Nel 2011 gli ingressi in Italia per lavoro di cittadini extracomunitari sono scesi del 40% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, la percentuale di infortuni mortali dei lavoratori immigrati ha registrato solo una lieve flessione.

Attraverso i dati ricavati balla Banca dati INFORMO (banca dati sugli infortuni mortali  realizzata a partire dal 2004 dall’ISPESL nell’ambito di un progetto INAIL – ISPESL – Regioni) si ricava un’analisi quantitativa e qualitativa degli infortuni mortali in base ai settori produttivi dove la mano d’opera immigrata è maggiormente impiegata (costruzioni e agricoltura), ricavando un quadro dettagliato sulle cause e sulle tipologie d’infortunio.

Dall’analisi dei fattori di criticità emersi quali possibili cause degli infortuni, occorre evidenziare il ripetersi nel quinquennio 2006-2010 dei seguenti fattori di rischio:

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  1. errato uso di attrezzatura (12,80 %),
  2. uso improprio di attrezzatura (6,60%),
  3. errore di procedura (80,70%).

In tutti i casi i vari infortuni sono riconducibili a carenze sul piano della formazione e dell’informazione, spesso correlate a problemi di comprensione linguistica.

Un problema ben noto al legislatore che nel D.Lgs. 81/2008 (art.. 36, comma 4) ha posto la questione sul piano della comprensione dei contenuti mettendola in rapporto con la comprensione linguistica

“Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e  deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso formativo”.

Pertanto gli enti formatori, per andare esenti da imputazioni di concorso di colpa in caso di eventi infortunistici gravi e/o mortali è necessario possano dimostrare di essersi accertati della comprensione della lingua nella materia oggetto della formazione, tramite specifici questionari scritti.