FAO ha fornito delle accurate linee guida, che possano poi essere applicate allo sviluppo e all’attuazione dei progetti legati alle api.
Attraverso un allevamento e una cura adeguati delle api sociali, gli apicoltori possono contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Gli esperti raccomandano sempre l’approccio sostenibile One Health per l’apicoltura, che si traduce in prodotti e servizi apistici di alta qualità.
Queste linee guida, realizzate con il supporto di esperti apistici internazionali, definiscono in particolare:
- i diversi modelli di apicoltura, nel rispetto dell’igiene e della sicurezza alimentare;
- i tipi di api sociali e la loro distribuzione geografica e le buone pratiche apistiche (GBP) per ciascuna tipologia;
- i prodotti (miele, polline, pappa reale, propoli);
- i servizi (impollinazione, monitoraggio ambientale, apiterapia, apiturismo, servizi culturali e spirituali) che le api sociali forniscono;
- i sistemi di tracciabilità per una gestione sostenibile delle api e dei loro prodotti, oltreché per un agevole rintracciamento dei lotti da ritirare in caso di contaminazioni.
Chi deve accertarsi che la propoli sia idonea al consumo da parte dell’uomo?
Le procedure di allerta alimentare vengono generalmente avviate dagli organi del Ministero della Salute, che si preoccupano del ritiro del prodotto contaminato e della sua eliminazione dal mercato. Le indagini, finalizzate a un’attiva azione di monitoraggio per accertare la qualità della propoli, vengono svolte di concerto con il supporto tecnico-scientifico delle Agenzie Regionali di Protezione Ambientale.
Infine, il Corpo forestale dello Stato si occupa di bloccare l’uso negli alveari degli antiparassitari banditi, in applicazione delle normative dell’Unione Europea. Alla forestale spetta anche il compito di accertare le irregolari quantità degli antiparassitari consentiti e verificare la tracciabilità della propoli, se di provenienza nazionale o estera.


