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Inquinamento acque sotterranee: un problema che persiste

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

Nel corso delle attività di campionamento per il controllo della qualità delle acque destinate al consumo umano condotte dal Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione della ASL RM 6 nel 2011, è emersa la presenza di tetracloroetilene e tricloroetilene in aree ben delimitate dei Comuni di Pomezia e Ardea.

Tuttavia, la limitatezza dei dati allora disponibili e la particolare natura dei solventi, non consentiva di escludere la presenza di contaminazioni pregresse in aree limitrofe.

E’ stata così avviata una campagna mirata di campionamenti che ha consentito di far emergere un’area ancor più vasta di contaminazione delle acque sotterranee da sostanze clorurate di origine non naturale: Tricloroetilene (TCE) e Tetracloroetilene (PCE).

 

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Le fonti di esposizione a solventi organici clorurati per l’uomo sono rappresentate da aria, acqua e suolo.

Il tetracloroetilene e il tricloroetilene sono solventi organici di sintesi – cioè prodotti dall’uomo e non presenti in natura – contenenti cloro (solventi organici clorurati).

La diffusione dell’impiego dei solventi in molti settori produttivi, il lungo periodo nel quale queste sostanze sono state utilizzate, le quantità impiegate, le pratiche di smaltimento incontrollato nell’ambiente (soprattutto in passato quando non esistevano norme sul controllo di questo tipo di rifiuti), unite alle caratteristiche di diffusione e persistenza di questi composti nel suolo e nelle acque fanno si che oggi gli effetti degli inquinamenti da tetracloroetilene e tricloroetilene siano rilevati in molte aree italiane, tanto che questi contaminanti sono considerati ubiquitari.

Le condizioni di utilizzo e lo smaltimento di prodotti contenenti solventi organici clorurati avvengono oggi secondo norme rigorose per garantire l’assenza di rischi per l’uomo e per l’ambiente; pertanto gli inquinamenti che vengono rilevati sono effetto di fenomeni di rilascio dei composti nell’ambiente avvenuti in passato, o in qualche caso dovute a pratiche illecite e pericolose ancora oggi effettuate.

Alte concentrazioni di tetracloroetilene, in particolare in aree chiuse e poco ventilate, possono causare vertigini, mal di testa, sonnolenza, confusione, nausea, difficoltà di deambulazione, perdita di coscienza.

A seguito di contatto ripetuto si può manifestare irritazione cutanea.

La neurotossicità è l’effetto avverso maggiormente osservato sia dopo esposizione orale che per inalazione.

II tricloroetilene è cancerogeno per l’uomo attraverso tutte le vie di esposizione e rappresenta un potenziale pericolo per la salute umana per la tossicità a livello del sistema nervoso centrale, dei reni, del fegato, del sistema immunitario, del sistema riproduttivo maschile; effetti tossici sono anche rilevati a carico dello sviluppo dell’embrione e del feto.

Attraverso un coordinamento sinergico e finalizzato tra Asl Roma 6 (ex Roma H) e Arpa Lazio Sezione di Roma (Servizio Ambiente e salute e Servizio Suolo, rifiuti e bonifiche) si è potuta perimetrare l’estensione attuale del fenomeno e, sulla base delle evidenze raccolte, si è potuto notare che il fenomeno di contaminazione ha avuto probabilmente origine circa 15 anni ± 5 anni orsono ed è stato quasi sicuramente causato da smaltimenti illeciti di sostanze clorurate direttamente nel sottosuolo, con una o più sorgenti di contaminazione, al momento ancora sconosciute e plausibilmente all’interno dell’areale di interesse.

L’areale di vasta contaminazione da tricloroetilene e tetracloroetilene, comprende numerosi pozzi impiegati per la produzione agricola e animale, produzione alimentare, abitazioni private e a servizio di piccole comunità, non servite dalla rete di distribuzione pubblica.

Nel garantire la qualità delle acque fornite dai sistemi di distribuzione idro-potabili del territorio, Acea Spa ha attuato una serie di azioni di monitoraggio e studio, supportate da prove sperimentali, finalizzate a valutare la possibile evoluzione dei fenomeni di contaminazione a carico degli acquiferi che alimentano i pozzi del Laurentino, approvvigionamento idro-potabile principale dei comuni di Pomezia e Ardea.

Secondo le disposizioni da applicare ai privati (oltre che a enti, pubblici esercizi e aziende del settore alimentare) impossibilitati ad allacciarsi al pubblico acquedotto, deve essere acquisito il giudizio di idoneità al consumo umano delle acque emunte dai pozzi previa richiesta alla ASL-SIAN competente.

L’utilizzo dei pozzi è vietato in assenza del giudizio di idoneità al consumo umano e sono applicabili sanzioni specifiche per proprietari/gestori di pozzi inadempienti.

L’utilizzo di acque di pozzi privati che presentino valori di tricloroetilene e tetracloroetilene superiori (in termini di somma) a 10 μg/l è subordinato all’adozione di trattamenti specifici per la rimozione dei contaminanti, adeguatamente mantenuti e controllati.

Nella legislazione italiana, che ha recepito la normativa comunitaria sulle acque destinate a consumo umano (D.Lgs. 31/2001 e s.m.i.) sono adottati valori limite più conservativi rispetto ai valori guida definiti dalla OMS e sono pari a 10 μg/L come sommatoria delle concentrazioni di tricloroetilene e tetracloroetilene.

 

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Pesticidi nelle acque: Rapporto ISPRA 2016

By Sicurezza AmbientaleNo Comments

È di questi giorni la pubblicazione da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) del rapporto relativo al monitoraggio dei pesticidi nelle acque, sia superficiali che sotterranee, relativo al biennio 2013/2014.

Vediamo alcuni numeri relativi a questo rapporto, come sono stati riportati da diversi organi di informazione:

  • Aumento dei pesticidi nelle acque superficiali nel periodo 2003 – 2014 (+20%)
  • Aumento dei pesticidi nelle acque sotterranee nel periodo 2003 – 2014 (+10%)
  • I pesticidi contaminano il 63,9% dei laghi e dei fiumi Italiani

Basterebbero questi numeri per suscitare la preoccupazione di chi legge, portando alla dovuta riflessione sulla sicurezza delle acque che molto spesso vengono utilizzate anche per alimentare la rete idrica.

Tuttavia riteniamo doveroso fare maggiore chiarezza, riportando i dati come proposti nel rapporto stesso.

Innanzi tutto, come ammette la stessa ISPRA, i dati sono parziali nella misura in cui soprattutto per le acque sotterranee sono assenti i dati di alcune Regioni (Calabria, Molise, Basilicata, Campania e Puglia).

Il dato relativo alla percentuale delle acque inquinate è in realtà da riferirsi ai punti di prelevamento, nei quali certamente è stato effettuato più di un campionamento.

Questo dato, riletto da questa prospettiva è sicuramente meno allarmante.

Sempre stando a quanto scritto dall’ISPRA, l’adeguatezza del monitoraggio eseguito non è stata valutata secondo quelli che dovrebbero essere i termini più adeguati per dare un giudizio, per mancanza di informazioni adeguate inerenti le diverse specificità territoriali e le pressioni antropiche.

Altro dato che deve far riflettere è quello relativo al numero e tipologia di sostanze ricercate, per le quali assistiamo a grandissime discrepanze sul territorio nazionale (per le acque superficiali si passa dalle 180 sostanze ricercate dalla Sicilia, alle 22 cercate dalle Marche; per le acque sotterranee dalle 180 sempre della Sicilia alle 5 sempre delle Marche).

I dati in genere sono poi riferiti nella maggior parte dei casi alle regioni del Nord Italia, mentre scendendo verso Sud i dati si diradano.

I limiti per i pesticidi nelle acque (per uso potabile e sotterranee) sono rispettivamente di 0,1 µg/l per il singolo pesticida e 0,5 µg/l per la somma di questi.

Confrontando i risultati con questi limiti, emerge un quadro più confortante, dato che la presenza di pesticidi in molti casi è stata valutata come entro i limiti che non devono essere superati al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente.

punti di monitoraggio pesticidi nelle acque tabella

Altro dato interessante è quello relativo ai singoli pesticidi, dal quale emerge che, se per molti di essi la percentuale di casi in cui la presenza è stata riscontrata al di sopra degli standard di qualità ambientale oscilla tra lo 0,2% e il 4% (quindi accettabile), per alcuni di essi si sono riscontrate percentuali ben più elevate (Glifosato – 25,2%, AMPA – 52,2%, Triciclazolo – 25,8%; dati riferiti alle acque superficiali); da questo dato si potrebbe dedurre che la maggior parte dell’inquinamento delle acque sia responsabilità di poche sostanze.

Infine vogliamo porre l’attenzione sul dato relativo all’aumento di pesticidi negli ultimi 12 anni, segnalato come prepotentemente in ascesa (+ 20% nelle acque superficiali e + 10% in quelle sotterranee).

Tuttavia questo dato andrebbe letto anche alla luce dell’aumento delle sostanze ricercate che, come è possibile leggere nel rapporto, ha toccato il suo massimo proprio nel 2014 almeno per le acque superficiali.

Vogliamo finire con un commento relativo alla concentrazione media dei pesticidi totali che sembra avere un trend in discesa negli ultimi anni, che è arrivato al di sotto della soglia di 0,5 µg/l, considerata di sicurezza.

concentrazione media pesticidi nelle acque superficiali grafico

concentrazione media pesticidi nelle acque sotterranee grafico 2

Naturalmente i dati da noi analizzati e qui riproposti sono assolutamente parziali e non pretendono di valutare in toto il rapporto ISPRA, che raccoglie una serie di dati comunque molto consistente. Quello che si è voluto fare, come premesso, è cercare di smussare alcuni aspetti forse eccessivamente enfatizzati dai media.

Tuttavia, come già detto, i dati della relazione sono incompleti e non permettono di dare un giudizio definitivo, anche se mettono in evidenza alcune criticità da non sottovalutare; in particolare sarebbe interessante poter avere a disposizione i dati completi e confrontabili su tutto il territorio nazionale.

Emerge dunque un quadro che può essere solo parziale e non esaustivo, sebbene il lavoro svolto sia senz’altro utile per tracciare la strada verso una comprensione sempre maggiore dell’impatto dei pesticidi sulle nostre acque che sono un pericolo da monitorare con grande attenzione.

Per una ulteriore consultazione trovate qui il rapporto dell’ISPRA.

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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