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Il Safety Coaching: formazione sicurezza sul lavoro ma non solo!

In cosa consiste il “Coaching”?

Il Coaching è un metodo concreto di training, basato sul “fare” e cosa ancora più interessante è misurabile.

Le sessioni di Coaching applicato all’ambito della Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, “Safety Coaching” hanno come approccio quello di sviluppare una cultura della sicurezza.

Quali sono gli strumenti che ci consentono di sviluppare tale cultura della sicurezza?

Il “Coaching” rientra a pieno titolo tra gli strumenti a disposizione di un imprenditore sensibile alle tematiche della Responsabilità Sociale d’impresa che riconosce nel “fare sicurezza sul lavoro” un valore etico e morale.
Nel tentativo di sviluppare una cultura della sicurezza, gli operatori del settore hanno riscontrato risultati non soddisfacenti nelle metodologie “tradizionali” quali sanzioni, ispezioni, la stessa formazione erogata in maniera “passiva” ossia dove il discente ascolta e “subisce” in maniera unilaterale il messaggio.

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Tali metodologie pur dando un’illusione di forte impatto sulle organizzazioni e sui lavoratori non incidono alla radice del problema. È oramai riconosciuto che il problema si nasconde nei comportamenti delle persone, nelle scorrette abitudini consolidate nel tempo, nella scarsa consapevolezza del ruolo chiave che il lavoratore riveste all’interno dei processi. Tali comportamenti risultano difficili da scardinare.

È da qui che nasce ed è sempre crescente  l’interesse verso nuovi modelli di formazione nella lotta agli infortuni sul lavoro; tra le varie metodologie di intervento sui processi aziendali spicca il “Safety Coaching”.

Quali sono gli obiettivi del Safety Coaching?

Il “Safety Coaching” punta sull’instaurare con il “discente”, quello che nella terminologia di settore viene denominato “coachee”,  una relazione.

Nel Coachee risiede il centro dell’attenzione, lo stesso viene supportato ed aiutato  ad attivare una serie di comportamenti idonei a raggiungere gli obiettivi che, d’intesa con il coach, con l’organizzazione, con se stesso si è posto verificando la conformità di tali obiettivi con quanto la normativa chiede.

Per poter correggere comportamenti scorretti che possono ledere la salute e sicurezza del lavoratore e di chi gli sta intorno o interagisce con lo stesso, è necessario sviluppare una comunicazione diretta e bilaterale con lo stesso, cercando di renderlo consapevole della sua centralità nel processo di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.

Per fare questo, il “Safety Coaching” prevede di:

  • rendere consapevole il “coachee” della sostanziale importanza di una comunicazione efficace nel processo nel quale è attore e protagonista;
  • dare gli strumenti per creare una cultura della sicurezza, identificando i rischi e le interazioni all’interno del processo, la risonanza che ogni azione ha all’interno dell’organizzazione ed all’esterno della stessa;
  • motivare alla sicurezza cercando di far nascere dallo stesso l’esigenza di operare in un ambiente sicuro secondo modalità sicure.

Quali sono gli strumenti?

Il Coach durante l’attività fornisce al “coachee” la piena consapevolezza delle proprie capacità, di quello che è capace di fare, delle competenze a sua disposizione e degli strumenti di cui dispone.

Allo stesso tempo, analizzando i processi aziendali ed agendo sul lavoratore, è in grado di supportare l’organizzazione nella definizione degli obiettivi concreti e raggiungibili nel campo della salute e sicurezza.

Il “Safety Coaching” si è venuto identificando nel tempo come uno strumento di analisi aziendale molto utile anche per lo sviluppo di competenze degli gli operatori nel settore della sicurezza.

Conoscere le  proprie competenze aiuta sviluppare consapevolezza: la consapevolezza è o strumento primario per una  prevenzione fattiva ed efficace.

Quanto sino ad ora descritto non fa altro che sintetizzare i principi espressi dal D.Lgs. 81/08.

All’art. 20 del D.Lgs. 81/08 vengono descritti gli “obblighi del lavoratore”. Lo stesso viene visto quale figura attiva all’interno dei processi.

I Modelli Organizzativi Gestionali che impattano sui processi aziendali vengono ufficialmente riconosciuti quali strumento efficace nella gestione dei rischi all’interno di qualsiasi organizzazione così come espresso all’art. 30 del D.Lgs. 81/008.

Il Safety Coaching non fa altro che riprendere tutti i principi espressi dal Testo Unico per la Sicurezza e li mette a disposizione del “coachee”, esprimendoli come strumenti per acquisire consapevolezza tramite l’ascolto, l’interrelazione con il lavoratore ed il riconoscimento della sua esperienza e della percezione del lavoratore sui possibili rischi del suo lavoro.

Con il “Safety Coaching” si riconosce al lavoratore il ruolo di esperto della sua attività professionale, si agisce sulla sua percezione dei pericoli partendo sviluppando in lui altri punti di vista che lo possano tutelare da rischi non valutati.

Nel “Safety  Coaching” si invertono i ruoli, il Coach dopo aver dato gli strumenti diventa un osservatore attivo, il lavoratore è un esperto che si esprime e si autoanalizza.

Conclusioni

I formalismi, le norme, le sanzioni non riescono a garantire a pieno la prevenzione.
Mentre una comunicazione efficace con i lavoratori si è rivelato nel tempo uno strumento di garanzia e tutela.
Utilizzando l’esperienza del lavoratore, il renderlo consapevole di essere parte attiva di un processo nel quale lui stesso è il protagonista sta dando risultati evidenti.

Il Safety Coaching permette di trasmettere ai lavoratori e a chi è preposto ad occuparsi di sicurezza sul lavoro, la cultura della prevenzione e della protezione dai rischi e di cambiare la consapevolezza del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione.

Mentre garantisce ad un RSPPDirigente di conoscere ed utilizzare  gli elementi di comunicazione, motivazione e leadership, in maniera da garantire una comunicazione efficace e migliorare i livelli di sicurezza nel tempo all’interno della stessa così come previsto dal D.Lgs. 81/08.

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By | 2018-10-19T14:48:10+00:00 07 febbraio 2018|

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