Come aiutare l’ambiente con olio vegetale

Grazie alla raccolta domiciliare porta a porta dell’olio vegetale usato sperimentato in alcuni comuni pilota si da un contributo importante alle emissioni nell’ambiente.

L’olio da cucina usato per fritture è uno degli inquinanti tossici per l’ecosistema peggiori ed anche molto difficile e dispendioso da trattare nelle acque reflue dove forma un velo sulla superficie che non permette lo scambio dell‘ossigeno tra acqua e aria inoltre se penetra nelle falde acquifere profonde può rendere l’acqua non potabile.

Purtroppo rimane uso comune gettarlo negli scarichi dopo avere fritto o quello che rimane nelle scatolette di tonno ad esempio.

Eppure in pochi sanno che attraverso un semplice processo chimico può essere trasformato in biodiesel.

Un lubrificante che, oltre ad essere migliore del diesel per il motore delle auto è altamente biodegradabile e contribuisce a ridurre fortemente le emissioni di CO2.

Il settore domestico, per il quale spesso non sono previsti sistemi di raccolta, è la principale fonte di produzione di olio da cucina usato per diversi paesi dell’UE.

Il consumo di oli alimentari in Italia è di circa 1.400.000 tonnellate di cui circa il 20% (280 mila tonnellate) diventa rifiuto: 70 mila tonnellate è il residuo proveniente dalla ristorazione, 50 mila dall’industria alimentare, e 160 mila dalle utenze domestiche secondo i dati del Conoe (Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti), che raggruppa le imprese che producono, importano o detengono oli e grassi vegetali e animali esausti (il settore ristorazione), quelle che li riciclano e recuperano e le associazioni che ne effettuano la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio.

Le grandi catene di fast-food, le mense, l’industria alimentare devono obbligatoriamente conferire l’olio esausto, mentre i cittadini non in tutte le citta’ ne hanno la possibilita’.

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Diversi comuni, soprattutto del sud Italia (Campania e Sicilia), hanno installato campane per raccogliere l’olio.

Anche Roma ha avviato il progetto Dall’olio fritto al biodiesel, installando fusti per la raccolta in alcune scuole e mercati capitolini:

l’Ama, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti, ha calcolato che dall’olio vegetale esausto prodotto dalle famiglie romane si potrebbero ricavare 7 milioni di litri di biodiesel ogni anno (che potrebbero alimentare 7 mila auto). In provincia di Milano da poco è stato lanciato il progetto pilota Fai il pieno d’olio: nuova vita per l’olio di frittura che coinvolge cinque Comuni (Cambiago, Cavenago Brianza, Pozzuolo Martesana, Gessate e Bellinzago Lombardo) per un totale di 34 mila abitanti ai quali viene distribuita una tanichetta con raccolta porta a porta.

Alcuni comuni come Ancona e Rovigo hanno installano i fusti presso i supermercati.

La raccolta porta a porta rimane quella che funziona di piu’ come dimostrano gli ultimi dati del progetto pilota avviato ad  Ariano Irpino in provincia di Avellino e Castell’Azzara in provincia di Grosseto, che hanno raccolto oltre 2 mila litri di olio vegetale usato in cucina.

Il progetto Recoil, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Life+, si propone di realizzare una filiera ottimizzata per il recupero dell’olio vegetale usato in cucina.

Legambiente, che fa parte del progetto, ha sottolineato  che questa raccolta ha evitato di immettere in atmosfera 122 kg di CO2 equivalente.