A dire la verità non avevamo affatto preso in considerazione l’ipotesi di astenersi dal mangiare sushi e sashimi dopo la terribile catastrofe che si è abbattuta in Giappone.

Tuttavia è vero che dopo che il ministro della Salute Ferruccio Fazio alla trasmissione “Porta a Porta” di martedì scorso ha annunciato il blocco delle importazioni di cibi dal Giappone, una qualche allerta tra i consumatori si è diffusa.

Il ministero della Salute ha tenuto a precisare che non ci sono pericoli ma, per evitare ogni rischio, è stato imposto il blocco all’importazione di cibi (pesce e verdure lavorate) del Giappone ma solamente quelli confezionati dopo l’11 marzo 2011, giorno in cui il terremoto di magnitudo 9 e lo tsunami hanno messo in ginocchio il Paese. Decisione dovuta dopo che l’Unione europea (senza che peraltro sia stato riscontrata alcuna possibilità di rischio sui nostri mercati) ha raccomandato di misurare il livello di radioattività dei prodotti alimentari importati da Tokyo.

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Niente blocco totale del’import, come erroneamente aveva detto Fazio a Porta a Porta, ma solo per gli alimenti confezionati dopo la data del terremoto. Dunque al momento non ci sono possibilità di trovare nel piatto alimenti esposti alle radiazioni, dalle alghe, comunque a basso rischio e che contengono iodio (utile contro le radiazioni), alla soia. Si tratta di alimenti eventualmente importati prima della tragedia giapponese.

Partiti comunque i controlli a campione anche in Italia. I campioni, secondo quanto stabilito dalle disposizioni del Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti del ministero, saranno inviati ai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata e del Lazio e Toscana. Non sarà un grande lavoro tuttavia considerato che le importazioni dal Giappone si limitano ad alcuni prodotti della pesca e dell’acquacoltura e rappresentano un percentuale minima delle nostre importazioni. Tra l’altro occorre aggiungere che visti i gravi problemi di disponibilità di derrate alimentari, difficilmente i giapponesi avranno prodotti da destinare all’esportazione, in un momento in cui persino la flotta dei pescherecci è stata distrutta dallo tsunami.

E’ tra l’altro altamente improbabile che i consumatori abbiano mai pensato che i ristoranti giapponesi per confezionare i loro sushi e sashimi preferissero utilizzare pesce che ha percorso mezzo globo per arrivare sulle nostre tavole anziché il nostro pesce locale appena pescato!