Come previsto dal Reg CE 396/2005, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha appena pubblicato il rapporto annuale (relativo all’anno 2018) sullo stato dei fatti relativo ai residui di pesticidi negli alimenti.

Lo studio analizza i dati provenienti sia dalle attività ufficiali di controllo nazionali, sia da un programma di controllo coordinato dall’Unione Europea, che prevede un campionamento casuale che tiene conto degli alimenti comunemente più consumati dai cittadini europei.

Lo scopo è quello di raccogliere informazioni circa lo stato dell’arte sulla situazione antiparassitari negli alimenti, in modo da fornire una solida base per future decisioni sulla gestione dei pericoli più rappresentati.

Il monitoraggio ha interessato un totale di 91015 campioni, prelevati da 30 Paesi (28 Stati membri, Islanda e Norvegia). Sono stati ricercati un totale di 821 pesticidi.

Il grafico riporta i dati dei campioni forniti da ogni Stato espresso per ogni 100000 abitanti, e tiene quindi conto della numerosità della popolazione di ogni singolo Paese.

I dato più rappresentativo che emerge dallo studio è che il 95,5 % dei campioni in esame rientra nei limiti previsti dalla normativa.

Solo il 4,5 % dei campioni analizzati ha mostrato il livello massimo di residui (LMR) superato.

 

La percentuale dei campioni con superamento dei limiti scende al 2,7% se si considera l’incertezza di misura (ossia tenendo conto dell’errore analitico). Questa considerazione è importante, poiché è proprio tenendo conto anche dell’incertezza che il superamento del limite assume validità legale e quindi innesca le misure e le eventuali sanzioni previste.

 

Da dove arrivano i campioni non conformi?

Tra i campioni non conformi (e quindi legalmente sanzionabili) la maggior parte proviene da Paesi terzi (5,8%), mentre solo l’1,6% dai 30 Paesi inclusi nel programma. Di una piccola percentuale degli alimenti (1,3%) non è stato possibile definire l’origine.

Quali ne sono le cause principali?

Paesi terzi

Il rischio maggiore associato all’origine extra europea risiede probabilmente nelle verifiche in fase di importazione relative all’utilizzo di pesticidi non autorizzati nell’Unione Europea.

Mercato interno

Tra le cause principali si annoverano:

  • Uso di antiparassitari non consentiti
  • Presenza di sostanze proibite non più utilizzate ma che ancora persistono nell’ambiente
  • Presenza di pesticidi utilizzati in passato ma ancora presenti perché adsorbiti dal suolo

Origine sconosciuta

Anche se la percentuale di prodotti di origine sconosciuta è basso, è un parametro di cui va tenuto conto, in particolar modo poiché il tasso è aumentato rispetto all’anno precedente.

Origine sconosciuta significa che le procedure di Rintracciabilità di prodotto non sono state attuate correttamente. Conoscere l’origine di un prodotto in qualsiasi fase della catena alimentare è di fondamentale importanza ai fini proprio della gestione di situazioni di pericolo.

Un efficace sistema di allerta necessita di un altrettanto efficace sistema di rintracciabilità: solo in questo modo un alimento potenzialmente pericoloso può essere ritirato dal commercio e si può intervenire sulle possibili cause del pericolo.

 

Superamento dei limiti per Paese di origine

Le percentuali di alimenti su cui è stato riscontrato il superamento dei limiti divise per Paese di origine, mostrano Portogallo, Cipro e Malta come gli Stati col maggiore tasso di superamento.

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L’Italia rientra invece nella seconda metà della lista. Possiamo quindi ritenerci uno Stato attento alla salute dei consumatori e rispettoso dei dettami della normativa.

 

Presenza di residui: gli andamenti per tipologia di alimento

Alimenti non trasformati:

4,7% – la percentuale media dei campioni che superano i limiti massimi consentiti di residui

Alimenti trasformati:

3,6% – la percentuale media dei campioni che superano i limiti massimi consentiti di residui

In generale il rischio maggiore di superamento dei limiti si manifesta per i prodotti non trasformati. In particolare le tipologie di prodotto come fegato (di suino), foglie di vite e simili, crescione, foglie di coriandolo, peperoncini e bacche di goji sono particolarmente a rischio.

 

Biologico e convenzionale: andamenti pesticidi a confronto

Circa il 6% dei campioni monitorati dal Rapporto Annuale dell’EFSA sono prodotti biologici.

Tali prodotti sono stati confrontati con gli alimenti convenzionali (non biologici) relativamente alla presenza di residui di pesticidi o meno.

Il quadro che ne è emerso è chiaramente a favore del prodotto biologico, che mostra tassi di superamento dei limiti manifestamente inferiore (4,8% del convenzionale contro solo 1,4% nel biologico).

Il grafico mostra inoltre i dati relativi alle categorie di prodotto maggiormente a rischio:

Verdure e altri prodotti vegetali primi fra tutti; Cereali; frutta e noci, prodotti di origine animale.

Esposizione dietetica ai pesticidi e rischi per la salute: i dati sono incoraggianti

La valutazione dell’esposizione della popolazione ai rischi derivanti dalla presenza di pesticidi negli alimenti, si affida ai dati provenienti da indagini dietetiche condotte da ogni Stato membro.

L’EFSA confronta l’esposizione dell’individuo ad un residuo (che è funzione di quanto la dieta di ciascun Paese include alimenti suscettibili alla presenza di pesticidi) con i valori guida definiti, ossia quei valori al di sopra dei quali il residuo può essere pericoloso per la salute umana.

Il valore guida basato sulla salute è quindi un importante strumento che definisce la soglia di sbarramento tra una situazione di pericolo basso ed una di pericolo sicuramente non trascurabile.

Un dato rassicurante che si ricava dall’analisi delle informazioni ottenute (la bassa percentuale di superamento dei limiti) è che certamente l’esposizione dietetica a residui di antiparassitari è tale da non suscitare preoccupazione per la salute dei consumatori.

L’andamento dei dati propende verso l’idea che un eventuale aumento futuro di consumo di alimenti biologici rispetto ai convenzionali contribuirebbe ad un ancora più marcata riduzione del pericolo.

Non abbassiamo la guardia: le raccomandazioni dell’EFSA

I dati rassicuranti del Rapporto annuale sui residui di pesticidi non devono far però abbassare la guardia.

Il pericolo pur essendo basso, non è tuttavia nullo, e l’EFSA fornisce in questo senso una serie di raccomandazioni a garanzia delle sicurezza degli alimenti:

  • Diversi pesticidi non approvati dall’Europa sono stati riscontrati in prodotti di provenienza UE. È di fondamentale importanza che ogni Stato membro approfondisca i controlli sulle tipologie di prodotto interessate e relativi pesticidi ed intervenga con le opportune misure correttive (per ciò che riguarda i mercati interni).
  • Pesticidi non consentiti in Europa sono stati riscontrati anche in prodotti di provenienza non UE. È opportuno che anche in questo caso siano prese le necessarie misure di controllo in fase di importazione, mirate sulla tipologia di prodotto e Stato di provenienza.
  • La presenza di specifici pesticidi rinvenuti in specifici prodotti chiarisce la necessità di continuare con programmi di controllo dedicati, in particolare per i prodotti più a rischio
  • In alcuni alimenti è stata riscontrata la presenza contemporanea di più di un pesticida (come le bacche di Goji di provenienza cinese), l’EFSA raccomanda controllo mirati

 Il fine della relazione è quello quindi non solo di fornire un quadro generale sulla situazione pesticidi in Europa, ma anche di valutare l’entità del rischio per la popolazione e proporre tutte le raccomandazioni necessarie per la gestione dei rischi che emergono dall’analisi dei dati raccolti.