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tendenza agricoltura biologica dati 2018 grafico 3

Il Biologico è di tendenza

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Negli ultimi tempi si parla spesso di Biologico, a volte in accezione positiva a volte in accezione negativa.

La normativa, come scritto qualche tempo fa, è in continua evoluzione, sia per gli enti di certificazione sia per gli operatori del settore alimentare che producono prodotti da agricoltura biologica.

E il mercato come risponde a questi cambiamenti?

Durante l’edizione del SANA 2018, il 30° salone internazionale del biologico e del naturale, i dati presentati dal SINAB, il Sistema d’Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica, sono sicuramente incoraggianti:

dal 1990 al 31 Dicembre 2017, il numero di operatori è aumentato in maniera esponenziale, fino a raggiungere la cifra di 75.873 operatori.

Dopo una fase di stallo tra il 2005 e il 2012, l’agricoltura biologica ha riguadagnato la fiducia dei consumatori e di conseguenza degli operatori, riprendendo una crescita importante negli ultimi due anni (2016 e 2017).

tendenza agricoltura biologica dati 2018

Inoltre, l’italia è uno dei paesi che maggiormente si è visto protagonista di questa crescita.

tendenza agricoltura biologica dati 2018 grafico 2

E quali sono le regioni che maggiormente hanno deciso di investire in questo metodo di agricoltura non convenzionale, e più attento all’ambiente e alla salute?

tendenza agricoltura biologica dati 2018 grafico 3

Da sole, la Sicilia, la Calabria e la Puglia vedono sul loro territorio il 42% degli operatori Italiani.

Arrivano poi Toscana, Emila Romagna, Lazio, Campania e Veneto e Marche che nel complesso vedono sul loro territorio il 32% del totale degli operatori italiani.

Però anche su questo aspetto la situazione è in evoluzione: tra il 2016 e il 2017 per esempio il Veneto ha integrato la produzione da agricoltura biologica del 37%, il Lazio del 13%, così come anche la Campania del 13%, le Marche del 16%.

Dati quindi incoraggianti che fanno pensare ad una continua crescita negli anni futuri.

I consumatori più attenti però non si trovano sempre nelle stesse regioni di produzione.

Il maggior numero di consumatori è presente al Nord per un totale del 64%, quasi il 25% si trova al Centro e Sardegna e solo l’11% al Sud e Sicilia (Regioni che invece risultano essere le principali produttrici).

tendenza agricoltura biologica dati 2018 grafico 4

Nel complesso tutti questi numeri dimostrano che nonostante alcuni scandali verificatesi nel settore del biologico nel nostro paese negli ultimi tempi, il consumatore dimostra ancora fiducia nei prodotti e negli operatori alimentari.

prodotti biologici normativa

Prodotti biologici più “trasparenti”, le novità in arrivo

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Dopo i rumorosi servizi televisivi sull’agricoltura biologica e lo screditamento portato dagli stessi sui prodotti bio e sugli enti di certificazione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo schema di decreto legislativo allo scopo di armonizzare e razionalizzare la normativa sui controlli effettuati dagli enti di certificazione e dal MIPAAF sui prodotti Bio.

Si deve naturalmente procedere con l’iter di definitiva approvazione, ma le novità che si intravedono sono molteplici e importanti.

 

prodotti biologici normativa

 

L’obbiettivo che il MIPAAF si è posto è stato quello di rendere il settore dell’agricoltura biologica più forte, sicuro e soprattutto trasparente nei confronti dei consumatori.

Si è voluto assicurare maggiore tutela del commercio e della concorrenza e semplificare e uniformare la normativa relativa ai controlli in questo settore in continua crescita negli ultimi anni.

Le novità che saranno portate da questo decreto, se approvato, riguardano tre aree: il sistema dei controlli, il conflitto di interessi tra controllori e controllati, tutela contro le frodi.

 Vediamole una per una:

  • per quanto riguarda il sistema dei controlli, l’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione frodi dei prodotti agroalimentari rilascia le autorizzazioni all’esercizio del controllo e vigila sull’attività degli organismi di controllo. Inoltre al Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri, viene attribuita anche l’attività di vigilanza sugli organismi di controllo (oltre all’attività di controllo sugli operatori già effettuata).
  • per quanto riguarda il conflitto di interessi, gli operatori del biologico non potranno detenere partecipazioni societarie degli organismi di controllo. Inoltre gli stessi organismi non potranno controllare per un periodo superiore a 5 anni lo stesso operatore, e dovranno garantire adeguata esperienza e competenza delle risorse umane impiegate.
  • nuova banca dati pubblica, in cui si avrà evidenza di tutte le transazioni commerciali del settore biologico fruibile da tutti gli operatori del sistema. Con questa banca dati e con le transizioni maggiormente trasparenti l’azione antifrode dovrebbe riuscire ad essere più tempestiva.

 

Qui la notizia riportata dal Ministero con le parole del Ministro Martina.

A questo punto non ci resta che attendere i futuri sviluppi.

ristorazione biologica

Nuovi obblighi per la ristorazione biologica?

By Sicurezza AlimentareNo Comments

La ristorazione collettiva biologica e le procedure per l’importazione di prodotti biologici da Paesi terzi sono solo alcuni degli aspetti toccati dal nuovo decreto ministeriale delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali entrato in vigore il 27 ottobre scorso.

La gran parte delle modifiche fatte coinvolge il mondo della produzione primaria, interessando:

  • gli allevamenti biologici che devono introdurre animali di origine non biologica,
  • l’alternanza dei cicli colturali nelle imprese che producono riso,
  • le nuove metodologie di trasmissione informatica dei dati nella comunicazione tra aziende e istituzioni.

 

ristorazione biologica

 

Riteniamo però interessante porre un accento su quanto descritto nell’art. 2 del Decreto in base al quale, in materia di ristorazione collettiva biologica, “… nelle more dell’adozione della normativa nazionale, il Ministero riconosce norme private che risultino conformi alle procedure ed ai parametri minimi individuati”.

Questo tardivo accorgimento, emesso quando in sede di Unione Europea già si discute da anni sulla riforma del regolamento della produzione biologica, chiarisce quali debbano essere i parametri minimi, che peraltro  richiamano degli aspetti essenziali per tutte le produzioni bio.

 

In particolare devono essere rispettati i seguenti requisiti minimi:

 

  • conformità alle regole di preparazione degli alimenti previste dal Reg. (CE) 834/2007 e dal Reg. (CE) 889/2008 (è cioè richiesto, tra l’altro, che la produzione di alimenti biologici, nelle imprese che producono anche alimenti di tipo tradizionale, avvenga in locali o in momenti diversi dalla produzione non biologica; è inoltre consentito l’utilizzo di soli additivi autorizzati nel biologico);
  • affinché una preparazione possa essere definita “piatto biologico”, è necessario che la pietanza sia composta da almeno il 95% di ingredienti biologici di origine agricola (in peso, esclusi sale ed acqua);
  • perché una preparazione sia definita “piatto con ingredienti biologici”, la pietanza deve essere composta da almeno un ingrediente biologico di origine agricola;
  • è vietato l’utilizzo dello stesso ingrediente biologico e non biologico da parte di un’unità produttiva, fatte salve le unità produttive dotate di sistema di contabilità a livello di singolo piatto (registro di carico/scarico).

 

I disciplinari in questione devono prevedere opportuni obblighi di informazione al consumatore in merito alla percentuale complessiva di utilizzo di ingredienti di origine agricola biologica (calcolata come incidenza sul valore totale degli acquisti di ingredienti di origine agricola) da parte dell’esercizio.

È tuttavia ancora presto per pensare di dare il via ad una ristorazione collettiva dotata di marchio biologico, perché nell’art. 11 dello stesso decreto si precisa che “… tutti gli aspetti applicativi, procedurali e di controllo  verranno regolamentati con apposita circolare”.

Occorrerà pertanto attendere ulteriori definizioni in merito.

Altra notizia di rilievo è la semplificazione delle procedure per tutte le attività che intendono importare alimenti bio da Paesi terzi, ossia paesi non UE.

È infatti stato abrogato il comma che descriveva la procedura per ottenere concessione e rinnovo dell’autorizzazione all’importazione da Pesi terzi, mantenendo di fatto come unica procedura necessaria la registrazione all’elenco nazionale degli importatori, subordinata al riconoscimento dei requisiti richiesti dall’Organismo di Controllo prescelto ed al controllo periodico da parte dello stesso Organismo.

Il nuovo Decreto entrato in vigore non modifica invece il parametro in base al quale in un prodotto trasformato, affinché possa essere etichettato come biologico, almeno il 50% in peso degli ingredienti debba essere di origine agricola, e che tra questi almeno il 95% in peso derivi proprio da agricoltura biologica.

Invariato rimane anche il contenuto del Decreto 18534 del 27 novembre 2009 in merito all’etichettatura dei prodotti biologici, mantenendo obbligatorio indicare in etichetta:

 

  • la dicitura “IT BIO” e a seguire il numero di codice dell’Organismo di Controllo
  • fatte salve le disposizioni in materia di etichettatura, deve essere riportato nome o ragione sociale dell’operatore che ha effettuato la preparazione più recente e il codice identificativo attribuitogli dall’Organismo di Controllo.
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Bio e Vegan a confronto

By Sicurezza AlimentareNo Comments

In Italia l’8% della popolazione segue un regime alimentare “plant based”.

Questo significa che all’incirca 4,8 milioni di italiani hanno scelto un modello alimentare vegetariano o vegano, ossia hanno deciso di eliminare, in parte o completamente, gli alimenti di origine animale dalla propria tavola.

Ma il consumatore che decide di acquistare questi prodotto ad un costo spesso maggiore  rispetto agli altri presenti sul mercato, perché riconosce loro un valore aggiunto, come può essere sicuro che il prodotto sia effettivamente vegano o biologico?

È sufficiente che l’etichetta riporti la scritta Bio o Vegan?

Trovi una risposta esaustiva a questa e ad altre domande nel nostro nuovo libro “Prodotti vegan, vegetariani e da agricoltura biologica”

 

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Nonostante la diffusione del fenomeno, le persone che si sono orientate verso una scelta vegana/vegetariana incontrano ancora molte difficoltà quando consumano pasti fuori casa e nell’acquisto di nei supermercati.

Al momento, infatti, non esiste normativa che disciplini il settore della produzione vegana/vegetariana e non è neanche presente una definizione di legge che permetta di definire in maniera univoca questi tipi di prodotti.

Questo vuoto normativo crea non poche difficoltà ai consumatori, che faticano a reperire le informazioni necessarie per compiere una scelta consapevole e adeguata alle proprie particolari esigenze nutrizionali ed etiche.

Anche nell’acquisto di prodotti che riportano il “claim” vegano o vegetariano, il consumatore spesso non si sente sufficientemente tutelato proprio perché al momento non è disponibile una normativa che regolamenti la produzione, l’etichettatura, la commercializzazione e somministrazione di tali prodotti e le relative attività di vigilanza e di controllo.

La produzione di alimenti da agricoltura biologica, al contrario, risulta normata in maniera dettagliata da una normativa europea e nazionale in continuo aggiornamento.

Ad oggi, a livello europeo la materia è regolamentata dal Reg. CE 834/2007 e s.m.i. “Relativo alla produzione biologica e all’ etichettatura dei prodotti biologici ” e dal suo regolamento applicativo, il Reg. CE 889/2008 e s.m.i.

Questi regolamenti descrivono le caratteristiche delle materie prime e dei mezzi tecnologici che possono essere utilizzati per la produzione biologica, stabiliscono le modalità di etichettatura e le regole per l’importazione da Paesi Terzi, definiscono il funzionamento del sistema di controllo.

 

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Oltre a ciò affrontano alcuni argomenti di particolare rilevanza, quale la contaminazione da OGM, e definiscono i comportamenti da adottare nel periodo di conversione, cioè quel periodo che intercorre tra la notifica alle autorità di avvio della produzione con metodo biologico e il raggiungimento dei requisiti temporali minimi dall’avvio stesso del metodo.

Un’azienda agroalimentare che intenda produrre alimenti biologici, per ottenere tale certificazione, deve sottoporsi ad un processo iniziale di verifica e, in caso di parere favorevole, a successivi periodici controlli che attestino la conformità alle disposizioni contenute nella normativa che disciplina il settore.

I controlli sono effettuati da Organismi di Controllo autorizzati dall’Autorità Competente (MiPAAF), che le aziende stesse hanno facoltà di scegliere, e sono volti ad accertare l’idoneità e la completezza della documentazione presente in azienda, la rintracciabilità del processo produttivo e il bilancio di massa.

Gli Organismi di Controllo sono poi a loro volta soggetti a verifiche da parte del MiPAAF tese ad accertare l’indipendenza, oggettività ed efficacia dei controlli effettuati.

Nonostante gli stretti controlli, il sistema non è, purtroppo, infallibile.

Come messo in evidenza dalla nota trasmissione televisiva Report, anche in questo settore non mancano le possibili truffe, soprattutto a causa dell’entità del giro di affari coinvolto.

Ovviamente la notizia della presenza di “finti prodotti bio” sul mercato può minare la credibilità del settore dei prodotti biologici e creare un clima di insicurezza e scarsa fiducia nel consumatore, ma è doveroso tenere presente che a fronte di possibili frodi, tante e più numerose sono le aziende che lavorano seriamente e altrettanti gli enti di certificazione che effettuano controlli severi e rigorosi per attestare la rispondenza delle produzioni alla normativa del settore e tutelare gli interessi e le scelte dei consumatori.

 

falsi prodotti bio

 

A questo punto è legittimo chiedersi:  ma se le truffe si verificano nel settore biologico dove esiste una normativa che regolamenta la produzione, cosa succede allora nel settore vegano/ vegetariano dove invece la normativa è assente?

In questo settore il vuoto normativo è in parte colmato dall’esistenza di diverse certificazioni Vegane o Vegetariane, aventi ciascuna un proprio disciplinare di produzione, che le aziende sono tenute ad osservare per l’ottenimento del marchio di riconoscimento Vegan o Vegetariano.

L’iter certificativo quindi varia a seconda dello specifico marchio di riconoscimento scelto dall’azienda.

La presenza di questi sistemi di certificazione volontari volti ad accertare la rispondenza dei prodotti alimentari alle richieste dei consumatori vegani/vegetariani offre un sostegno importante alla produzione e alla commercializzazione di questa tipologia di prodotti, garantendo produzioni rispondenti alla scelta etica del consumatore e facilmente identificabili.

È tuttavia auspicabile che anche il settore delle produzioni vegetariane/vegane sia disciplinato parimenti al settore biologico, perché la presenza di uno schema normativo, e di un relativo sistema di vigilanza, unico e comune permetterebbe alle aziende produttrici di dimostrare la conformità dei propri prodotti a requisiti vegani e vegetariani univoci, e allo stesso tempo aumenterebbe il grado di fiducia e di tutela dei consumatori, anche attraverso la fornitura di informazioni chiare e trasparenti circa l’idoneità e la rispondenza dell’alimento alla propria filosofia di vita.

 

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Certificazioni alimentari vegan e bio? Logico

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Bio e Vegan in Italia:

I prodotti biologici e vegan sono sempre più diffusi sulle tavole degli italiani.

Il mercato del biologico è ormai da anni in costante crescita. L’Italia è un paese ad alta vocazione BIO con più di 55 mila operatori, oltre un decimo dei terreni coltivati destinato alla produzione biologica e un giro d’affari del settore di circa 3 miliardi di euro.

Nonostante la crisi economica infatti, la domanda del biologico ha continuato a crescere rappresentando, in Italia, una delle poche eccezioni alla decrescita dei consumi che ha caratterizzato gli ultimi anni.

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Anche il mercato del Vegan ha registrato concreti incrementi negli ultimi anni. Si stima che attualmente in Italia il 3% della popolazione tra i 18 e i 64 anni abbia eliminato dalla dieta qualsiasi prodotto di origine animale.

Alla base del trend positivo dei consumi c’è una maggiore sensibilizzazione del consumatore ai temi legati direttamente o indirettamente all’alimentazione quali la salute, l’ambiente, il rispetto per il benessere e la vita animale.

Tali temi, in misura più o meno marcata, sono comuni ai prodotti biologici e vegani che tuttavia è bene ricordare presentano differenze sostanziali:

  • i prodotti biologici sono prodotti ottenuti mediante la produzione biologica ovvero mediante metodi di produzione normati da regolamenti e disposizioni di legge. Tali metodi sono applicabili sia ai vegetali che alla produzione zootecnica e all’acquacoltura.
  • i prodotti vegani sono invece prodotti che escludono ingredienti e derivati di origine animale, quali carne, pesce, strutto, latte e derivati, uova, miele, ecc. Tali prodotti non sono regolamentati da norme di legge ma da disciplinari e certificazioni basati su regole dettate da singole organizzazioni.

Comune denominatore dei prodotti biologici e vegani e delle relative certificazioni alimentari è in ogni caso l’interesse che le imprese agroalimentari stanno mostrando nei loro confronti.

A fronte di una domanda in continua crescita, sempre più imprese intravedono nei mercati Bio e Vegan una concreta opportunità non solo in termini di fatturato e diversificazione dell’offerta ma anche come dimostrazione del proprio impegno per la sostenibilità ambientale e per il rispetto degli animali.

Non a caso negli ultimi anni molte aziende di trasformazione hanno deciso di investire in tal senso, sviluppando nuovi prodotti e nuove linee di produzione, fino a dedicare interi reparti o stabilimenti alla produzione di prodotti biologici e vegan.

Certificazioni alimentari bio e vegan per le aziende

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto BIO?

Per produrre, trasformare, distribuire o importare un prodotto biologico, le aziende devono attenersi a disposizioni europee e nazionali in continuo aggiornamento; l’intero assetto normativo europeo è tuttora in fase di riforma e non è lontana l’emanazione di un nuovo regolamento comunitario.

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Ad oggi, a livello europeo la materia è regolamentata dal Reg. CE 834/2007 e s.m.i. “Relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici” e dal suo regolamento applicativo, il Reg. CE 889/2008 e s.m.i.

I due citati regolamenti e costituiscono la base normativa europea e sono integrati da norme e disposizioni nazionali che ne definiscono i diversi aspetti, sia tecnici che amministrativi.

Per ottenere le certificazioni alimentari ed entrare a far parte del mercato BIO, l’impresa agroalimentare deve sottoporsi ad un processo iniziale di verifica e, in caso di parere favorevole, a successivi periodici controlli che attestino la conformità alle disposizioni contenute nella normativa europea e nazionale.

In particolare, gli operatori che producono, preparano, immagazzinano o importano da un Paese terzo i prodotti biologici devono:

  • notificare l’inizio della propria attività e le eventuali successive variazioni, tramite il Sistema Informativo Biologico (SIB), istituito nel 2012 e che utilizza l’infrastruttura del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN).
  • costituire il Fascicolo Aziendale quale atto preliminare alla presentazione della notifica.
  • stampare ed inviare la notifica alla Regione di competenza con raccomandata A/R.

Al termine della procedura di compilazione della notifica viene attribuito un numero di identificazione ed avviate la fase istruttoria e l’attività di controllo da parte dell’Organismo di Certificazione indicato in notifica.

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) per gli importatori e le Regioni per gli altri operatori biologici, all’esito positivo dei controlli effettuati dagli Organismi di Certificazione e delle verifiche di competenza, chiudono il procedimento e procedono all’iscrizione dell’operatore negli elenchi delle aziende assoggettate al sistema di controllo.

Tali controlli non sono effettuati direttamente dall’Autorità Competente (MiPAAF), ma Organismi di Controllo da essa autorizzati e che le aziende stesse hanno facoltà di scegliere. Gli Organismi di Controllo sono a loro volta soggetti a verifiche da parte del MiPAAF tese ad accertare l’indipendenza, oggettività ed efficacia dei controlli effettuati.

La frequenza e la natura dei controlli cui l’azienda agroalimentare può essere soggetta sono determinate in base ad una valutazione del rischio di irregolarità e di infrazioni e, tranne specifici casi, in numero di almeno uno l’anno.

Solo il prodotto per il quale viene riconosciuta l’idoneità da parte dell’Organismo di Controllo può avvalersi del logo biologico europeo. Per i prodotti italiani l’etichetta deve indicare inoltre il numero di riferimento attribuito dal MiPAAF all’Organismo di Controllo preceduto dal termine BIO e dalla sigla IT e dalla dicitura:

“Organismo di Controllo autorizzato dal MiPAAF” nonché il codice identificativo dell’operatore attribuito dall’Organismo di Controllo preceduto dalla dicitura: “operatore controllato n…..”.

Cosa deve fare un’azienda per certificare un prodotto Vegan?

Contrariamente a quanto descritto per i prodotti BIO, non esistono disposizioni obbligatorie o norme di legge per i prodotti Vegan.certificazioni-alimentari-vegan

La certificazione di un prodotto Vegan si basa su regole stabilite da privati quali imprese, organizzazioni, associazioni, enti di certificazione, ecc, che le aziende sono tenute ad osservare al fine dell’ottenimento e dell’utilizzo del marchio di riconoscimento Vegan per un determinato prodotto.

L’insieme di regole e procedure è generalmente contenuto in disciplinari tecnici/standard la cui osservanza da parte delle imprese è spesso (ma non sempre) affidata a
d enti di certificazione incaricati dal proprietario del marchio.

L’iter certificativo per un prodotto Vegan, pertanto, dipende dal marchio Vegan che l’impresa alimentare sceglie per il proprio prodotto.

Esistono diversi marchi di riconoscimento di prodotti Vegan, ciascuno con un proprio disciplinare; in alcuni casi il rispetto del disciplinare è autocertificato dall’impresa alimentare stessa, in altri invece, sottoposto a verifica da parte di strutture terze/enti di certificazione incaricati dal titolare del marchio.

Sebbene esistano pertanto differenze anche significative tra i diversi marchi, alcuni elementi sono ovviamente comuni. Tra essi ricordiamo:

  • l’assenza di ingredienti di origine animale che contraddistingue tutti i prodotti Vegan e che è conseguenza del rifiuto di ogni forma di sfruttamento e uccisione degli animali, il principio di ispirazione alla base della filosofia vegan (applicabile non solo agli alimenti).
  • il divieto all’utilizzo di sostanze e materiali ottenuti o derivati da OGM (sia di origine animale che vegetale).
  • la predisposizione di specifiche procedure per il prodotto vegano, relative all’approvvigionamento delle materie prime, qualifica fornitori, valutazione del rischio per il pericolo di contaminazioni con prodotti/ingredienti convenzionali, ecc.

In conclusione, il mercato dei prodotti biologici e vegani, sostenuto dai nuovi stili di vita e di alimentazione, rappresenta oggi un’opportunità per le aziende alimentari.

Gli operatori di settore che vogliano indirizzare le proprie produzioni verso questi due mercati possono senz’altro indirizzarsi, in primo luogo, verso la formazione e l’informazione, vale a dire indirizzarsi nel raccogliere tutte quelle informazioni preliminari che possano poi permettere di valutare gli eventuali vantaggi di questi due mercati emergenti e delle relative certificazioni alimentari , e quindi di rispondere in modo tempestivo ed efficace alle nuove richieste di consumatori sempre più al passo con i tempi.

expo milano chimica 2015

EXPO 2015: il ruolo del chimico nella sicurezza agroalimentare e nello sviluppo del mercato

By Attività in EvidenzaNo Comments

Il settore dei consumi alimentari ricopre un ruolo di primaria importanza nell’economia italiana e mondiale, nonché a livello di sviluppo sociale. Tuttavia, il settore sta affrontando cambiamenti sostanziali rispetto al passato.

Da un lato, il consumatore si fa sempre più esigente, attento alla qualità dei prodotti che acquista e al loro background:

  • dai processi di coltivazione delle materie prime alle metodologie di lavorazione
  • dai componenti utilizzati nella catena di produzione alla trasparenza, completezza e leggibilità delle etichette
  • fino ad arrivare alle implicazioni sociali del settore, che stanno emergendo con sempre più forza (si pensi al mercato Bio, Halal, ADAP se non al tema recentemente esploso dell’utilizzo dell’olio di palma nelle produzioni industriali)

Dall’altro, le aziende manifestano l’esigenza di uno sviluppo, soprattutto tecnologico, per far fronte alle nuove sfaccettature del mercato e per sopravvivere al suo interno senza compromettere la qualità o persino la “legalità” del loro business.

Un esempio efficace sono le così dette Clean Labels, in cui gli ingredienti sono ridotti al minimo grazie alla razionalizzazione di additivi e aromi, sostituiti da nuove formulazioni.

Expo 2015 si presenta pertanto come occasione perfetta per fare il punto sul ruolo fondamentale del chimico nello sviluppo dell’agroalimentare, in particolare in direzione di un mercato che pone in primo piano la sicurezza:
  • sicurezza dei consumatori, attraverso il controllo dell’intera filiera di produzione degli alimenti, della provenienza delle materie prime e dei metodi di lavorazione, fino alla loro corretta distribuzione;
  • sicurezza degli addetti ai lavori, grazie allo sviluppo di competenze volte a ridurre al minimo i rischi per la salute tanto degli operatori del settore quanto dei destinatari dei prodotti.

Un ruolo fondamentale svolge infine la costante e persistente attività di formazione, rivolta in particolare agli operatori di settore, siano essi responsabili dei controlli ufficiali, aziende o addetti alle funzioni specifiche.

 

‘BIO’ IN ITALIA PIU’ GARANTITO CHE IN AMERICA

By Sicurezza Alimentare, VarieNo Comments

Se in america il “bio” non è sicuro, anzi sembra che non garantisca alimenti più sani rispetto ai prodotti tradizionali, secondo un recente studio effettuato dalla Stanford University Medical Center di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, nel nostro Paese la situazione potrebbe essere diversa.

Ci siamo domandati: ma anche in Italia la situazione è così drammatica? Veramente mangiare bio non porta alcun beneficio?

Abbiamo analizzato punto per punto tutti gli aspetti e quanto segue sono le nostre conclusioni:

–       ANTIPARASSITARI:   il Reg. CE 834/2007 e il Reg. CE 889/2008 regolamentano in Europa le sostanze che possono essere utilizzate nei prodotti biologici per combattere eventuali parassiti nelle fasi di coltivazione. Questi sono tutti di origine naturale, mentre molte sostanze utilizzate nell’agricoltura convenzionale sono prodotti di sintesi e a volte pericolosi per la salute umana (e per questo esistono delle dosi massime di utilizzo e dei tempi di carenza ben precisi che devono essere sempre rispettati anche in agricoltura convenzionale).

Non dimentichiamo poi che in agricoltura biologica, molto spesso i coltivatori si avvalgono di microrganismi per la lotta biologica o di sostanze da utilizzare in trappole che quindi non vengono a contatto con l’alimento.

–       CONCIMI: in agricoltura biologica possono essere utilizzati solo concimi naturali: letame, torba, compost, guano, ecc.

–       BENESSERE DEL BESTIAME: il Reg. CE 889/2008 stabilisce nello specifico le superfici coperte e scoperte necessarie per allevamenti biologici: questo con l’intenzione di far si che l’animale viva nel miglior modo possibile, senza lo stress tipico degli allevamenti intensivi.

Naturalmente sono regolamentati anche i mangimi destinati agli animali allevati secondo il sistema biologico.

Tutto questo fa sì che all’interno delle carni ci sia una concentrazione più bassa di ormoni che l’animale produce sotto stress e che non ci sia il rischio di presenza di sostanze chimiche pericolose per il consumatore.

La corretta applicazione di tutto quanto previsto dai Regolamenti già citati viene monitorato da enti di certificazione riconosciuti dalla Comunità Europea.

Tecnici specializzati provvedono allo svolgimento di visite mirate al controllo delle sostanze utilizzate in agricoltura, dei quantitativi, delle quantità di alimenti prodotti, ecc.

Solo in caso di conformità a tutti gli aspetti, l’ente di certificazione emette il certificato che attesta che l’azienda rientra nel regime di agricoltura biologica ed è quindi autorizzata ad utilizzare il logo caratteristico in etichetta. In caso di infrazione invece l’ente può provvedere anche alla sospensione del certificato. A sua volta l’ente di certificazione viene sottoposto a vigilanza dell’autorità competente ai sensi della normativa comunitaria e nazionale vigente.

Infine, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali effettua controlli in campo per verificare eventuali frodi.

SI STRINGONO I TEMPI PER IL TESTO UNICO DEL BIOLOGICO MA GIA’ MOLTE LE INIZIATIVE IN ITALIA

By Sicurezza Alimentare, Sicurezza Ambientale, VarieNo Comments

Il biologico in Italia:

Mentre si va verso la semplificazione normativa del settore del biologico già si iniziano a muovere molte iniziative nel settore del bio in Italia per la costituzione dei ‘distretti biologici’, come il progetto in corso di sviluppo nel Lazio nel comune di Acquapendente.

La Conferenza Stato Regioni ha approvato qualche giorno fa le disposizioni attuative dei regolamenti comunitari riguardanti la produzione vegetale e animale, l’etichettatura dei prodotti, il controllo e la certificazione. L’Ue ha già unificato i testi dei regolamenti del settore e ora anche l’Italia ha il suo testo unico.

Presso il Mipaaf sono state istituite banche dati contenenti le informazioni sulla disponibilità di animali allevati con metodo biologico; un’innovazione, come ha sottolineato il ministro Zaia di recente, che permetterà agli allevatori di individuare, con maggiore facilità, le modalità ottimali di approvvigionamento di bestiame da introdurre in azienda, nel rispetto delle disposizioni comunitarie.

E dopo 6 anni di stallo speriamo che si arriverà presto ad una legge quadro. La Camera ha di recente approvato le “nuove disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola ed agroalimentare con metodo biologico”  ed è passato il tutto alla Commissione agricoltura del Senato.

Le novità nel biologico

Diverse le novità che saranno introdotte per il biologico:

  • la riforma del sistema di certificazione,
  • i distretti biologici,
  • la ristorazione,
  • nuove risorse rivolte in esclusiva al Bio nazionale,
  • organizzazioni di produttori ecc.

La definizione “biologico” potrà essere applicata esclusivamente a prodotti biologici che rispettino pienamente la legge quadro, ad esempio si potrà definire “vino biologico” il prodotto derivato dalla lavorazione e trasformazione di uve raccolte da vigneti coltivati con metodo biologico, nel rispetto delle disposizioni di legge.

Sarà introdotto un logo nazionale valido per tutte le produzioni biologiche.

I sistemi di produzione biologica locale saranno definiti distretti biologici” solo se rispettano criteri definiti come: l’applicazione unica e totale del metodo biologico sulle diverse fasi di produzione, lavorazione e trasformazione del prodotto alimentare, sempre in conformità con la legge quadro di riferimento.

Le regioni individueranno determinate aree da destinare a “distretto biologico”, nelle quali non sarà ovviamente possibile adottare metodi di coltivazione diversa.

Il metodo biologico diverrà anche quello scelto per la gestione di aree dedicate al verde pubblico, ad esempio volto all’educazione scolastica.
Tra le mansioni delle Regioni vi sarà inoltre quello di favorire l’educazione alimentare, la promozione dei prodotti biologici anche a livello di ristorazione collettiva (mense scolastiche, aziendali, ospedaliere ecc).

Saranno attivi due fondi istituiti a favore della ricerca:
– Fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica e di qualità (3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010).
– Fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e di qualità (7 milioni di euro per l’anno 2008 e di 15 milioni di euro per l’anno 2009).

Per saperne di più sul biologico: http://ec.europa.eu/agriculture/organic/home_it

 

 GRUPPO MAURIZI CAMBIA SEDE

 

La nostra Azienda è cresciuta negli ultimi anni e la nostra sede crescerà con noi.

Per fare spazio a nuovi progetti, clienti e collaboratori, abbiamo scelto una sede più grande.

Da lunedì 20 giugno potrai trovarci nel nostro nuovo Headquarter a questo indirizzo:

 

Gruppo Maurizi s.r.l.

Via Pellaro 22, 00178 Roma

 

A partire da tale data tutti i campioni del laboratorio dovranno essere spediti e/o consegnati al nuovo indirizzo.

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