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Ristoranti per animali: le regole del Ministero

Negli ultimi anni moltissime famiglie italiane si sono “allargate”, accogliendo con entusiasmo dei nuovi membri: i nostri amici a 4 zampe.

Gli animali domestici sono diventati infatti parte integrante del nucleo familiare, acquisendone a pieno titolo tutti i diritti e doveri.

Non solo, la loro presenza è talmente apprezzata da dedicare esclusivamente a loro delle attività di somministrazione.

Stiamo parlando proprio di questo: ristoranti per animali da compagnia!

 

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Ma quali sono i requisiti necessari per avviare un’attività di questo genere?

Diverse Regioni si sono poste questa domanda, e il Ministero della Salute ha prontamente risposto fornendo indicazioni attraverso la nota di luglio 2016.

Questa tipologia di attività è una realtà già consolidata in diversi Stati Europei, dove gli alimenti per animali sono commercializzati sia attraverso la possibilità di consumo sul posto, sia a portar via.

Il nostro Paese ne sta definendo le modalità applicative attraverso la nota della Direzione Generale per L’igiene e la Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione e della Direzione Generale della Sanità Animale.

Innanzitutto vanno definiti quali sono gli alimenti destinati agli amici animali.

 

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Il Reg. CE 1069/09, all’art. 16 informa che alcuni sottoprodotti di origine animale di categoria 3 (carni, uova, latte e derivati, prodotti ittici non più idonei al consumo umano e quindi destinati allo smaltimento …) possono essere utilizzati per l’alimentazione degli animali da compagnia, previa autorizzazione dell’autorità competente.

Ciò significa che necessariamente deve esistere ed essere autorizzato un fornitore di tali prodotti, oltre all’utilizzatore, che li incorporerà nelle proprie lavorazioni o li utilizzerà per la preparazione di alimenti.

  • Il fornitore può consistere in una qualsiasi impresa alimentare o stabilimento, riconosciuta ai sensi del Reg. CE 853/04 o Reg CE 852/04 (macellerie, pescherie, grossisti…) che generi tali sottoprodotti e che decida di destinarli all’alimentazione animale. Tale impresa deve prevedere, all’interno del proprio piano di autocontrollo, una procedura ed un registro che permetta di quantificare, gestire e rintracciare gli scarti destinati a tale alimentazione.
  • L’utilizzatore, parallelamente, è obbligato a detenere un analogo registro per monitorare l’origine dei sottoprodotti utilizzati nella propria attività. La nota ministeriale precisa però che, qualora la struttura preveda locali in cui si effettui manipolazione di alimenti destinati al consumo umano, in nessun caso devono verificarsi situazioni di promiscuità: i locali devono necessariamente restare separati. Vanno quindi previsti accorgimenti igienico-sanitari al fine di evitare rischi per la salute pubblica.

Occupandosi della manipolazione, conservazione, commercializzazione e/o somministrazione di mangimi per animali da compagnia, a meno di eventuali normative future più specifiche, l’utilizzatore rientra nel campo di applicazione del Reg CE 183/05 (come specificato dalla nota ministeriale stessa).

Tale regolamento prevede (art. 6) l’elaborazione e l’applicazione di procedure che si basano sui principi dell’HACCP.

Le attenzioni rivolte ai nostri compagni a 4 zampe non si esauriscono qui, il Ministero della Salute definisce infatti anche i requisiti strutturali dei locali, degli ambienti e delle attrezzature destinati alla preparazione del petfood:

requisiti che spaziano dai materiali sanificabili della struttura e delle attrezzature, agli spazi da dedicare agli animali per garantire una confortevole “pausa pranzo” in caso di somministrazione in loco.

 

 

2018-03-19T14:56:51+02:0009 Settembre 2016|