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Glutine: al via le nuove regole

By Sicurezza AlimentareNo Comments

L’intolleranza al glutine costituisce, non solo in Italia, una delle forme di intolleranza alimentare più diffuse, con un’incidenza sulla popolazione pari circa all’1%, ma il numero è in costante aumento sia per l’effettivo incremento di questa patologia, sia per il miglioramento delle tecniche diagnostiche.

La Comunità Europea, proprio a fronte di questo incremento e della maggiore attenzione del consumatore, ha emanato il Regolamento U.E.  n° 609/13 (un regolamento generale per tutti gli alimenti “speciali”) e il Regolamento U.E. n° 828/14 (relativo alle informazioni fornite ai consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in maniera ridotta negli alimenti).

Entrambi i Regolamenti si applicheranno a partire dal prossimo 20 Luglio 2016 ed è quindi doveroso fare il punto della situazione su quanto relativo agli alimenti destinati ai celiaci.

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Per chiarire alcuni concetti, il Ministero della Salute ha già da tempo pubblicato una nota (7 Luglio 2015) cui ha fatto seguito il Decreto Min. Sal. 17 Maggio 2016.

Il punto focale riguarda le definizioni che verranno modificate:

Dal 20/07/2016 non si potrà più parlare di alimenti “dietetici” (definizione già presente nel D.Lgs. 111/92 e riservata agli alimenti destinati ad una alimentazione particolare che fossero notificati al Ministero della Salute ai fini della rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale), ma gli alimenti “senza glutine” rientreranno nella categoria degli alimenti di uso comune, per i quali saranno però previste delle diciture accessorie per facilitarne il consumo da parte dei soggetti celiaci.

Permangono le diciture originarie; pertanto un alimento che presenti in etichetta la dicitura “senza glutine” dovrà avere un contenuto di glutine inferiore o uguale ai 20 mg/Kg, mentre un alimento etichettato “con contenuto di glutine molto basso” dovrà avere un contenuto di glutine inferiore o uguale ai 100 mg/Kg.

Le suddette diciture potranno essere integrate con una delle seguenti diciture accessorie:

  • Specificamente formulato per persone intolleranti al glutine
  • Specificamente formulato per celiaci

Entrambe riservate agli alimenti che siano stati espressamente lavorati per ridurre il tenore di glutine di uno o più ingredienti (utilizzare una farina deglutinata) o per sostituire gli ingredienti contenenti glutine con altri che ne sono naturalmente privi (utilizzare farina di mais o di riso al posto di quella di frumento).

Altre diciture accessorie consentite saranno:

  • Adatto alle persone intolleranti al glutine
  • Adatto ai celiaci

Entrambe riservate agli alimenti che non rientrino nell’ambito delle prime due diciture descritte.

Giova a questo punto ricordare, come ha fatto anche il Ministero, come la dicitura “senza glutine” (e di conseguenza le relative diciture accessorie) non possa essere utilizzata laddove ciò sia da ritenersi scontato, in osservanza dell’Art. 7 comma 1 lettara d) del Reg. U.E. 1169/11 “le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche…”

A suo tempo il Ministero prese come esempio di etichettatura non conforme, la diffusa tendenza ad apporre la dicitura “senza glutine” su un prodotto quale il latte, che ricade in pieno nella definizione appena riportata.

Le diciture accessorie di cui sopra sono considerate facoltative dal Regolamento U.E n° 828/14, tuttavia il Ministero della Salute, già da alcuni mesi, le sta richiedendo come obbligatorie per gli alimenti destinati ai celiaci che vengano notificati per il rimborso al S.S.N.

La spiegazione di questa apparente forzatura, ci viene dal recente Decreto Min. Sal. 17 Maggio 2016, nel quale il Ministero stesso spiega come il rimborso destinato alle persone affette da morbo celiaco possa essere richiesto a fronte dell’acquisto di prodotti che riportino le diciture:

  • Specificamente formulato per persone intolleranti al glutine
  • Specificamente formulato per celiaci

Quindi, la paventata scomparsa del rimborso per i soggetti affetti dal morbo celiaco, non si è verificata ma il Ministero della Salute ha opportunamente modificato il relativo Decreto per renderlo attuale rispetto alla normativa in vigore.

Segnaliamo che nulla cambia per quanto riguarda la procedura di notifica dei prodotti al Ministero della Salute da parte delle aziende, che potranno continuare a fare riferimento all’Art. 7 del D. Lgs. 111/92.

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Arriva in Italia il primo richiamo per presenza “accidentale” di glutine : ritirati prodotti Conad, Crai, Iper, Il Gigante e Sisa

By Sicurezza AlimentareNo Comments

Si tratta quest’anno del primo richiamo di prodotti normalmente destinati anche ai celiaci effettuato per “contaminazione accidentale da glutine” (la motivazione data dai gruppi della Grande distribuzione organizzata).

Negli anni passati non sono stati pochi i casi in cui è stata indicata in etichetta “per errore” la dicitura “senza glutine” con conseguente ritiro dei prodotti dal mercato.

  • il ragù fresco alla bolognese (200 grammi, tutte le scadenze fino al prossimo 11 luglio) e la salsa fresca ai funghi porcini (200 grammi, con scadenze fino al 16 luglio 2015 compreso) distribuiti da Conad,
  • il sugo ai funghi freschi (180 grammi, con scadenza fino al 15 luglio 2015) a marchio Crai,
  • il sugo ai funghi de Il Gigante (200 grammi, con scadenza fino al 13 luglio 2015),
  • la salsa ai funghi porcini e champignon (200 grammi, con scadenze fino al 4 luglio 2015) marchiata Iper e
  • il sugo ai funghi fresco (200 grammi, con scadenze fino al 13 luglio) a marchio Sisa.

In questi prodotti sono state rilevate tracce di glutine superiori a 20 parti per milione, livello massimo consentito per essere considerati alimenti a rischio per i soggetti celiaci.

Si tratta di sughi pronti realizzati dall’azienda Formec Biffi, per poi venderli a diversi gruppi della grande distribuzione organizzata, che li commercializzano con i loro marchi. La contaminazione, imprevista, ha riguardato il semilavorato di cipolle soffritte utilizzato per la preparazione dei sughi. Nei ragù la presenza di glutine accertata è di una certa entità: mai inferiore a ottanta parti per milione.

IN AMERICA SOTTO L’OCCHIO DEL CICLONE I PRODOTTI PER CELIACI: IN REALTA’ NON SONO “GLUTEN FREE”

By Sicurezza Alimentare2 Comments

Molti integratori probiotici reclamizzati “gluten free” prodotti per chi soffre di celiachia in realtà non lo sono. Lo dice un nuovo studio americano che ha dimostrato come molti dei prodotti commercializzati negli Stati Uniti contengono la sostanza stessa da evitare: il glutine.

I ricercatori  hanno verificato che pazienti celiaci che assumevano probiotici per combattere la celiachia in realtà peggioravano i sintomi. I ricercatori  della Columbia University hanno testato 22 prodotti probiotici pubblicizzati come senza glutine e trovato che il 55% contiene livelli rilevanti di glutine. Addirittura a volte alcuni prodotti raggiungono livelli di glutine fino a cinque volte superiori a 20 parti per milione, ossia i livelli massimi consentiti dalla FDA (Food and Drug Administration) per essere etichettati “gluten free”.

Peter Green, direttore del centro per la celiachia della Columbia University, afferma che molti degli integratori reclamizzati “gluten free” in realtà non lo sono e per questo consiglia a chi soffre di celiachia di non assumerli.

In Italia la diffusione di alimenti senza glutine è in forte aumento ed è quindi un’opportunità commerciale importante per le aziende produttrici ma occhio alla normativa per la produzione e commercializzazione dei prodotti gluten free, che nel nostro Paese è stringente sia per i requisiti che per l’etichettatura.

Il Ministero della Salute ha dato precise indicazioni per i prodotti senza glutine. Il produttore deve chiedere al Ministero una specifica autorizzazione e fornire tutte le specifiche informazioni previste.

Alimenti per celiaci, più controlli in arrivo

By Sicurezza Alimentare, VarieNo Comments

Crescono in Italia le diagnosi di celiachia e il numero di celiaci, ad oggi quasi 136 mila.

Ed in questo contesto, sempre più importante diventa il ruolo degli operatori della ristorazione, i quali devono sapere manipolare il cibo al fine di evitare contaminazioni di glutine.

Sono i dati del 2011 che appaiono nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia realizzata dalla Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione del Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Uno strumento per chi ne vuole sapere di più sulle novità scientifiche gli aggiornamenti epidemiologici nazionali che contiene anche una mappa sui centri accreditati di prevenzione, sorveglianza e diagnosi della celiachia.

Considerato il ruolo cruciale degli operatori della ristorazione, albergatori, laboratori artigianali quali pizza al taglio, gelaterie ecc, nella possibile contaminazione dei cibi con una sostanza come il glutine, il Ministero della Salute sottolinea l’importanza critica della formazione in materia di celiachia e prodotti senza glutine.

Il numero di corsi rivolti a ristoratori e albergatori dal 2010 al 2011 si è più che raddoppiato con un aumento del 25% degli operatori formati. Tra le regioni più attive ci sono Abruzzo, Campania e Piemonte.

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L’immissione in commercio dei prodotti dietetici senza glutine è subordinala alla procedura di notifica dell’etichetta al Ministero della Salute, ai sensi del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n.111. Alla conclusione favorevole di tale procedura segue l’inserimento del prodotto nel Registro Nazionale dei prodotti erogabili a carico del SSN. Ad iter di inserimento concluso, l’Azienda interessata può apporre sull’etichetta del prodotto il logo.

In materia di etichette di prodotti alimentari e alimenti per celiaci, la normativa prevista a livello europeo (Regolamento CE 41/2009 del 20 gennaio 2009) con la quale , tutti gli Stati Membri si sono allineati sul contenuto di glutine accettabile e sulla dicitura da utilizzare in etichetta e in pubblicità, è stata alleviata nel nostro Paese in seguito alle direttive ministeriali.

La normativa europea prevede che per essere immessi in commercio tutti i prodotti alimentari, esclusi gli alimenti per lattanti, accanto alla denominazione di vendita del prodotto devono avere la dicitura «con contenuto di glutine molto basso» se il contenuto di glutine non supera 100 mg/kg e  «senza glutine» se il contenuto di glutine non supera 20 mg/kg.

Successivamente il Ministero della Salute, con la Circolare 5 novembre 2009 (Linee di demarcazione tra integratori alimentari, prodotti destinati ad una alimentazione particolare e  alimenti addizionati di vitamine e minerali – Criteri di composizione e di etichettatura di alcune categorie di prodotti destinati ad una alimentazione particolare), ha reso la dicitura “senza glutine” volontaria, così come quella “può contenere tracce di glutine” , utilizzata dalle aziende per indicare una potenziale presenza di glutine per contaminazione accidentale.

In sostanza indicare la presenza di glutine è lasciato alla sensibilità e interesse delle aziende verso i celiaci.

Queste aziende produttrici che vogliono forgiarsi in etichetta di prodotto “senza glutinedevono garantire sia l’assenza di ingredienti derivati da cereali contenenti glutine sia l’assenza di potenziali fonti di contaminazione durante il processo produttivo.

Questo significa adeguare il proprio piano di autocontrollo al fine di garantire che il tenore residuo di glutine non superi i 20 ppm. Nello stesso piano infatti dovrà essere previsto il punto di controllo relativo al glutine in particolare nel punto di entrata delle materie prime impiegate, nelle fasi di stoccaggio, durante il processo produttivo vero e proprio e nella sanificazione e pulizia dell’impianto/linea con relative modalità di controllo dei singoli punti critici e gestione delle eventuali non conformità.

Non è invece possibile indicare  “non contiene fonti di glutine”, dicitura prima ammessa per i salumi e i gelati in vaschetta di produzione industriale, che va sostituita con quella “senza glutine”.

I prodotti “naturalmente senza glutine” ossia quelli non contenenti glutine e non trasformati, come frutta, verdura, carne, pesce, latte, uova, non potranno utilizzare il claim “senza glutine” che, per loro natura, non necessitano di dichiarare l’assenza di glutine.

E’ intenzione del Ministero della Salute avviare una revisione dei prodotti.

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