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Riduzione dei sacchetti di plastica

Un'altra tappa verso il rispetto dell'ambiente.

Siamo forse di fronte ad un punto di svolta sull’utilizzo dei tanto odiati sacchetti del supermercato?

Si, stiamo proprio parlando di quelle buste in plastica che sembrano studiate appositamente per autodistruggersi durante il tragitto dalla cassa al posteggio dell’auto, riversando a terra la spesa giornaliera.

In effetti non si tratta proprio di una rivoluzione, bensì di un processo graduale e costante che mira, passo dopo passo, ad assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente.

Tale processo nasceva già con una Direttiva Comunitaria del 1994, volta a limitare l’inquinamento ambientale promuovendo una attenta gestione degli imballaggi.

Oggi l’Italia, attraverso il Decreto legislativo di novembre 2016, prosegue questo iter, rendendo attuativa la più recente direttiva europea 720/2015.

Il provvedimento ribadisce la necessità di ridurre l’impatto che i rifiuti delle buste in materiale plastico hanno sull’ambiente.

riduzione sacchetti di plastica

In che modo si traducono queste misure previste dalle alte sfere normative quando andiamo a fare la spesa?

Innanzitutto, nell’ottica di un utilizzo sempre maggiore di materiali completamente biodegradabili, la norma ci precisa quali non lo sono affatto: le “borse di plastica in materiale leggero”.

Questi shoppers hanno uno spessore inferiore ai 50 micron, e sono da considerarsi i maggiori responsabili di inquinamento ambientale:

i sacchetti con spessore così piccolo sono difficilmente riutilizzabili, quindi si tende spesso ad usarli come usa e getta.

Gli Stati membri sono quindi tenuti ad adottare misure per diminuire in modo significativo l’utilizzo di tali borse di plastica in materiale leggero.

In questo senso la Direttiva Europea del 2014 aveva già fissato degli obiettivi: la riduzione dei sacchetti di plastica (non biodegradabile con spessore < 50 micron) del 50% entro il 2017 e dell’80% entro il 2019.

Si intuisce quindi che l’obiettivo ultimo della Commissione Europea è eliminare l’utilizzo di questi materiali, sostituendoli con buste completamente biodegradabili.

Una ulteriore misura volta alla riduzione del loro utilizzo è l’obbligo, entro il 31 dicembre 2018, che i sacchetti in plastica in materiale leggero non siano forniti gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti (fermo restando che ogni Stato è libero di prevedere strumenti alternativi che garantiscano comunque l’efficacia della misura).

Se richiediamo buste in plastica non biodegradabili le dobbiamo pagare.

Come riconosciamo i sacchetti “buoni” (biodegradabili e compostabili) da quelli “cattivi” (in materiale non biodegradabile o i falsi biodegradabili, come i cosiddetti oxo-degradabili ad esempio)?

Bisognerà pazientare fino al 27 maggio 2017, data entro cui la Commissione prevede che venga stabilito un disciplinare delle etichette o dei marchi a livello europeo, che garantisca al consumatore il riconoscimento delle borse biodegradabili.

L’Europa incoraggia campagne di informazione e di sensibilizzazione sull’impatto ambientale nocivo dell’utilizzo eccessivo di borse di plastica in materiale leggero.

Quando tra qualche anno ci troveremo ad utilizzare soltanto sacchetti biodegradabili, forse non saranno dotati della resistenza desiderata, e se per l’ennesima volta ci trovassimo con la busta lacerata e la spesa a terra, beh, ricordiamoci che lo stiamo facendo per il nostro pianeta.

2018-03-19T14:56:48+00:00 07 dicembre 2016|

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