Si vedono sempre più di frequente esposti sugli scaffali di enoteche o nei menù dei ristoranti vini biologici ma questi non garantiscono i consumatori sull’assenza dei famigerati solfiti

Ad assicurare le persone affette da allergie o intolleranze alimentari è solamente la scritta in etichetta “senza solfiti aggiunti” o “non contiene solfiti aggiunti”.

L’indicazione in etichetta di un’informazione del tipo “senza solfiti aggiunti”, infatti sarebbe consentita nel caso in cui il vino contenga solo solfiti formatisi naturalmente in seguito alla fermentazione e in concentrazioni non superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro in termini SO2 totale.

E’ quanto ha precisato il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che ha richiesto un parere alla Commissione Europea sulla base di un quesito posto da Assoenologi sull’indicazione in etichetta in caso di presenza di solfiti (Regolamento Ue 1169/2011 art. 21, par.1, 2° comma e allegato II, punto 12).

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I solfiti o anidride solforosa, rientrano tra gli allergeni e quindi tra le sostanze che provocano allergie o intolleranze, e peraltro potrebbero essere ridotti usando tecniche di coltivazione che aumentino la qualità del vino e quindi riducano l’uso di conservanti.

Pertanto qualora i solfiti siano presenti in quantità superiore a 10 mg/litro deve essere presente in etichetta la dicitura “contiene solfiti” secondo quanto previsto dal Regolamento europeo sulle etichette dei prodotti alimentari entrato in vigore a dicembre 2014.