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Novembre 2017 – Le Allerte RASFF d’autunno

By Sicurezza AlimentareNo Comments

I richiami del Ministero della Salute di novembre

  • Porchetta di Ariccia I.G.P. – Fa.Lu.Cioli Srl (confezioni sottovuoto peso medio 150 g) L: 021017 scad. 31/12/17 : presenza  di Listeria Monocytogenes
  • Formaggi caprino pimpinella,caprino semistagionato, conciato, conciato romano– Azienda Agricola Le Curti (in varie pezzature) : Lo stabilimento di produzione non è né registrato né riconosciuto ai sensi della normativa vigente, non rispetta inoltre i requisiti igienici sanitari previsti dalla legislazione comunitaria. Non c’è evidenza che il latte utilizzato rispetti i criteri previsti da normativa.
  • Ostrica Concava – M.Gi.B. (più lotti di produzione con date di scadenza 11-12-13-14-15 novembre 2017 : presenza di biotossine algali (PSP)
  • Ostrica – Bonapesca srl L: 8144024312 e L: 8144024313 : presenza di biotossine algali (PSP)
  • Filetti di acciughe in Olio di Oliva– ATHENA (barattolo in vetro da 80 g) L:SK343A : Istamina oltre il limite

Porchetta di Ariccia colpita da Listeria

Richiamato dal commercio un lotto del rinomato prodotto tipico della provincia di Roma per presenza di un pericoloso batterio: Listeria Monocytogenes. Esso è responsabile della listeriosi, una patologia causata dall’ingestione di alimenti contaminati.

Il batterio può svilupparsi nelle verdure crude, nel latte non pastorizzato, nelle carni crude o poco cotte, ma anche negli alimenti lavorati e pronti al consumo. Fortunatamente la tossinfezione da Listeria è piuttosto rara, e nei soggetti sani non comporta gravi problematiche solitamente, ma nei casi di donne in gravidanza o in persone immuno compromesse può essere responsabile di meningiti.

Fondamentali per prevenire il rischio di contaminazione da Listeria sono il costante mantenimento dei requisiti operativi:

  1. idonee condizioni igieniche delle aree e delle attrezzature di lavoro
  2. corrette temperature di conservazione (inferiori a 4°C)
  3. separazione tra alimenti crudi e cotti e tra tipologie diverse di alimenti
  4. cottura accurata
  5. evitare la conservazione degli alimenti per tempi troppo lunghi

La tempestiva comunicazione dell’ Operatore del Settore Alimentare agli organi competenti, le procedure di richiamo attivate e l’informazione al consumatore minimizzeranno il pericolo di diffusione.

Stabilimenti di produzione: obblighi e responsabilità

Lo stabilimento di produzione di qualsiasi tipologia di alimenti ha una enorme responsabilità nel garantire la sicurezza dei propri prodotti. Strutture non autorizzate e senza i necessari requisiti di igiene, il non rispetto dei criteri di sicurezza previsti dalle normative vigenti, e delle procedure da attivare in caso di necessità, sono i maggiori responsabili di pericoli reali per la salute del consumatore!

Biotossine algali

Tornano tra i pericoli dei prodotti ittici in commercio le biotossine algali, già oggetto di allerta anche nei mesi precedenti.

Nei mesi di settembre e maggio sono stati evidenziati tre casi: rappresentati rispettivamente da cozze, vongole, e da ostriche commercializzate anche in Italia. In questo caso due aziende distributrici italiane richiamano ostriche a causa di rischio di avvelenamento di tipo PSP (Sindrome paralitica da molluschi bivalvi).

Le tossine prodotte da queste alghe colpiscono il sistema nervoso causando l’arresto della trasmissione degli impulsi nei nervi periferici e nei muscoli scheletrici. Questo può determinare, nei casi più gravi, arresto cardiaco o blocco della funzionalità respiratoria.

Ricordiamo che i molluschi, in quanto organismi filtratori, sono accumulatori delle sostanze disciolte in acqua, ed in occasione di fioriture di alghe tossiche ne assorbono le pericolose tossine. In fase di acquisto “Occhio all’etichetta”!

Essa fornisce le indicazioni di origine, potrete valutare se provengono da acque controllate.

Non è nuova l’allerta su prodotti ittici dovuta ad elevati livelli di istamina, a novembre ha colpito filetti di alici commercializzati in Italia.

Allerte RASFF – La situazione a Novembre

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In controtendenza rispetto all’andamento dei mesi precedenti, le allerte relative ai prodotti ittici questa volta sono poco rappresentate, i pericoli istamina e mercurio rappresentano meno del 3% dei casi.

Guadagna invece il primo posto per numero di allerte emanate la categoria frutta e vegetali. Il pericolo correlato a questa tipologia di prodotto è rappresentato prevalentemente dai pesticidi (vedi il nostro articolo sulle allerte segnalate nel mese di Giugno).

I dati indicano la Cina come Paese di provenienza di quasi tutti i prodotti ortofrutticoli.

A novembre si riscontra una percentuale non trascurabile del pericolo allergeni. Ancora una volta essi manifestano la loro caratteristica di pericolo ubiquitario, essendo distribuiti in modo piuttosto uniforme in una grande varietà di alimenti (che contribuiscono alla percentuale della voce “Altri Alimenti”).

Le contaminazioni chimiche del mese di novembre comprendono diversi casi di materiali destinati al contatto con gli alimenti non idonei (cessione di sostanze indesiderate).

Restano ancora considerevoli i pericoli sugli alimenti dietetici ed integratori alimentari: le allerte riguardano, così come per i mesi precedenti, l’utilizzo di sostanze non consentite o superiori ai limiti (solitamente ad azione stimolante, e/o a supposta azione dimagrante).

Le allerte riguardanti il batterio Salmonella si distribuiscono nelle categorie dei prodotti carnei.

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La situazione a Novembre in Italia

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Interessante il dato relativo al numero di allerte, tra i prodotti commercializzati anche nel nostro Paese,  per:

Frutta e vegetali – delle cinque allerte diramate, tre riguardano presenza di pesticidi, tutti prodotti provenienti dalla Cina; un prodotto di origine italiana presenta micotossine; un prodotto con contaminazione fisica è di provenienza spagnola.

Piatti pronti e snack –  problematiche relative a contaminazioni fisiche (rinvenimento di frammenti metallici, in vetro, in plastica).

Le restanti categorie di prodotti mantengono una distribuzione delle allerte piuttosto uniforme.

Le diverse tipologie di alimenti sono caratterizzate dai pericoli tipici della categoria:

  • biotossine nei molluschi,
  • micotossine nei cereali,
  • contaminazione chimica da cessione per i materiali a contatto,
  • salmonella nelle carni di pollame.

 

uova al Fipronil

Uova al Fipronil: primi casi in Italia

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È notizia di oggi la pubblicazione da parte del Ministero della Salute, di un comunicato nel quale si evidenzia il rilevamento di Fipronil in 2 campioni (sui 114 finora analizzati) prelevati dalle Autorità preposte su tutto il territorio nazionale, a seguito dell’allarme scoppiato in tutta Europa.

Come si può vedere, la percentuale di positività è assolutamente esigua (1,75%) ed attualmente il Ministero della Salute ha avviato le procedure atte a determinare l’origine della contaminazione.

 

uova al Fipronil

 

Siamo poi in attesa di conoscere l’esito delle analisi sui rimanenti campioni prelevati (un totale di 283) per avere un quadro più esaustivo.

Quello che emerge finora è una grande attenzione da parte delle Autorità Nazionali, che hanno attivato un piano di campionamento capillare, volto a comprendere l’impatto di questa allerta nel nostro Paese.

Inoltre non è da sottovalutare il fatto che la quasi totale negatività dei campioni fin qui analizzati stia ad indicare principalmente due cose:

  • Non sono state importate uova contaminate, segno di elevata qualità nel controllo dei fornitori;
  • Sul territorio nazionale non risulta in uso questa pratica scorretta, segno di una attenzione delle aziende nell’applicazione delle proprie procedure di sicurezza alimentare.

 

Possiamo poi aggiungere che il fipronil, per risultare dannoso per l’uomo, deve essere assunto in dosi consistenti (si parla in questo caso di tossicità acuta), eventualità che si potrebbe verificare ad esempio per una esposizione massiccia al composto; potrebbe essere il caso quindi di una esposizione alla quale sarebbero tipicamente sottoposti coloro che maneggiano l’insetticida.

In caso di alimenti ingeriti, una tale esposizione potrebbe derivare dal mangiare quantità di prodotto contaminato non trascurabili, nelle quali cioè l’insetticida si sia accumulato in gran quantità, ma non sembra essere questo il caso.

Altra causa di danno potrebbe essere data dall’esposizione continua (si parla di tossicità cronica) dovuta ad un consumo costante di sostanza tossica.

Anche in questo caso i dati finora raccolti sembrano escludere la possibilità di una esposizione prolungata, almeno nel nostro Paese.

In attesa di conoscere quindi i dati definitivi relativi alle analisi sui rimanenti campioni, quello che traspare finora è la grande attività di controllo delle Autorità, volta al monitoraggio di questa problematica che per ora sembra indicare un pericolo trascurabile per i consumatori Italiani.

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Le allerte alimentari di inizio estate: Giugno 2017

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Anche questo mese le preziose segnalazioni pubblicate dal Ministero della Salute ci informano dei pericoli riscontrati su due tipologie di prodotto.

12 giugno 2017 – Farina per pizza di grano tenero tipo 00 – “Gran Mugnaio”, lotto:73103, TMC: 03/05/18 presenza tracce di soia. La segnalazione è rivolta ai consumatori allergici alla soia! Evitate di consumare il prodotto, riconsegnatelo al punto vendita!

12 giungo 2017 – Salame Casereccio “Salumificio Zoratti”, lotto: A12 presenza di Salmonella Typhimurium. Il pericolo microbiologico dovuto alla presenza di Salmonella rende l’alimento non idoneo al consumo, eliminate immediatamente il prodotto se riconoscete marca e lotto identificativo!

 

Le allerte di giugno: quali i pericoli più rappresentati e in quali alimenti si riscontrano

I primi caldi estivi vedono affacciarsi sul palco europeo una serie di pericoli che iniziamo ormai a riconoscere. il maggior numero di allerte riguardano:

  • Il batterio Salmonella guida la classifica (27,8% dei pericoli di giugno), riscontrato in prevalenza nelle carni di pollame e nei prodotti a base di carni di pollame;
  • Contaminazioni da Istamina e Mercurio seguono a breve distanza (15,2% dei pericoli), contaminati i prodotti ittici
  • il batterio E. Coli mostra un deciso incremento rispetto ai mesi precedenti (8,9% dei pericoli), in particolare il ceppo in grado di produrre la tossina Shiga qui inserirei collegamento con l’articolo di maggio in cui ne parlo (batterio STEC). Riscontrati i patogeni nelle carni e nei formaggi.
  • Presenza di allergeni non dichiarati (7,6%) rappresentano una percentuale di allerte non trascurabile. A conferma del fatto che si tratta di un pericolo trasversale, il rischio riguarda categorie di alimenti molto varie (dai piatti pronti, ai cereali, ai prodotti dell’ortofrutta)
  • Seguono le micotossine (6,3%), riscontrate negli alimenti ad esse più congeniali (pistacchi e arachidi, spezie ed erbe, cereali)

 

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Se confrontiamo le allerte Europee e quelle che interessano l’Italia (relativamente ad alimenti distribuiti o che hanno origine nel nostro Paese), notiamo che la maggior parte dei pericoli istamina e mercurio rappresentati in Europa transita anche attraverso il nostro Paese. Si tratta di contaminanti presenti nei prodotti ittici, di cui in effetti l’Italia fa un largo consumo.

L’andamento invece dei restanti contaminanti (Salmonella, E. Coli, Allergeni e micotossine) si mantiene in modo piuttosto uniforme: solo una piccola parte degli alimenti oggetto di allerta è distribuita in Italia.

L’efficienza dei controlli sul pescato minimizza sicuramente il rischio di contaminazioni da mercurio e da istamina, noi possiamo contribuire a ridurre ancora il pericolo evitando un consumo eccessivo di pesce, in modo particolare dei pesci predatori di grande taglia che tendono ad accumulare maggiori quantità di contaminanti (pesce spada, tonno…), o magari alternando li con il consumo di specie più piccole (sgombro, sardine, sogliola…).

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Questo tipo di allarme però concorre a rendere plausibile quello che può essere considerato un luogo comune oggi:Il mese di giugno annovera tra le sue allerte, sebbene rappresentato con una percentuale esigua, il pericolo pesticidi, con 2 allerte su prodotti ortofrutticoli (cavolo rosso dal Belgio e patate da Cipro).

Fortunatamente nessuno di questi prodotti è stato commercializzato in Italia.

 

Ma allora è vero che frutta e verdura sono piene di veleni?

Facciamo chiarezza.

 

La definizione corretta è: prodotti fitosanitari.

Si tratta di sostanze che vengono utilizzate principalmente per mantenere in buona salute le piante, proteggendole dall’attacco da parte di parassiti in grado di distruggerle, prevenendo la competizione con altre specie vegetali che comprometterebbero il raccolto, o ancora evitando che in nostri prodotti dell’ortofrutta sviluppino malattie.

Tra questi prodotti troviamo gli erbicidi, gli insetticidi, i fungicidi, i repellenti.

L’efficacia di ciascuno di essi è data dalla “sostanza attiva” che è la responsabile dell’azione specifica sulla pianta stessa o sull’eventuale organismo nocivo che attaccherebbe il vegetale.

 

Noi siamo tutelati?

È proprio qui che entrano in campo le autorità europee e nazionali!

Tra i compiti svolti dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare infatti, uno è proprio la valutazione dei rischi connessi all’utilizzo dei prodotti fitosanitari. EFSA e Stati membri collaborano per valutare se i principi attivi presenti nei pesticidi possono o meno avere effetti nocivi sulla salute umana, anche se in modo indiretto.

Per esempio attraverso l’inquinamento delle falde acquifere o del suolo, o ancora se sono in grado di provocare danni ambientali su organismi che non rappresentano il loro diretto bersaglio.

Ognuna di queste sostanze è sottoposta ad una attenta valutazione e ad esami rigorosi prima di essere autorizzata.

E non finisce qui!

Una volta che ne è stato autorizzato l’utilizzo, normative specifiche ne regolano i limiti massimi permessi, e numerosi controlli monitorano costantemente il rispetto dei parametri consentiti.

 

I 3 gradi di controllo sui prodotti fitosanitari

EUROPEO: Disciplina i controlli su tutta la filiera, dalla fattoria alla tavola, in particolare:

  • Fornisce pareri e valutazioni scientifiche (EFSA)
  • Emana leggi sulla commercializzazione e utilizzo dei fitosanitari
  • Emana leggi sul controllo di eventuali residui di fitosanitari sugli alimenti

NAZIONALE: il Ministero della Salute coordina e fa da tramite , in particolare:

  • Recepisce le direttive europee e le applica al territorio nazionale
  • Definisce l’iter per l’autorizzazione di tali sostanze (per garantire la sicurezza del consumatore e dell’ambiente)
  • L’Italia ha istituito una commissione consultiva per i prodotti fitosanitari, che fornisce pareri scientifici sulla efficacia ed eventuale tossicità dei principi attivi

TERRITORIALE: a livello regionale le ASL attuano i piani di controllo ufficiale previsti, in particolare

  • Attraverso controlli sugli alimenti di origine vegetale
  • Attraverso controlli sulla commercializzazione ed impiego dei prodotti fitosanitari stessi.

 

L’ultimo rapporto ufficiale sul controllo dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti emanato dal Ministero della Salute riferisce che oltre il 97% dei campioni analizzati non contenevano residui quantificabili di residui fitosanitari (o in ogni caso tali residui sono risultati inferiori ai limiti di legge).

Un secondo dato incoraggiante per il nostro Paese riporta che solo l’1,1% dei campioni italiani analizzati sono risultati irregolari, contro una media europea del 1,6%.

La capillare organizzazione dei controlli in tutte le fasi della catena alimentare minimizza i rischi derivanti dall’utilizzo dei fitosanitari.

Se da un lato gli insegnamenti dei nostri nonni ci spingono verso un ritorno al prodotto come natura crea, dall’altro dobbiamo oggi fare i conti con le richieste di un mercato sempre più esigente, che vuole trovare a portata di mano, a prezzi accessibili ed in ogni periodo dell’anno prodotti praticamente perfetti.

Dopotutto non dimentichiamo che il mercato siamo noi!

allerte alimentari Maggio 2017

Maggio 2017: i nuovi allarmi alimentari europei

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Ministero della Salute 13 maggio 2017 – Avviso ai consumatori di rischio intossicazione alimentare da sindrome sgombroide per tonno fresco di origine spagnola.                                         

Il tonno, commercializzato dalla ditta spagnola Garciden, potremmo averlo trovato in vendita sui banchi di pescherie e di vendita al dettaglio.

L’Italia non è nuova a questo tipo di allerte: mercurio nei prodotti ittici e sindrome sgombroide (ne abbiamo parlato in questo articolo) da pesce di provenienza prevalentemente spagnola e portoghese, ancora una volta trainano l’andamento degli allarmi diramati in Europa dal RASFF.

Delle 16 allerte di pesce contaminato commercializzato nella Comunità, 13 casi vedono l’Italia come uno dei paesi in cui è distribuito.

 

Richiami di prodotto in Italia

1 giugno 2017 – Coca Cola lotto: 170329863M, TMC: 28/09/27 sapore e aspetto non idonei e concentrazioni elevate di solfiti e caffeina.

Anche i grandi marchi hanno i loro problemi! Recentissimo richiamo per bottiglie da 1,5 litri della nota bevanda. Il lotto interessato è stato prontamente richiamato dal commercio per non conformità in fase di produzione. L’informazione al consumatore è stata diramata dal Ministero della Salute sul portale dei richiami da parte degli operatori: livelli concentrati di caffeina, acido fosforico e solfiti (ricordiamo che i solfiti sono allergeni!) ed un sapore molto sgradevole recita la nota di dettaglio  dell’informativa ministeriale. Controllate il lotto e le caratteristiche delle vostre ultime bottiglie di Coca Cola acquistate ed evitatene il consumo!!

 

29 maggio 2017 – Mix a base di farina, lievito e sale per torta – “Terre Umbre”, lotto: 062017, TMC: 15/02/18 presenza di tracce di soia.

Fate attenzione, la soia è un allergene! Non consumate il prodotto se siete allergici.

 

19 maggio 2017 – Farina integrale di mais Ottofile – “Linea Attiva Bio”, lotti: 30-12-17 e 13-12-17 in sacchetti da 500 g presenza di micotossine oltre i limiti.

Riconsegnate al negoziante il prodotto, non consumatelo!

 

18 maggio 2017 – Crostatine SG Cacao e Nocciole e Albicocca – “GIUSTO senza glutine”, lotti: 17013 e  17014 rispettivamente, TMC: 11/2017 presenza muffe.

Non consumate il prodotto.

 

I pericoli di maggio più rilevanti, uno sguardo d’insieme

allerte alimentari Maggio 2017

 

Ritorno dei frutti di bosco contaminati?

Ricordate l’allarme Epatite A per frutti di bosco contaminati di qualche anno fa?

Era il 2013 quando siamo stati allertati dalla presenza di questo pericolo. Oggi lo spettro dei frutti di bosco contaminati sembra riaffacciarsi: si tratta di una partita di lamponi surgelati provenienti (come 4 anni fa) ancora una volta dalla Polonia.

Stavolta il rischio non è epatite, ma di contaminazione da norovirus.

Si tratta di un virus altamente infettivo, responsabile di gastroenteriti, che possono aggravarsi nei bambini o nelle persone anziane. Tra le cause più comuni di contaminazione degli alimenti da norovirus risultano le acque infette.

Per scongiurare questi pericolo l’Istituto Superiore di Sanità consiglia una adeguata cottura dell’alimento ad elevate temperature, il solo lavaggio non è sufficiente (il virus è infatti resistente anche alla presenza di cloro, comunemente utilizzato come disinfettante nelle acque potabili).

Dai dati rilevati nel mese di maggio comunque è risultata una sola allerta diramata per questo pericolo, e sono già state previste procedure di ritiro dal commercio. Speriamo quindi si tratti di un solo caso sporadico, per il quale sarebbe inopportuno creare allarmismi inutili.

 

Biotossine algali: 3 allerte per avvelenamento da molluschi bivalvi

3 casi di ritiro dal commercio in Europa di molluschi bivalvi provenienti dall’Irlanda, di cui uno ha interessato anche l’Italia (ostriche).

La definizione tecnica è ASP (Amnesic Shellfish Poisoning): avvelenamento amnesico da molluschi.

La particolarità del nome è data dal fatto che i sintomi legati a questo tipo di intossicazione (disturbi gastrointestinali, quindi diarrea e vomito), delle volte sono associati a stati confusionali e perdita di memoria.

Il responsabile di questo avvelenamento è l’acido domoico, una tossina prodotta da alcune alghe unicellulari microscopiche, che tende a concentrarsi nelle acque in concomitanza con le fioriture algali. I molluschi bivalvi (mitili, vongole, ostriche..), essendo organismi filtratori, diventano dei veri e propri accumulatori.

Il rischio di avvelenamento da biotossine algali è abbastanza raro in Europa, ma negli ultimi anni, sia a causa dell’aumento delle fioriture delle alghe responsabili, sia per l’aumento delle importazioni dei molluschi da aree geografiche diverse, se ne sta osservando un incremento.

La tossina è termoresistente, per cui neanche una cottura attenta è un rimedio efficace.

Prima di acquistare i vostri bivalvi verificatene l’etichetta, per essere sicuri che provengano da acque controllate.

 

Batterio STEC: carni di agnello e latte crudo contaminati – 3 casi in Europa

Batteri amici o nemici?

Il batterio Escherichia Coli è uno dei rappresentanti più noti della nostra flora intestinale, fondamentale per regolarizzare le fasi digestive.

Solitamente è innocuo. Tuttavia ne esistono alcuni ceppi molto pericolosi, in grado di produrre tossine responsabili di patologie molto gravi, come diarree emorragiche e la sindrome emolitico-uremica. La Shiga tossina è una di queste, ed ha dato il nome al ceppo di Coli che la produce: STEC (E. Coli produttore della tossina Shiga).

Già nel 2011 due focolai di infezione da STEC  in Germania e Francia avevano allarmato il Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo per le Malattie, e attivato l’EFSA, per contenere i rischi di un’epidemia e prevenire nuovi focolai.

Germogli (come nei casi del 2011) e alimenti crudi (come nelle allerte di questo mese) sono gli alimenti a rischio.

 

I consigli dell’EFSA

  • Cottura accurata degli alimenti,
  • Igiene delle mani di chi manipola,
  • Igiene delle lavorazioni.

I continui controlli dei centri deputati ed il sistema europeo di scambio di informazioni permettono oggi di mantenere sotto controllo il rischio di nuovi focolai, e limitano il pericolo a sporadici casi.

pericoli alimentari aprile 2017 rasff

Aprile 2017: le nuove allerte del RASFF

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L’allerta di questo mese, diramata ad inizio Aprile, riguarda il prodotto Polenta Istantanea IRIS.

Se ne avete nelle vostre dispense (si tratta di pacchi da 500 g con scadenza 5 Ottobre 2017) state attenti, è stata rilevata la presenza di aflatossine e di glutine.

Il produttore ha prontamente diramato la richieste di ritiro dal commercio e di richiamo.

L’avviso è già presente sul portale dedicato del Ministero della Salute e, poiché si tratta di un prodotto a distribuzione internazionale, il Sistema di Allerta Rapido Europeo ha provveduto ad informare gli stati membri.

Il rischio derivante dalla presenza di glutine di per sé è rivolto a quella specifica categoria di consumatori che soffrono di celiachia e che non tollerano tale allergene.

Ma la presenza di aflatossine è un pericolo che interessa tutta la popolazione!

Per i dettagli relativi a questa categoria di tossine rimandiamo al nostro articolo sulle allerte di marzo.

 

Qual è la situazione del mese di Aprile?

(clicca sulle immagini per ingrandirle)

allerte alimentari aprile-2017-segnalazioni-rasff

 

Il mese di Aprile vede Salmonella al primo posto, attestandosi su percentuali importanti (più del 20% delle allerte del mese).

Mentre sulla scia di Marzo, due pericoli purtroppo sempre presenti, si contendono il secondo posto nel numero di allerte diramate in Europa:

  • mercurio (oltre il 16%)
  • micotossine (11%)

pericoli alimentari aprile 2017 rasff

 

Impariamo a conoscere il nemico

Sapere quali sono i pericoli più rilevanti per la salute umana quando acquistiamo un alimento ci permette di tenerli sotto controllo, e di limitare quindi i rischi che si corrono quando mangiamo. Sicuramente i numerosi controlli degli organi competenti (ASL, Servizi Veterinari, Sian, IZS…) offrono garanzie di qualità, ma non dimentichiamo che dobbiamo essere noi stessi a saper mangiare in modo sicuro.

 

Cosa bisogna sapere?

È sufficiente saper rispondere alle domande giuste:

  • Quali sono i pericoli?
  • Dove si celano?
  • Come si tengono sotto controllo?

 

Fondamentalmente i pericoli riscontrabili negli alimenti si possono raggruppare in poche categorie:

microbiologici; chimici; fisici; allergeni.

Per scovare i pericoli alimentari è necessario innanzitutto capire di quale pericolo si tratta: ogni mese il Sistema di Allerta ci fornisce chiare indicazioni i tal senso, basta saper leggere i dati!

  • Il pericolo mercurio ad esempio si manifesta nei prodotti ittici,
  • Il pericolo Salmonella è presente prevalentemente nelle uova, carni di pollame e loro derivati,
  • Le micotossine si sviluppano ivece in prodotti come cereali, spezie, frutta secca.

 

Ma allora non mangiamo più nulla?

Assolutamente no! È sufficiente mangiare in modo consapevole.

 

I primi mesi del 2017 ci hanno già insegnato che per tenere sotto controllo i rischi derivanti dalla contaminazione da mercurio, basta non eccedere nel consumo di grossi pesci predatori (che sono noti esserne accumulatori).

Nel caso invece del pericolo Salmonella, una accurata cottura e l’idonea temperatura di conservazione sono una garanzia di salubrità quando si ha a che fare con uova e pollame.

Attenti invece alle condizioni di umidità e temperatura nella conservazione di spezie e cereali.

Alcuni pericoli tuttavia non sono associabili ad alimenti specifici, e la loro ampia distribuzione li rende particolarmente insidiosi: un ruolo importante lo rivestono gli allergeni.

 

Allergeni: il pericolo trasversale

Dai dati forniti dal Sistema di Allerta Rapido emergono interessanti considerazioni sugli allergeni alimentari: si tratta di un pericolo che non è limitato a specifiche categorie di alimenti (come nel caso di molti microrganismi patogeni che prediligono alcuni alimenti piuttosto che altri).

A rendere insidiosi gli allergeni è proprio la loro tendenza ad essere ubiquitari.

Nel mese di aprile sono state diramate allerte per la presenza di allergeni non dichiarati nei cereali, in prodotti contenenti nocciole, in prodotti dolciari e snack, rappresentando più del 7% delle allerte.

Ricordiamo che l’allergene non è un veleno, si tratta a tutti gli effetti di un alimento.

Un alimento che può rivelarsi molto pericoloso per l’organismo di un soggetto allergico, poiché questi non è in grado di tollerarlo.

Non è semplice fornire una stima precisa dell’incidenza delle allergie alimentari, la variabilità infatti è determinata da molteplici fattori, come le differenze genetiche, culturali e geografiche della popolazione, così come le diverse abitudini alimentari. Il Ministero della Salute colloca l’incidenza delle allergie alimentari intorno al 3% della popolazione.

É inoltre dimostrato che le stesse sono prevalenti nei primi due anni di vita (incidenza intorno al 6-8%), e diminuiscono con l’età.

 

Occhio all’etichetta!

Le parole che trovate evidenziate in neretto, o sottolineate, o in carattere di dimensioni maggiori nell’elenco degli ingredienti in etichetta non sono un vezzo artistico o pubblicitario del produttore.

Sono gli allergeni presenti in quel dato prodotto.

Questa indicazione è il risultato dell’applicazione di una norma europea volta a fornire una chiara informazione al consumatore.

Non diamola per scontata!

 

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Allerte alimentari, il rapporto RASFF

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Allerte alimentari in (leggera) diminuzione

Nel corso del 2015 sono state 2967 le notifiche di allerta gestite attraverso il canale RASFF dell’UE, con un trend in leggera discesa rispetto agli anni passati. Il dato tuttavia è comunque elevato e quindi si pone la questione, per le aziende alimentari, di difendersi e di difendere i propri consumatori.allerte-alimentari

L’esito delle allerte deve essere un elemento in ingresso per ogni Analisi di Pericolo del sistema HACCP aziendale. Gli standard più elevati di sicurezza alimentare, come il recente BRC vs 7, chiedono che l’analisi dei pericoli del sistema HACCP sia rivista almeno una volta l’anno, e che siano prese in considerazione anche le allerte scaturite nel proprio settore.

Analizziamo i principali contaminanti che si sono resi protagonisti delle allerte alimentari del 2015 per capire come gestirli.

Allergeni:

Il dato relativo alle allerte alimentari per gli allergeni è in forte crescita (137 nel 2015  rispetto ai 78 e 71 degli ultimi due anni) a causa anche di una maggiore sensibilità e controllo da parte di tutti gli attori della filiera, sia pubblici che privati.

L’attività di prevenzione e controllo degli allergeni all’interno di una attività produttiva parte essenzialmente da un attento studio delle materie prime e dalla loro possibile contaminazione diretta o indiretta all’origine.  Molte aziende sottovalutano questo passaggio e si trovano a dover gestire con il proprio nome e la propria reputazione, dei problemi che di certo non hanno creato ma che non hanno neanche gestito.

Dalla Relazione Annuale del Ministero della Salute sul sistema di allerta europeo (RASFF) emerge che:

  • anche quest’anno l’Italia è il primo Paese per l’invio di notifiche al sistema RASFF (il 17% del totale) a dimostrazione dell’intensa attività di controllo da parte sia delle aziende che dell’autorità competente.
  • La maggior parte delle notifiche avvengono per respingimenti al confine (1370), seguite da quelle per l’attività dell’autorità competente (1053), ed infine per autodenuncia nel sistema dell’autocontrollo alimentare (387).  Le notifiche a seguito di denuncia del consumatore sono sempre presenti (107)
  • la Cina è il Paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche seguito da India e Turchia.

 

Contaminanti microbiologici:

I due principali batteri patogeni protagonisti delle Allerte alimentari sono  stati, in ordine decrescente, Salmonella e Listeria monocytogenes,

Salmonella: il più importante in termini numerici è sicuramente  la Salmonella che coinvolge soprattutto alimenti di origine animale ed in particolare il pollame.

Il modo migliore per gestire e prevenire il pericolo Salmonella nelle aziende di trasformazione dei prodotti alimentari è la qualifica dei fornitori, ovvero la scelta di materie prime provenienti da aziende che possano dare garanzie di igiene e controllo (certificazioni, analisi periodiche, disponibilità ad essere visitate per un audit).   Altro parametro di controllo è sicuramente la gestione della lavorazione nella propria azienda, secondo i più stretti vincoli di igiene e sicurezza alimentare ovvero con l’applicazione di un serio e rigoroso sistema HACCP monitorato nella sua efficacia attraverso analisi di laboratorio (secondo quanto previsto dal Reg 2073/05/CE ma anche dal programma analitico che scaturisce  dall’analisi dei pericoli del sistema HACCP).

Listeria monocytogenes: è di poche settimane la notizia dell’ultima allerta che ha coinvolto un’azienda italiana.  È noto che alcuni prodotti alimentari sono terreno favorevole alla crescita della Listeria in base all’attività dell’acqua (Aw).

L’unico modo per gestire il pericolo della Listeria monocytogenes, oltre ad una seria qualifica dei fornitori, in base ai criteri descritti per la Salmonella, è quello di adottare delle misure igieniche rigorose all’interno della  propria attività produttiva. Fondamentale risulta quindi l’attività di controllo delle procedure di sanificazione oltre che l’applicazione di un piano di campionamento basato sull’analisi dei pericoli del sistema HACCP e sul Reg 2073/05/CE

Contaminati chimici:

I  due principali gruppi di contaminati di tipo chimico che si sono resti protagonisti delle allerte alimentari sono stati: micotossine e  residui di fitofarmaci.

Micotossine: come è noto le micotossine sono particolarmente controllate all’interno dei confini dell’Unione Europea proprio perché i dati che le riguardano sono ancora tali da dover mantenere un altro livello di controllo.

Le micotossine sono naturalmente presenti su alcune specie vegetali e si sviluppano solo in condizioni di stoccaggio non idonee (alti valori di temperatura e umidità per periodi prolungati come i viaggi in container).

Le aziende di produzione e trasformazione di cereali (e prodotti a base di cereali), spezie, cacao e caffè ecc possono gestire il pericolo micotossine attraverso  un approvvigionamento da fornitori che possano offrire garanzie quali ad esempio certificazioni, controlli analitici periodici, disponibilità a ricevere audit di 2 parte.  Oltre ad una attenta scelta dei fornitori è necessario valutare, attraverso una giusta analisi dei pericoli, un equo piano di campionamento per il monitoraggio della tenuta sotto controllo del pericolo micotossine.

Residui di fitofarmaci: se le micotossine sono naturalmente presenti in alcuni prodotto di origine vegetale, i residui di fitofarmaci sono volontariamente introdotti dall’uomo nella sua attività agricola.

Le aziende di produzione e trasformazione di prodotti vegetali devono valutare nella propria analisi dei pericoli questo rischio e scegliere dei fornitori che possano offrire le migliori garanzie valutando costi e benefici. L’analisi dei pericoli del proprio sistema HACCP valuterà, in base quanto ricevuto dal fornitore, quali e quante analisi di controllo e monitoraggio dovranno essere eseguite in regime di autocontrollo.

Contaminanti fisici:

I dati di contaminanti fisici sono diminuiti rispetto al 2014 e 2013, ed è sicuramente un dato incoraggiante.

Generalmente si tratta di vetro e parti in ferro o plastica.  Per la prevenzione di corpi estranei, non si può che fare affidamento al rispetto di  rigorose procedure di comportamento e modalità operative.  Sicuramente sono un ottimo supporto macchinari quali metal detector (ma solo per i metalli) o raggi X (che funzionano solo in determinate condizioni).  Ne consegue che regole quasi “maniacali” mirate ad evitare l’introduzione di oggetti non autorizzati, o procedure di pulizia molto rigorose dopo rotture di parti in vetro, o il controllo dello stato di attrezzature e delle loro parti, sono il più efficace strumento di controllo.

SICUREZZA ALIMENTARE E’ UNA PRIORITA’ PER L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’. OLTRE 200 MALATTIE SONO CAUSATE DA CIBO NON SICURO

By Sicurezza AlimentareNo Comments

La globalizzazione della catena alimentare è la causa principale del diffondersi di malattie legate a cibo non sicuro.
E’ l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dirlo, denunciando come la presenza di batteri dannosi all’organismo, parassiti, virus o sostante chimiche pericolose in cibo non sicuro, diano origine a più di 200 malattie tra cui diarrea e cancro.
L’OMS stima che ogni anno 2 milioni di persone nel mondo muoiono a causa del consumo di cibi o acqua potabile contaminata, e che insorgono sempre più freqeuntemente nuove problematiche che rendono gli alimenti sempre più pericolosi.

La sicurezza alimentare sarà il tema centrale della Giornata Mondiale della Salute promossa dall’ONU che si terrà il 7 aprile prossimo. Per questa occasione l’OMS pubblicherà per la prima volta le stime sull’incidenza globale delle Foodborne Disease (malattie di origine alimentare).

Oramai siamo abituati a consumare alimenti che viaggiano da una parte all’altra del pianeta subendo diverse fasi e procedimenti di lavorazioni. La sicurezza alimentare è diventata sempre più complessa ed essenziale. Deve essere presidiata lungo l’intera catena alimentare ora più lunga e complicata: dalla produzione, all’allevamento, trasporto, macellazione, immagazzinaggio, distribuzione, preparazione fino ad arrivare al consumo finale. La contaminazione dei cibi che accade in un posto può avere effetti sulla salute dei consumatori dall’altra parte del mondo. Ciò significa che ognuno lungo la filiera di produzione, dal produttore al consumatore deve osservare pratiche sicure di manipolazione del cibo.

Le allerte alimentari sempre più di frequente partono da un Paese per coinvolgere ampi mercati. Le segnalazioni diffuse dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (RASFF) nelle ultime settimane ad esempio hanno riguardato quasi esclusivamente prodotti provenienti dall’estero che sono stati respinti alle frontiere o oggetto di informazione, un solo caso ha riguardato prodotti distribuiti in Italia. Degli ultimi giorni sono le notizie della segnalazione delle autorità del nostro Paese di residui di farmaci veterinari in carcasse dalla Turchia, di datteri provenienti dalla Tunisia della marca Life ritirati dalla catena di supermercati Simply perché infestati da insetti, o ancora di un’allerta per solfiti non dichiarati in etichetta in marmellata di mirtilli provenienti dalla Spagna. Di oggi è la notizia segnalata dalle autorità francesi e tedesche della sicurezza alimentare sulla presenza di salmonella nel formaggio francese “Roquefort” prodotto dalla Papillon commercializzato anche in Italia, per il quale è scattato il ritiro in Europa,

E’ essenziale, secono l’OMS, che il ruolo della sicurezza alimentare sia condiviso tra governo, autorità sanitarie locali e professionalità pubbliche e private affinché lavorino insieme, facendo uso delle migliori pratiche disponibili scientifiche e tecnologiche. I Laboratori in questo sistema sono indispensabili per rispondere e gestire i rischi per la sicurezza alimentare lungo tutta la catena alimentare.

Fondamentale è coinvolgere ed informare i consumatori in modo che siano messi in grado di conoscere i rischi, manipolare il cibo in maniera sicura, utilizzando le informazioni presenti in etichetta e adottare comportamenti adeguati.

Sono cinque per l’Organizzazione Mondiale della Sanità le misure chiave per prevenire le malattie di origine alimentare. Regole che valgono per tutti, dai consumatori a chi coltiva frutta e verdura, chi vende i prodotti alimentari o semplicemente che pulisce ad esempio il pesce in una pescheria.

1) Pulizia: lavarsi le mani prima di toccare il cibo e proteggere la cucina e il cibo da animali e insetti.

2) Separare i cibi crudi da quelli cotti, conservandoli in recipienti separati.

3) Farli cuocere molto, soprattutto carne, uova, frutti di mare e pollame. Minestre e stufati devono bollire almeno finché non raggiungono i 70°, mentre carne e pollame devono diventare di colore chiaro e non essere rosa.

4) Mantenere il cibo alla temperatura giusta, non lasciare quello cotto a temperatura ambiente per più di due ore, mettere subito in frigo tutti i cibi cotti e deperibili (la temperatura deve essere sotto i 5° possibilmente). Poi non conservare troppo a lungo il cibo in frigo e non scongelare il cibo a temperatura ambiente.

5) Usare acqua sicura per lavare e trattare il cibo che non deve essere consumato oltre la scadenza.

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