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Stabilimento di produzione: siamo alla stretta finale

Passi in avanti per l’emanazione definitiva del decreto legislativo che riporterà l’obbligo di indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta.

“È buono, ma dove lo hanno fatto?” Chi sa quante volte questa domanda è balzata nella mente del consumatore medio che si è trovato di fronte ad un alimento di suo gradimento.

Sembra arrivato il momento in cui questa domanda troverà finalmente una risposta… forse!

Lo scorso 20 Marzo il Mi.P.A.A.F. sul proprio sito ha pubblicato la notizia dell’approvazione, da parte del Governo, dello schema di Decreto Legislativo che dovrebbe ripristinare l’obbligo dell’inserimento dell’indirizzo dello stabilimento di produzione sulle etichette dei prodotti alimentari.

 

stabilimento di produzione in etichetta ci-siamo-quasi

 

Il condizionale è doveroso, in quanto trattasi appunto di uno “schema di Decreto”, che dovrà quindi passare per la Commissione Agricoltura di Camera e Senato.

Senza tralasciare il nulla osta che l’Italia dovrà ottenere dalla Commissione Europea, alla quale dovremo sottoporre necessariamente il provvedimento.

In questo caso potrebbe accadere quanto già avvenuto con il Decreto sull’origine del latte (proposta passata sotto silenzio e tacitamente accettata dalla Commissione) oppure si potrebbero verificare delle obiezioni che potrebbero portare a modifiche dell’ultim’ora.

Nulla di definitivo quindi; per l’ufficialità sarà bene attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a partire dalla quale ci saranno 120 giorni per le aziende per adeguarsi alle nuove disposizioni, con il vantaggio di poter smaltire non solo gli alimenti già immessi sul mercato  ma anche quelli già etichettati (le stesse modalità di adeguamento ci furono già con l’applicazione del Reg. U.E. 1169/11).

Da notare che la sede dello stabilimento di produzione (o di confezionamento) non sarà comunque sempre obbligatoria.

Potrà per esempio essere omessa qualora la sede già indicata in etichetta coincida con una delle due precedenti.

In questo modo il consumatore potrebbe trovarsi di fronte ad un alimento privo dell’indicazione dello stabilimento, ma comunque prodotto in Italia, senza quindi avere modo di comprendere la portata dell’informazione che gli viene fornita;.

Non sembra inoltre esserci alcun accenno alle modalità di indicazione (il cosiddetto “prodotto da”, “confezionato da” ecc.) la cui presenza forse faciliterebbe le cose per tutti.

In attesa della versione definitiva, vi alleghiamo la bozza di Decreto.

By | 2018-03-19T14:56:41+00:00 29 marzo 2017|

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